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'Ghostbusters: Legacy', Jason Reitman: "Di nuovo a caccia di fantasmi, fluttuanti e anche metaforici"

Il film apre Alice nella città è sarà in sala dal 18 novembre. Il regista: "Non è un film che parla di nostalgia, guarda al modo in cui gestiamo il passato"
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Sono passati trentasette anni da quando Ghostbusters di Ivan Reitman è diventato un blockbuster di grande successo, inaugurando un fenomeno, generazione dopo generazione, dii giocattoli, cartoni, videogiochi, un sequel e persino un reboot al femminile (da molti considerato imbarazzante). Con Legacy, film che apre Alice nella città in un'anteprima europea del film, in sala dal 18 novembre con Warner, il figlio Jason si riallaccia al classico senza inglobare nessuna delle appendici di questi anni, cita molte delle battute principali del film originale, ma con personaggi diversi e ambientazioni diverse.

Una scena del film del 1984 di Ivan Reitman 

La storia prende il via quando Egon Spengler (interpretato originariamente dal compianto Harold Ramis) muore nella piccola città di Summerville, da solo e in misteriose circostanze soprannaturali. La sua …

Sono passati trentasette anni da quando Ghostbusters di Ivan Reitman è diventato un blockbuster di grande successo, inaugurando un fenomeno, generazione dopo generazione, dii giocattoli, cartoni, videogiochi, un sequel e persino un reboot al femminile (da molti considerato imbarazzante). Con Legacy, film che apre Alice nella città in un'anteprima europea del film, in sala dal 18 novembre con Warner, il figlio Jason si riallaccia al classico senza inglobare nessuna delle appendici di questi anni, cita molte delle battute principali del film originale, ma con personaggi diversi e ambientazioni diverse.

Una scena del film del 1984 di Ivan Reitman 

La storia prende il via quando Egon Spengler (interpretato originariamente dal compianto Harold Ramis) muore nella piccola città di Summerville, da solo e in misteriose circostanze soprannaturali. La sua proprietà fatiscente è stata lasciata in eredità alla figlia mai vista prima, Callie (Carrie Coon), una madre single che alleva un adolescente dispensatore di sarcasmo di nome Trevor (Finn Wolfhard, "Stranger Things) e un giovane genio scientifico di nome Phoebe (Mckenna Grace, Malignant) che ha preso tutto dal nonno mai conosciuto.

Paul Rudd 

Pieni di debiti, tornano nella vecchia casa di Egon e scoprono che è un relitto, ma senza nessun altro posto dove andare - sono appena stati sfrattati - perciò decidono di trasferirsi lì. Trevor ottiene un lavoro estivo alla locale paninoteca dopo essere stato folgorato da una delle cameriere, su cui tenta inutilmente di fare colpo (lei è Lucky, Celeste O'Connor). A Phoebe viene data la possibilità di scegliere tra la rimozione dell'amianto del tetto o la scuola estiva, quindi opta per quest'ultima e incontra un sismologo e insegnante geniale, Mr. Grooberson (Paul Rudd), che piazza gli alunni davanti a vecchie videocassette di film d'orrore, come Cujo, per fare ricerche sui misteriosi terremoti che colpiscono sempre più frequentemente la cittadina americana, malgrado non si trovi vicino a nessuna faglia. Lo scienziato è anche l'unico a ricordare chi erano gli Acchiappafantasmi: dopo che il gruppo di scienziati ha dimostrato l'esistenza dell'aldilà, e New York è stata invasa da mostri, ectoplasmi e da gigantesco Marshmallow, il mondo non è cambiato.

Phoebe trova la vecchia attrezzatura di Egon nel seminterrato segreto della casa, Trevor ricostruisce l'Ecto-1 nel garage pensando di usarlo come auto anche se non è riuscito a prendere la patente. Un primo inseguimento a caccia di un fantasma mangia-metallo che semina il panico nella cittadina viene accolto nello scetticismo, ma presto si scopre che l'apocalisse è in arrivo, che i fantasmi sono reali e che la misteriosa montagna che incombe fuori dalla loro città - l'ex sede della Shandor Mining Co. - è l'epicentro di qualcosa di terribile.

