Festa di Roma, Konchalovsky e 'Il furore di Michelangelo' tra genio e caos

Evento speciale di chiusura, il kolossal ripercorre alcuni momenti di vita dell'artista interpretato da Alberto Testone. Il regista: "Non è un film su uno scultore ma su un essere umano molto nervoso, difficile, egoista e anche tenero, che è vissuto nel Rinascimento. Si dà il caso poi che fosse anche un genio"

3 minuti di lettura
Michelangelo secondo Andrei Konchalovsky. Alla Festa di Roma è di scena, evento speciale di chiusura, Il peccato - Il furore di Michelangelo. Una sorta di kolossal, 14 settimane di riprese in Italia, che ripercorre alcuni momenti della vita dell'artista. Non un biopic ma una visione nel senso medievale del termine. A interpretare Michelangelo è Alberto Testone. "Il problema di un film su Michelangelo - spiega il regista - era che è una figura che conoscono tutti. La sua biografia è nota a tutti, bugie non ne puoi dire. Ho dovuto concentrami su alcuni momenti della sua vita, anche perché penso che le biografie al cinema siano generalmente molto noiose".


"La scintilla scatenante per me - prosegue Konchalovsky - è stata che Michelangelo conoscesse a memoria la Divina Commedia, come Roberto Benigni. Ho iniziato a pensare: cosa avrebbe detto Dante sulla vita di Michelangelo. Perciò ho scelto la parola visione, perché non è un racconto cronologico, sono momenti caotici della sua vita, e questo mi ha consentito di indulgere e realizzare quello che volevo. Però so di essere sotto lo sguardo critico e scrupoloso dei profondi conoscitori della vita di Michelangelo e mi sono dovuto attenere il più possibile alla verità dei fatti della sua vita. In realtà questo non è un film su uno scultore, ma su un essere umano molto nervoso, difficile, egoista, incentrato sul proprio ego ma anche tenero, che è vissuto nel Rinascimento. Si dà il caso poi che fosse anche un genio. E questo è quanto".

Racconta Alberto Testone, attore di teatro "Essere stato scelto dal maestro è stato come essere investito da un treno. Un'esperienza magica che non dimenticherò mai. Ho cercato di seguire ogni giorno la sua lezione". Andrei Konchalovsky racconta di averlo scelto "Per la somiglianza e quel naso che sembra rotto. Secondo me Pasolini somigliava a Michelangelo, ho chiesto qualcuno che somigliasse a Pasolini e Testoni lo aveva interpretato. Gli addetti al casting continuavano a presentarmi attori famosi, io invece preferivo qualcuno che fosse somigliante e sconosciuto per favorire l'identificazione. Alberto fa l'attore, per fortuna, ma lo avrei scelto anche se avesse fatto un altro lavoro". Stesso discorso vale per i carraresi che lavorano alle cave "facce come le loro non le trovi negli elenchi delle agenzie di casting e invece sono fondamentali nella loro verità, specie perché io non sono italiano. Con il blocco di marmo e Michelangelo sono loro il terzo protagonista del film, che anche per questo considero una visione". 


Sullo sfondo della vicenda artistica e umana di Michelangelo c'è un Rinascimento visto poco al cinema, col suo realismo e il suo odore. "Siamo talmente lontani dal sedicesimo secolo che è difficile immaginarlo, ma in troppi kolossal non sentivo l'odore della realtà. Solo fino a cento anni fa il rumore che si sentiva nelle strade erano gli zoccoli dei cavalli, l'odore del loro sterco. Ma non volevo rendere esotico il film. Piuttosto invece, naturale per il pubblico. Volevo interessare chi non conosce Michelangelo, chi lo confonde con un profumo così come Mozart oggi è anche palle di cioccolato o caramelle. Vorrei che il pubblico s'innamorasse del personaggio. Amo i miei protagonisti. Tutti noi amiamo non in base a chi è buono o cattivo, ma all'energia che ci comunica. Michelangelo era affascinante, interessante, difficile, tremendo, insopportabile, avido. Un uomo che fa i trucchetti e si muove all'italiana per vie traverse e non diritto. Ma è bello perché questo lo rende umano. Questi difetti li condivido, con lui condivido non il talento ma i suoi difetti", racconta il regista russo, Leone d'argento a Venezia nel 2016 con Paradise e nel 2014 con Le notti bianche del postino.

Il regista affronta anche il tema della libertà dell'artista, mettendo in scena il contrasto tra la "rozzezza" dell'uomo e la bellezza "divina" della sua arte. "Non credo ci si ricordi che un artista è un servitore. Esiste un falso orgoglio rispetto alla libertà dell'artista. Gli artisti devono guadagnare come tutti gli altri. Anche io in Unione Sovietica lavoravo su commissione. Ma non è la libertà che crea i capolavori. I capolavori sono creati anche in assenza di libertà. Oggi c'è tanta libertà ma non vedo in giro tantissimi capolavori. Quello che cercava Michelangelo era l'occasione di lavoro". 

Una parte del film è stata mostrata da Putin a Mosca al premier Conte in visita. "Ho ricevuto una chiamata mentre stavo ancora lavorando al film, ho messo insieme venti minuti che sono stati mostrati. Poi dopo a fine film mi hanno chiesto il dvd che ho saputo poi era per il Papa, mi pare una cosa bella che di certo non danneggerà il film". Costato 14 milioni di euro, prodotto dalla Jean Vigo di Elda Ferri ("abbiamo portato la troupe a vedere i lavori di Michelangelo con esperti che lo raccontavano") e da Rai Cinema (Paolo Del Brocco: "Fa parte del servizio pubblico produrre un film come questo"), Il peccato arriva in sala il 28 novembre con 01.