Cannes, la Francia alla specchio nei film sulla Croisette
dalla nostra inviata Anais Ginori , dalla nostra inviata Anais GinoriCannes. Un festival che nasce e finisce all'insegna dello sciovinismo. Si è aperto con il grande ritorno dell'enfant terrible Leos Carax e la sua commedia glam rock Annette e si è concluso con il trionfo della nuova "Tarantino francese", come scrivono i media d'Oltralpe, la trentenne Julia Ducournau, Palma d'Oro per il body-horror Titane. In mezzo c'è stato di tutto, forse troppo per alcuni critici, e anche se i cineasti di casa hanno occupato molto spazio, non è stato un festival autarchico. Cannes resta una delle più grandi vetrine della cinematografia internazionale, questa volta più sullo schermo che in presenza: assenti gran parte degli americani e degli asiatici, Covid oblige. L'affluenza è stata al 60 per cento rispetto all'epoca pre-pandemia. "È già stato un miracolo riuscire a fare il festival" ricorda ora il delegato generale Thierry Frémaux, inseguito da voc…
Cannes. Un festival che nasce e finisce all'insegna dello sciovinismo. Si è aperto con il grande ritorno dell'enfant terrible Leos Carax e la sua commedia glam rock Annette e si è concluso con il trionfo della nuova "Tarantino francese", come scrivono i media d'Oltralpe, la trentenne Julia Ducournau, Palma d'Oro per il body-horror Titane. In mezzo c'è stato di tutto, forse troppo per alcuni critici, e anche se i cineasti di casa hanno occupato molto spazio, non è stato un festival autarchico. Cannes resta una delle più grandi vetrine della cinematografia internazionale, questa volta più sullo schermo che in presenza: assenti gran parte degli americani e degli asiatici, Covid oblige. L'affluenza è stata al 60 per cento rispetto all'epoca pre-pandemia. "È già stato un miracolo riuscire a fare il festival" ricorda ora il delegato generale Thierry Frémaux, inseguito da voci impazzite su possibili cancellazioni. Alla fine il tappeto rosso ha avuto la sua parte di sfarzo e glamour, il virus non ha dilagato (una settantina di casi in dieci giorni) e in una selezione abbondante e disuguale il cinema è tornato protagonista.
Sulla Croisette, la Francia ha aperto finestre sul mondo ma ha passato anche molto tempo a guardarsi allo specchio. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali, è sfilata la rabbia in piazza ne La Fracture di Catherine Corsini, con i gilet gialli del film che sono tornati a manifestare nella realtà contro l'obbligo del green pass deciso da Emmanuel Macron lunedì scorso. Il lasciapassare sanitario (già in vigore per entrare nel Palais ma non in altre sale cannensi) da mercoledì sarà esteso agli oltre seimila cinema francesi con il rischio di rovinare l'auspicato traino del festival.
È un paese dilaniato sulle questioni etiche, diviso sul fine vita come testimoniano due pellicole con approcci opposti, quella di François Ozon (Tous s'est bien passé) favorevole al suicidio assistito, con Sophie Marceau che aiuta il padre André Dussolier ad andarsene, mentre Emmanuel Bercot (De son vivant) ritrae un progressiva e naturale morte del protagonista Benoît Magimel accudito fino alla fine dalla madre Catherine Deneuve. Non è mancata la critica delle élite, in un paese in cui l'ascensore sociale è bloccato. Bruno Dumont ha puntato sul cinismo e la vanità dei media con la giornalista vedette Léa Seydoux, assente dalla montée des marches causa Covid. Nella commedia romantica in bianco e nero di Jacques Audiard (Les Olympiades) una giovane cinese diplomata alla prestigiosa Sciences Po si ritrova a fare la cameriera e un trentenne che vorrebbe fare il professore è costretto a lavorare in un'agenzia immobiliare. L'ecologia si è conquistata un posto al sole, con una nuova sezione che ha incluso la spedizione di bambini per creare un mare nel deserto immaginata da Louis Garrel (La Croisade) a quella vera nel Tibet dello scrittore Sylvain Tesson (La Panthère des neiges), fino al giro del mondo nel documentario di Cyril Dion (Animal) sul rischio di una sesta estinzione della specie.
Louis Garrel e Laetitia Casta per la prima volta insieme a Cannes con un film sull'ambiente
Nonostante la seconda Palma d'oro femminile nella storia del festival, il tema della presenza delle donne nel cinema francese continuerà a tenere banco nei prossimi mesi. L'associazione 50/50 ha presentato nuove iniziative, i membri dell'Académie des César sono stati completamente rinnovati all'insegna della parità, con la nuova presidente Véronique Cayla. Anche Cannes potrebbe avere una donna ai vertici, con la successione l'anno prossimo dell'attuale presidente Pierre Lescure.
"Il festival è entrato in una nuova èra" commenta il giornalista Xavier Monnier che ha pubblicato il libro-inchiesta Cannes Confidentiel. È in corso una ridefinizione sia dal punto della macchina finanziaria - alla ricerca di nuovi sponsor e sovvenzioni - sia nella trasparenza della governance dell'Affif (Association Française du Festival International du Film) che riunisce produttori, distributori, enti locali e altre istituzioni. Un altro punto interrogativo è il futuro del mercato dei film che un tempo macinava 800 milioni di dollari di acquisti ma nell'attuale versione ibrida ha avuto meno della metà delle presenze fisiche dei distributori, con l'ombra delle piattaforme che continua ad alimentare incertezze anche se il braccio di ferro con Netflix, Amazon e gli altri giganti americani è in fase di risoluzione: dal 1 luglio dovranno contribuire al sistema francese di finanziamento delle pellicole. Nel bene o nel male, la Francia vuole continuare a essere un'eccezione.