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Il cast funziona, le battute fioccano, i ricordi si affastellano e l'atmosfera ha il giusto tono vintage, mentre gli ingredienti si aggiungono uno dopo l'altro. Fino al finale con la sorpresa che ci si aspetta ma che ci si gode lo stesso, quando tutti i pezzi e i personaggi sono dove dovrebbero essere e si preparano le basi per possibili nuove avventure, spaventose e divertenti, perfette per famiglia.

Jason Reitman si collega via zoom: "Vorrei poter essere lì di persona, sono stato lì circa un decennio fa con il mio film Juno che è per molti aspetti è stato un po' l'inizio della mia carriera e ritengo giusto tornare qui con Ghostbusters, che mi riporta all'inizio della mia vita, perché ero sul set dell'originale da quando avevo sei anni". Questo film è una sua eredità cinematografica sotto molti punti di vista: "Sul set del film originale avevo 6 anni e mi ricordo a New York guardavo mio padre che dirigeva il film, ricordo di aver visto volare e saltare Bill Murray, mi ricordo che ero in cima all'appartamento della quell'edificio e vedevo Marshmallow che volava in cielo. Girare questo film mi ha intimidito. Spesso negli anni mi hanno  chiesto se avrei girato un film da Ghostbusters, ma volevano solo  qualcuno che potesse riportare quel mondo e tutti i suoi cimeli".

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Quando ha detto del suo progetto a papà Ivan? "Ero nervoso. E quando ho avuto finalmente il coraggio di presentare l'idea gli ho raccontato proprio gli elementi fondamentali: una famiglia, l'immagine di questa dodicenne con lo zaino protonico, quando poi gli ho svelato tutta la storia lui ha pianto. Siamo stati di recente a New York e abbiamo mostrato il film a 3000 fan di Ghostbusters, io e mio padre seduti a fianco nella sala. L'abbiamo visto insieme e lui brillava di orgoglio". Dall'84 sono passati tanti immaginari cinematografici: "Abbiamo fatto un film sui nipoti degli acchiappafantasmi. Non è un film che parla di nostalgia, è un film che guarda al modo in cui gestiamo il passato. Non soltanto parliamo di fantasmi fluttuanti ma parliamo anche di fantasmi metaforici. Nel blockbuster c'è un film che parla di una mamma single con due figli, e poi c'è l'immaginario a cui molti di noi sono legati, ciascuno di noi avrebbe voluto guidare la macchina, catturare un fantasma, portare lo zaino protonico sulle spalle".

Rispetto al tempo che passa e alla lunga pausa pandemica, Reitman ragiona: "Se c'è un qualcosa che ho desiderato in questi ultimi anni due anni è stato quello di andare al cinema, mangiando popcorn. Abbiamo fatto esattamente il tipo di film che pensiamo le persone vorrebbero andare a vedere tornando al cinema. Volevamo realizzare un film che fosse al contempo nostalgico e che riprendesse molte delle tecniche degli anni 80 soprattutto perché era importante per le persone che amavano quel film originario. Ma abbiamo usato anche le più recenti tecnologie della computer grafica in modi probabilmente mai visti prima. Quando è uscito all'originale Ghostbusters era un film con effetti speciali all'avanguardia"

Cosa ha reso così unico il film originale? "Quando è uscito la prima volta in America era stato numero uno al botteghino per due mesi di seguito, era estate, avevo sette anni e non c'era niente di meglio che un film di terrore comico. Era il momento storico in cui i registi come Zemeckis e il padre Joe Dante faceva intrattenimento di altissima qualità, siamo cresciuti guardando film come Indiana Jones e Ritorno al futuro. Il tipo di film che volevamo realizzare era quello che abbiamo fatto con questo Ghostbusters Legacy. Siamo cresciuti con quei film e al contempo volevamo fare un film per i nostri figli, che possono vedere queste ragazzine diventare star d'azione anche se sono solo adolescenti". Tra i punti di forza del nuovo film ci sono personaggi femminili convincenti; "Ho sempre amato raccontare le storie di donne nei film, da Juno. Non sono sicuro se sto raccontando questa storia per mia figlia o per me, ma sono stato molto fortunato nel poter lavorare con grandi attrici".