Festa di Roma, 'Renée Zellweger è Judy Garland. Il regista: "Oltre la star, volevamo raccontare la donna fuori dal palco"
Chiara Ugolini
Nelle sale il 16 gennaio, il regista Rupert Goold porta sul grande schermo la vita di Judy Garland raccontando la donna dietro il mito. A interpretarla, l'attrice che potrebbe vincere un Oscar
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Lì alla fine dell'arcobaleno non ci sono uccelli blu che cantano, né tutti i sogni che hai sognato in una ninnananna. Arriva alla Festa di Roma Judy, il biopic dedicato a Judy Garland, alla stella bambina de Il mago di Oz o di Incontriamoci a St. Louis, che qui viene raccontata alla fine della sua carriera, quando sei mesi prima di morire a soli 47 anni accettò di fare una serie di concerti nella Swinging London del 1968. Distrutta dalla dipendenza da alcol e pasticche, madre separata alla continua ricerca di un posto dove crescere i figli più piccoli (mentre Liza Minnelli si vede solo in una scena ad una festa di Hollywood), Judy arriva in Inghilterra con la speranza di guadagnare abbastanza per poter vincere la battaglia per la custodia dei suoi ragazzi.
Renée Zellweger è Judy Garland nel biopic 'Judy'
Sarà nelle sale italiane il 16 gennaio, per la sua interprete Renée Zellweger si parla già di nomination all'Oscar, il film dell'inglese Rupert Goold (una carriera di musical nei teatri inglesi) si concentra su due momenti della vita di Judy Garland: quel punto di non ritorno sul set de Il mago di Oz, dove tutto è finto anche la festa per i suoi sedici anni che compirebbe due mesi dopo, e quell'ultima tournée inglese.
"Ho scelto questi due momenti - spiega Goold - perché alla fine della sua vita, quando si trova lontana da casa incontra tanti estranei e mi ha ricordato in qualche modo quello che ha vissuto all'inizio della sua carriera. Tutta la sua vita è stata determinata dal fatto che questa ragazza che per ironia era la bambina di tutti non ha avuto un'infanzia normale e mi piaceva raccontare la sua battaglia per cercare di dare un'infanzia normale ai suoi figli. Lei e Shirley Temple sono state le prime a fare le spese di quel sistema di studios che sfruttava il talento, quello con il produttore Louis B. Meyer è il rapporto che l'ha più danneggiata".
Renée Zellweger è Judy Garland e canta 'Over the rainbow'
Il film è tratto da uno spettacolo teatrale che si concentrava soprattutto sulla parte sul palco di quell'esperienza al The Talk of the Town di Londra, Goolde ha voluto soffermarsi invece sulla parte off stage. "Non ci interessava raccontare la diva che viveva nella performance, volevamo mostrare la madre single che aveva da occuparsi di tante cose come tante donne fanno al giorno d'oggi. O l'artista che vede il suo strumento principale, la voce, affievolirsi e deve puntare tutto su qualcos'altro, la sua anima".
E per questo che Goolde ha voluto che Zellweger cantasse tutte le canzoni e cercasse di fare a meno il più possibile di elementi prostetici, limitandosi alle lenti a contatto, una parrucca, il trucco. "Qualche canzone è persino registrata live - ha raccontato il regista - ma senza che Renée lo sapesse perché era molto nervosa. Ma anche Judy Garland non era perfetta alla fine della sua carriera, le ho detto 'voglio vedere nei tuoi occhi e nel tuo cuore anche perché non canterai mai come lei, quel che conta è il suo spirito'. Sarà perché vengo dal mondo teatrale ma credo che se tu vai a vedere Shakespeare non vai a vedere Amleto, vai a vedere un attore che interpreta Amleto".
Il film oltre che sulla pièce è basato sulla testimonianza di Rosalyn Wilder che era la persona assunta dal teatro per occuparsi di Judy durante il suo soggiorno londinese. "La maggior parte della storia è accurata, la scena in cui il pubblico canta con lei è successa veramente - spiega il regista - abbiamo romanzato qualche elemento come la cena con i fan ma sappiamo che passava molto tempo con chi veniva a vederla, chi veniva a salutarla all'uscita degli artista o beveva con loro. Con Rosalyn in quei mesi si era creata una vera amicizia, lei ci è stata di grande aiuto".
Le figlie, Liza Minnelli e Lorna Luft, hanno detto che non vedranno il film perché potrebbe essere troppo doloroso e perché pensano che il pubblico che vuole ricordare Judy Garland può semplicemente vedere i suoi film. "Mi spiace che non lo vedano e sono convinto che se lo facessero capirebbero che il film vuole essere una celebrazione, ma capisco anche le loro ragioni - ha detto il regista - Probabilmente neppure io vedrei un film su mia madre".