Festa di Roma, Jessica Chastain: "Il cinema è provocazione, cambiare il punto di vista"
di Arianna Finos , di Arianna FinosC’è una ragazzina dalla faccia impertinente che sbircia dalla finestra dentro una piccola chiesa pentecostale del Minnesota. Siamo nel 1952. Dentro la madre suona, c’è anche il resto della famiglia. Tammy no, perché è figlia di un precedente matrimonio e ricorderebbe alla comunità che la madre è divorziata. Qualche giorno dopo la ragazzina entra nella chiesa, davanti al crocefisso, bevuto dal calice, Tammy viene presa da un raptus spirituale violento che esalta la comunità, finalmente in grado di accettarla. Inizia così la parabola raccontata in Gli occhi di Tammy Faye, quella bimba da adulta ha il volto di Jessica Chastain che con la prontezza di spirito e la consapevolezza di quanto sia gradito dai fedeli un po' di esibizionismo, diventerà una delle più famose predicatrici degli Stati Uniti, poi protagonista di un clamoroso scandalo.
Una storia, vera, di tele evangelismo degli anni Settanta e Otta…
C’è una ragazzina dalla faccia impertinente che sbircia dalla finestra dentro una piccola chiesa pentecostale del Minnesota. Siamo nel 1952. Dentro la madre suona, c’è anche il resto della famiglia. Tammy no, perché è figlia di un precedente matrimonio e ricorderebbe alla comunità che la madre è divorziata. Qualche giorno dopo la ragazzina entra nella chiesa, davanti al crocefisso, bevuto dal calice, Tammy viene presa da un raptus spirituale violento che esalta la comunità, finalmente in grado di accettarla. Inizia così la parabola raccontata in Gli occhi di Tammy Faye, quella bimba da adulta ha il volto di Jessica Chastain che con la prontezza di spirito e la consapevolezza di quanto sia gradito dai fedeli un po' di esibizionismo, diventerà una delle più famose predicatrici degli Stati Uniti, poi protagonista di un clamoroso scandalo.
Una storia, vera, di tele evangelismo degli anni Settanta e Ottanta è raccontata nel film che apre la Festa di Roma, accompagnato dalla protagonista. Tammy Faye, insieme al marito Jim Bakker (Andrew Garfield), costruirà un impero dell’intrattenimento cristiano e un business multimilionario che collasserà dopo la rivelazione di molti scandali sessuali e finanziari del predicatore. Malgrado le truffe del marito, e i suoi taciti silenzi, Tammy è capace di conservare negli anni una parte di sincerità, almeno questa la tesi del film di Michael Showalter. Jessica Chastain, che sfoggia una voce da Betty Boop è sempre più coperta da strati di trucco, ciglia finte, sopracciglia e labbra tatuate, prostetica negli anni in cui è sempre più appesantita, anche psicologicamente, da dolori e farmaci, mentre il marito la trascura e la tradisce, costruisce parchi tematici e un canale da 20 milioni di fedeli che lui chiama partner, esibisce ogni gioia e dolore famigliare in diretta per aumentare i fondi da investire. Garantendosi la ricchezza e gli agi, perché dopo tutto “Gesù non ama la povertà”.
