Cannes, medici e infermieri star sulla Croisette: "Non chiamateci eroi"
dalla nostra inviata Anais Ginori , dalla nostra inviata Anais GinoriSono stati gli eroi nella trincea contro il virus, applauditi da finestre e balconi durante il primo lockdown. A battere le mani per loro saranno adesso gli spettatori delle sale di cinema. Medici e infermieri conquistano il grande schermo in questo festival in cui tutto si mischia. Il Palais è anche centro vaccinazione. Gli accrediti per andare a vedere un film devono essere accompagnati da test o pass sanitari.
La rivelazione de La fracture è l'infermiera trentenne Aïssatou Diallo Sagna che lavora al pronto soccorso dell'ospedale Peupliers, nel tredicesimo arrondissement di Parigi. Diallo ha fatto la montée des marches insieme a Valeria Bruni Tedeschi e Marina Foïs dopo aver trascorso un anno in prima linea contro il Covid. Fotografa la situazione negli ospedali francesi in modo drammatico. "C'è una mancanza di risorse, ma pesa anche l'aggressività della gente. Pensano che tutto sia dovuto. Ci dicono: 'Noi …
Sono stati gli eroi nella trincea contro il virus, applauditi da finestre e balconi durante il primo lockdown. A battere le mani per loro saranno adesso gli spettatori delle sale di cinema. Medici e infermieri conquistano il grande schermo in questo festival in cui tutto si mischia. Il Palais è anche centro vaccinazione. Gli accrediti per andare a vedere un film devono essere accompagnati da test o pass sanitari.
La rivelazione de La fracture è l'infermiera trentenne Aïssatou Diallo Sagna che lavora al pronto soccorso dell'ospedale Peupliers, nel tredicesimo arrondissement di Parigi. Diallo ha fatto la montée des marches insieme a Valeria Bruni Tedeschi e Marina Foïs dopo aver trascorso un anno in prima linea contro il Covid. Fotografa la situazione negli ospedali francesi in modo drammatico. "C'è una mancanza di risorse, ma pesa anche l'aggressività della gente. Pensano che tutto sia dovuto. Ci dicono: 'Noi paghiamo l'ospedale'. Lavoriamo ore sotto ai neon, nel rumore, tra gli allarmi. A volte, sono a casa e ho l'impressione di sentire l'allarme". Nel film di Catherine Corsini appare anche l'infermiera Caroline Estremo diventata un'umorista di successo, facendo spettacoli di stand up in giro per la Francia e firmando vari libri nei quali riesce a trovare i momenti più comici della sua routine, l'ultimo è intitolato Sala d'attesa.
Gabriel Sara ha contribuito alla stesura del film, trasformandolo in un inno alla vita grazie al suo approccio umano e onesto. Bercot l'ha seguito durante le fasi di preparazione. A differenza di altri medici, dice la regista, l'oncologo americano di origini libanesi non vuole mai nascondere la verità, sostiene che bisogna sempre essere sinceri nella diagnosi per "impegnarsi insieme nella battaglia, allo stesso livello". I dialoghi tra lui e Magimel, quando scopre di avere un tumore incurabile al pancreas, sono fedeli alla realtà. Così come le serate di ballo organizzate nei reparti di chemioterapia e i "breakfast" con le infermiere (una Cécile de France pudica e malinconica) per liberare emozioni, sensi di colpa o di impotenza tra chi deve affrontare la morte ogni giorno.
"Sono contrario allo stoicismo" confida l'oncologo presente alla Croisette con un'allegria travolgente. "Non chiamateci eroi", ripete. La prima scena del film racconta proprio dei pianti e delle ferite psicologiche del personale medico. "È sbagliato avere paura di essere tristi o esprimere emozioni. Se il paziente sente empatia con il medico allora trasformerà il suo rapporto nella malattia". A rendere ancora più forte l'alchimia del film c'è il fatto che nel novembre 2019 Deneuve si è sentita male durante le riprese, proprio nell'ospedale di banlieue usato per il set. L'attrice, colpita da un'ischemia, ha ricevuto subito le prime cure. Poi è arrivata la pandemia che ha fermato di nuovo la lavorazione. E Sara è rimasto bloccato nel suo reparto a New York. "Il Covid" dice, "è un mostro. Io e un altro collega che viene dal Libano abbiamo avuto l'impressione di rivivere la guerra".