Cannes, quei figli forti che sorreggono padri e madri
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosQuante speranze e quanti fardelli il cinema consegna ai figli. A voler cercare un filo rosso nell’ampia e variegata schiera di film in questa edizione di Cannes nel guado della pandemia, lo si rintraccia in storie intime più che negli affreschi monumentali. E non solo perché in questo festival dimezzato mancano le grandi produzioni. C’è voglia di raccontare, ma anche di guardare, storie di famiglia. Si mettono al centro rapporti tra padri (e madri) e figli, in cui spesso ai ragazzi si affida il compito di sorreggere e guidare i genitori, malati nel corpo o nello spirito, in un rovesciamento dei ruoli. Tocca a loro risolvere i problemi, disegnare il futuro su piccola o larga scala, che si tratti dei conti casalinghi o della salvezza del pianeta. Sono opere concepite e realizzate spesso prima — qualcuna durante — la clausura, condizione che ha intensificato, a volte fatto riscoprire a volte esplodere, i legami affettivi.
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Quante speranze e quanti fardelli il cinema consegna ai figli. A voler cercare un filo rosso nell’ampia e variegata schiera di film in questa edizione di Cannes nel guado della pandemia, lo si rintraccia in storie intime più che negli affreschi monumentali. E non solo perché in questo festival dimezzato mancano le grandi produzioni. C’è voglia di raccontare, ma anche di guardare, storie di famiglia. Si mettono al centro rapporti tra padri (e madri) e figli, in cui spesso ai ragazzi si affida il compito di sorreggere e guidare i genitori, malati nel corpo o nello spirito, in un rovesciamento dei ruoli. Tocca a loro risolvere i problemi, disegnare il futuro su piccola o larga scala, che si tratti dei conti casalinghi o della salvezza del pianeta. Sono opere concepite e realizzate spesso prima — qualcuna durante — la clausura, condizione che ha intensificato, a volte fatto riscoprire a volte esplodere, i legami affettivi.
Genitori che, fino all’ultimo, pesano sulle spalle dei figli. François Ozon in Tout s’est bien passé (“È andato tutto bene”) racconta di un commerciante d’arte, padre egoista e disattento che si è goduto la vita e che ora — malato — impone alla figliala gestione della sua eutanasia in Svizzera, senza curarsi dei rischi.
Padri peccatori in cerca di un riscatto non sempre possibile. In La ragazza di Stillwater di Tom McCarthy, Matt Damon è un uomo dal passato turbolento e dal cattivo carattere che fa di tutto per salvare la figlia adolescente, reclusa in carcere a Marsiglia, una giovane che forse ha le sue stesse tare. Il discorso si amplifica per Sean Penn che dirige e interpreta, in Flag day, John Vogel, il criminale realmente esistito la cui vita è stata funestata da un intenso e tormentato rapporto con la figlia. In questo ruolo Penn ha scelto la sua, di figlia, Dylan (ma c’è anche il secondogenito Hopper), da cui si immagina lui stesso abbia parecchio da farsi perdonare. Il tema ricorre anche declinato nel genere: thriller, musical, horror: Titane della promettente regista francese Julia Ducorneau — uscito nelle sale francesi ha provocato fughe e malesseri tra gli spettatori — racconta di una ragazzina che ha odiato il padre, è diventata un’assassina e ora ne trova un altro, in un pompiere, che in lei vuole riconoscere il figlio perduto.
Ai tempi della generazione-Greta Thunberg non poteva mancare la storia di un ragazzino che vende oggetti e gioielli dei genitori, si scoprirà per finanziare un movimento ambientalista, e mettersi al servizio della salvezza del pianeta: è La croisade di Louis Garrel.
La fotografia d’insieme di una generazione dalla forza vitale e l’immaginario inquinato — a cui più di ogni altra la clausura ha condizionato futuro e possibilità — la regala Futura del trio Alice Rohrwacher, Pietro Marcello e Francesco Munzi. Un’inchiesta dei ragazzi di tutta Italia sul tema del futuro che è una chiamata alla responsabilità degli adulti.