Una prova riuscita per l'attrice, 44 anni, già candidata due volte volte agli Oscar e vincitrice del Golden Globe come miglior attrice nel film Zero dark thirty. Che è anche produttrice del film, come racconta nell'incontro all'Auditorium, raggiante in un abito azzurro che mette in risalto l'incarnato pallido e il rosso dei capelli sciolti. "Conoscevo la storia di Tammy solo attraverso il racconto dei media, negli anni, le copertine dei tabloid. Poi nello stesso anno in cui giravo Zero dark thirty con Kathryn Bigelow, ho visto il documentario su di lei, ho chiamato il mio agente e ho chiesto di comprare i diritti. È stato un viaggio lunghissimo poter raccontare la storia di questa donna. Volevo andare oltre la superficie, oltre la maschera di ironia e scherno che le avevano dato i media". Per questo si è messa in contatto con i figli della coppia, un maschio e una femmina. "Non è stato facile conquistare la loro fiducia, hanno avuto tante cicatrici nell'essere esposti fin da giovanissimi alle critiche dell'opinione pubblica. Ho spiegato loro che non avevo intenzione di fare un film, come spesso fa il cinema hollywoodiano, che prende in giro la religione". Anche perché l'attrice crede nella fede di Tammy, scomparsa nel 2007. "Lei era convinta che la sua vicenda fosse un disegno di dio, cresceva in qualcosa di più grande, quando chiudeva gli occhi pregando pensava di sentire lo spirito. Io non sono in grado di giudicarla, credo che fosse sincera nella fede, sentisse una connessione forte. La sua ossessione era che tutti sentissero quello che per lei era amore. Per questo è importante, nel film, la scena iniziale nella chiesa. Lei era l'incarnazione della vergogna, del divorzio della madre. Con la sua esternazione viene accettata, non so se perché sente di essere scelta dallo spirito o per la gioia di essere accettata. Conosceva la solitudine e voleva che tutti sentissero l'incarnazione dell'amore. Sul set a volte l'ho amata, altre odiata, non l'ho mai giudicata". Non è stato facile diventare Tammy "ho visto moltissimi video, sono partita dal suo aspetto esteriore, il trucco, il modo di muoversi, quella voce da Betty Boop, per capire cosa provava in quei momenti, per arrivare al suo interno, trovare un punto di connessione, che è quel che faccio con tutti i personaggi". Non ha incontrato il marito della donna, "perché volevo che il punto di vista fosse quello di Tammy e non dell'uomo che l'aveva schiacciata con la sua personalità".
Tra le interpretazioni della sua carriera spicca il film girato con Kathryn Bigelow, Zero dark thirty, in cui è l'agente che è riuscita a trovare Osama Bin Laden. "Ho amato lavorare con Kathryn, ho studiato tantissimo per prepararmi al personaggio, ho passato molto tempo con la vera protagonista della storia. Anche se tutto questo ormai sembra una vita fa. Ricordo che era ossessionata, e che fui scioccata di come non si fosse compreso nella Cia pienamente il valore delle donne, la capacità di vedere il quadro d'insieme e non solo i dettagli analitici. Credo che molto sia cambiato da allora da questo punto di vista".
L'attrice ha portato alla scorsa Mostra di Venezia, e poi su Sky, la serie la serie Scene da un matrimonio, in cui ha affiancato l'amico di scuola Oscar Isaacs, con cui aveva girato anche 1981: Indagine a New York, ancora una volta del ruolo di marito e moglie. "Lavorare in modo così intimo con qualcuno che conosci bene da una parte ti aiuta, ti esalta, tra noi c'è sintonia totale, ricordo a un talk show io sapevo esattamente quale battuta stesse per fare. Tuttavia in una storia così questo rapporto profondo dei personaggi a volte mi spingeva a chiedermi quale fosse il confine tra Oscar e il personaggio perciò penso che per un po' non lavoreremo insieme". Ha lavorato con un altro vecchio amico però in un altro biopic, la serie sulla cantante country Tammy Wynett nella sua storia d'amore con George Jones, "non mi sento a mio agio quando canto, e mi piace mettermi nelle situazioni in cui non sono a mio agio", racconta.
Il momento più emotivo dell'incontro è dopo che sullo schermo è passata una sequenza di L'albero della vita di Terrence Malick, una scena in cui è una madre che corre e gioca con i suoi ragazzi. Si accendono le luci e scorrono le lacrime sul bel viso "non rivedevo il film da dieci anni. È stato emozionante. Quel set mi ha insegnato tanto non solo come attrice ma come essere umano, sull'amore, la grazia, la bontà, il perdono. Tutte le qualità che ammiro e che Terry incarna come persona. Avevo fatto tante ricerche prima del film, ma sul set ho imparato a vivere la bellezza del momento, mi sono aperta come essere umano. Non lo considero un film ma un poema visivo".