✕

Il sesso secondo Fanny Ardant: "Non conta il corpo, prima viene l'anima"

Ascolta l'audio

Alla Festa di Roma incontro con l'attrice che nel film 'Les jeunes amants' ritrova la passione con un uomo più giovane. "Non mi interessa il giudizio sulla mia età, la libertà e l'insolenza sono il succo della vita"
3 minuti di lettura

Fanny Ardant, 72 anni, è ancora la signora delle passioni «irrefrenabili», come le chiama in italiano. In Les jeunes amants di Carine Tardieu, anteprima mondiale alla Festa di Roma, presta sguardo e sorriso a una ex architetta che s’innamora di un medico con vent’anni di meno, moglie e figli. L’appuntamento con la diva è mattutino, Hotel Locarno: accavalla le gambe affusolate nello spacco della gonna di pelle. Intorno al sorriso luminoso c’è una vita senza ritocchi. 

All’inizio non voleva fare il film.
«Ho letto il copione tutto d’un fiato per capire come finisse la storia per lei, l’uomo, la figlia, l’amica. Ho incontrato Carine per dirle “ bello, ma non per me”. Avevo le stesse paure della protagonista riguardo alle scene di sesso. È stato il primo film girato dopo il “confinement” la clausura, un set bellissimo». 

…

Fanny Ardant, 72 anni, è ancora la signora delle passioni «irrefrenabili», come le chiama in italiano. In Les jeunes amants di Carine Tardieu, anteprima mondiale alla Festa di Roma, presta sguardo e sorriso a una ex architetta che s’innamora di un medico con vent’anni di meno, moglie e figli. L’appuntamento con la diva è mattutino, Hotel Locarno: accavalla le gambe affusolate nello spacco della gonna di pelle. Intorno al sorriso luminoso c’è una vita senza ritocchi. 

All’inizio non voleva fare il film.
«Ho letto il copione tutto d’un fiato per capire come finisse la storia per lei, l’uomo, la figlia, l’amica. Ho incontrato Carine per dirle “ bello, ma non per me”. Avevo le stesse paure della protagonista riguardo alle scene di sesso. È stato il primo film girato dopo il “confinement” la clausura, un set bellissimo». 

Fanny Ardant alla Festa del cinema di Roma; nella foto in alto, in una scena di 'Les jeunes amants' (ansa)

Di cosa aveva paura?
«Del mio corpo, che non amavo da giovane e oggi ancor meno. E che nel film ci fosse qualcosa di voyeuristico. Ma le scene di sesso sono più che altro suggerite, non è un film sui corpi ma sui sentimenti. Il mio personaggio si presenta come una donna vecchia che ha un amore più giovane e questo mi piace. Nella vita mi piacciono la libertà e l’insolenza. La società ha un peso nella scelta delle donne di negare i propri desideri. Ma le libertà bisogna prenderle, non aspettare che siano concesse. L’amore è coraggio».

La differenza d’età tra una donna e un uomo è ancora oggetto di ironia. 
«Infatti la reazione della moglie di lui, quando scopre il rapporto, è una risata, “non è possibile”. Ma nella realtà queste cose succedono, e un tempo erano normali: le donne di Balzac, penso a Illusioni perdute, erano più grandi dei loro amanti, Marguerite Duras ha avuto una storia d’amore con un uomo molto più giovane. L’amore è comunione di spiriti, non siamo limitati a un corpo. Ma sono i tabloid, i media che ti rimandano sempre al valore economico della bellezza e ti fanno considerare fuori dal mercato. La vita è altro, non ci sono esistenze vinte o perse, solo con o senza amore. Per questo ci si stanca di parlare di potere e denaro, mentre l’amore resta un argomento eterno e magico».

La fotografia del film non nasconde i segni del tempo. 
«La prima cosa che mi ha chiesto Carine: “Lei ha paura di essere filmata come una signora di settant’anni?”. Ho detto no. Non voglio lottare contro l’ineluttabilità. Più ti nascondi dietro una falsa età più è difficile invecchiare».

Lei non ha voluto ritocchi. 
«Le correzioni fatte da alcune colleghe non mi hanno convinto. Anche questa è una dittatura della società, retaggio della cultura americana, la gioventù a ogni costo imposta ad attrici, impiegate, commesse. L’invecchiamento è l’anticamera della morte, se non lo vivi bene è un peccato perché è il tempo che ti resta e se ti aggrappi a cose false perdi anche questo».

I due amanti di “La signora della porta accanto” rinunciano alla vita, per amore.
«Ricordo che qualche spettatore mi diceva “peccato che si ammazzano”. Ma no: la morte purificava tutto, altrimenti lui sarebbe tornato dalla moglie e lei dal marito, sarebbero stati segnati. La grande lezione del film è che l’unica cosa che l’essere umano non deve fare è rassegnarsi, rinunciare. E non parlo solo di amore. Non ci si deve far chiudere in una categoria di età, accettare di essere “una nonna giovane”, vivere nel senso più pieno».

Che rapporto ha con la sua immagine mediatica, con il suo pubblico? 
«Un’attrice avanza nell’oscurità, la luce è sempre il pubblico che ti viene a prendere, come un’onda. Sono un’attrice di teatro, mi piace stare sul palco, il rapporto diretto con il pubblico, non deluderlo. Per il resto, non vedo le foto, non leggo i tabloid. È un modo di essere incosciente, di attraversare la via come i cani sentono gli odori. Sono una donna asociale. La società alla fine per me non è così importante. Se invece parliamo del pubblico, qundo mi viene incontro sento un enorme caldo, mi sento immersa in una luce magica». 

Ha fatto molti film quest’anno. Cos’è per lei oggi la recitazione
«Ciò che è sempre stata. Il giorno in cui non amerò più fare questo mestiere mi fermerò. Ricordo Jean-Paul Belmondo, ho fatto un film con lui, eravamo in strada, aspettavamo le luci, lo ascoltavo ed era come un ragazzo, non aveva perso il fuoco sacro. Aveva la stessa felicità di Mastroianni nello stare sul set, tra cavi e tecnici. Per me non è cambiato niente, è uno dei pochi mestieri in cui l’esperienza non serve, ogni volta si rimette tutto in gioco». 

E quando non le piacerà più?
«Ho sempre sognato di aprire un piccolo negozio di parrucchiera in Sicilia. Ma mi dicono che si devono fare due anni di studi…».