Mamoru Hosoda: "Racconto la bellezza della realtà attraverso il fantasy"
di Arianna Finos , di Arianna FinosNel panorama dell'animazione giapponese, quindi mondiale, Mamoru Hosoda è l'anti-Miyazaki, per diversità di generazione e visione. Dopo Cannes la sua favola cibernetica Belle arriva ad Alice nella città, Festa di Roma (il 20 gennaio in sala con Anime Factor). Il regista, 54 anni, candidato all'Oscar per Mirai, costruisce un doppio mondo, quotidiano e virtuale, con immaginifica dovizia di dettagli e fusione di stili. Suzu, liceale che ha perso la madre e la capacità di cantare, nasconde il dolore nel mondo virtuale "U". Lì diventa la popstar Belle grazie a un software che le crea un avatar basato sui punti di forza interiori. E in quel mondo incontrerà un Drago, che cambierà la sua vita.
Nei suoi film il fantastico racconta in modo puntuale la realtà.
"Al cinema spesso i personaggi si muovono tra realtà e fantasy e in questa dualità si percepisce il messaggio che la realtà &e…
Nel panorama dell'animazione giapponese, quindi mondiale, Mamoru Hosoda è l'anti-Miyazaki, per diversità di generazione e visione. Dopo Cannes la sua favola cibernetica Belle arriva ad Alice nella città, Festa di Roma (il 20 gennaio in sala con Anime Factor). Il regista, 54 anni, candidato all'Oscar per Mirai, costruisce un doppio mondo, quotidiano e virtuale, con immaginifica dovizia di dettagli e fusione di stili. Suzu, liceale che ha perso la madre e la capacità di cantare, nasconde il dolore nel mondo virtuale "U". Lì diventa la popstar Belle grazie a un software che le crea un avatar basato sui punti di forza interiori. E in quel mondo incontrerà un Drago, che cambierà la sua vita.
Nei suoi film il fantastico racconta in modo puntuale la realtà.
"Al cinema spesso i personaggi si muovono tra realtà e fantasy e in questa dualità si percepisce il messaggio che la realtà è brutta, triste e piatta mentre nell'altrove ci si realizza. Io credo che dobbiamo essere capaci di vedere il bello in ciò che ci circonda e perciò esprimo la quotidianità attraverso il fantasy".
Da 'Digimon' a 'Summer War' a 'Belle', il digitale e la rete per lei non sono un pericolo ma opportunità.
"Il cinema ha sempre sottolineato il lato distopico della rete e la paura della modernità, Tempi moderni di Charlie Chaplin era una critica che guardava con diffidenza alle nuove tecnologie. Trovo assai banale questo atteggiamento, perché il cambiamento fa parte della storia dell'uomo. Quando sono nato non c'era il digitale, ma quello sarà il mondo di mia figlia, che ha cinque anni. Spero che i giovani useranno le tecnologie per rivoluzionare i vecchi canoni e costruire un nuovo mondo con nuovi valori. Poi c'è chi usa questo strumento per rendersi ancor più solo e infelice. Molti pensano che l'animazione non sia adatta per trattare problemi sociali, come faccio in questo film, in cui invece la tecnologia scoperchia drammi nascosti tra le mura di casa e aiuta a diventare più sicuri di se stessi".
Per creare il mondo di "U" ha ingaggiato l'architetto Eric Wong.
"Facebook è pieno di fake news ed è fazioso. Ho immaginato un sistema globale, neutro e di maggior respiro".
Perché ancora Bella e la bestia?
"Dal 700 sono state tante le versioni, ognuna appartiene al proprio tempo. Amo il romanzo originale, il film di Jean Cocteau. Nel 1991, quando è uscito il cartone Disney, ero da poco nell'animazione e quel film mi ha convinto a restarvi".
La sua Suzu non è idealizzata.
"Non voglio descrivere le figure femminili con i canoni stereotipati dei registi uomini. Voglio donne realistiche. E come in ogni Bella e la bestia, sono alla ricerca dei canoni di bellezza, quelli del 2021. Abbandono i vecchi schemi per una bellezza che viene dalla spiritualità: si vede la trasformazione di Sozu, ma mano mano che acquisisce sicurezza si trasforma nell'atteggiamento".
Ha lavorato allo Studio Ghibli, poi ne ha creato uno suo, ha criticato la visione del femminile di Miyazaki.
"Preciso che allo Studio Ghibli mi hanno chiamato come regista, non ho fatto la gavetta lì, non ho assimilato quel mondo. Volevano da me qualcosa di vicino alla visione di Miyazaki. Ma io ne ho un'altra. Hayao da giovane faceva opere che per quel tempo erano all'avanguardia. Non le critico, ma abbiamo età e modi diversi di percepire ed esprimerci".