Il Favino innamorato. Alla Festa di Roma l'attore porta Promises, dal best seller della scrittrice e regista francese Amanda Sthers. Girato in inglese, tra Londra e il litorale laziale il film (in sala il 18 novembre con Vision) è una storia d'amore vista attraverso i ricordi di un uomo e le promesse che non è riuscito a mantenere. Alexander è un commerciante di libri, ha scacciato l'infanzia difficile costruendo una famiglia. Ma l'esistenza viene travolta dall'incontro con una gallerista d'arte che sta per sposarsi e quell'amore mai vissuto li segnerà per sempre. "Leggo la sceneggiatura e penso: finalmente una scrittrice capace di raccontare la fragilità degli uomini senza giudicarli, senza avere uno sguardo materno.. Con empatia e comprensione dei motori involontari degli errori che un uomo può commettere", dice Favino.
Il suo più…
Il Favino innamorato. Alla Festa di Roma l'attore porta Promises, dal best seller della scrittrice e regista francese Amanda Sthers. Girato in inglese, tra Londra e il litorale laziale il film (in sala il 18 novembre con Vision) è una storia d'amore vista attraverso i ricordi di un uomo e le promesse che non è riuscito a mantenere. Alexander è un commerciante di libri, ha scacciato l'infanzia difficile costruendo una famiglia. Ma l'esistenza viene travolta dall'incontro con una gallerista d'arte che sta per sposarsi e quell'amore mai vissuto li segnerà per sempre. "Leggo la sceneggiatura e penso: finalmente una scrittrice capace di raccontare la fragilità degli uomini senza giudicarli, senza avere uno sguardo materno.. Con empatia e comprensione dei motori involontari degli errori che un uomo può commettere", dice Favino.
Il suo più ruolo più romantico, finora.
"Mi viene in mente Cosa voglio di più di Soldini, ma lì l'aspetto sociale era altrettanto forte. Quindi sì, è la prima volta che mi viene consentito un ruolo romantico. A me piacciono i film romantici, a volte abbiamo voglia di farci due pianti al cinema, ci libera".
Quanto ne aveva voglia?
"Tanto, ma ho sempre pensato di non avere il fisico adatto. Evidentemente Amanda ha visto qualche cosa che io non avevo ancora visto".
È un film sulla complessità dei ricordi e soprattutto dei rimpianti.
"Sì, mi sono interrogato su questo, ho scoperto di non avere rimpianti. So che il tempo degli incontri è fondamentale nella vita, a volte mi chiedo se avessi preso una strada cosa sarebbe successo. Ma sono sempre stato fedele a ciò che sentivo in quel momento. Nel film c'è l'idea consolante della necessità degli altri e in questo momento in cui siamo spinti, anche da consumatori, ad essere soli io lo dico apertamente: so stare da solo, ma sto meglio con gli altri".
Questa sua assenza di rimpianti è una dichiarazione d'amore per sua moglie e collega Anna Ferzetti.
"Riguarda tante cose nella vita, ma è chiaro che ci rientra anche questo".
La regista è rimasta colpita dal suo rapporto con sue le figlie, dal femminile che circonda la sua vita.
"La distinzione di gender una cosa che non è mai esistita, per me. Faccio fatica a capirla. Sicuramente ho la fortuna di essere circondato dalle donne, cosa che mi ha portato a non aver paura di quelle emozioni che da ragazzo vengono considerate troppo morbide. Ma ho passato molte più serate a dare pacche sulle spalle ad amici piangenti perché la donna li aveva lasciati, che non a fare commenti brutali sulle fattezze di una donna: tanti uomini sono cosi".
Questo film abbraccia l'arco di una vita intera, come pure Il colibrì di Veronesi, che ha girato con Francesca Archibugi, e Nostalgia, appena girato con Martone dal romanzo di Rea, racconta un ritorno a casa, un confronto con il passato e il senso di appartenenza.
"Si sta compiendo per me una trilogia del tempo che non immaginavo avrei attraversato. Siamo in un momento in cui le persone hanno bisogno di guardare al proprio passato. Non credo che sia casuale che tanti registi e scrittori, in questo caos che viviamo oggi, sentano il bisogno di chiedersi: ma io da dove vengo? Penso che ci sia uno sguardo al passato propulsivo".
Una generazione di spettatori si rispecchia nella sua carriera.
"La mia età è questa, a 52 anni inizi a guardarti indietro: adesso il gruzzoletto delle cose che hai costruito si vede, non è più in fieri. Lo guardi e dici: mi rappresenta o no? Il tempo delle cose arriva anche a suggerirti pensieri, bilanci, decisioni".
Il cinismo dei social fa passare l'amore in secondo piano. Bisogna avere il coraggio di rimetterlo al centro?
"Vivo molto male l'aggressività di questo momento storico, perché mi impedisce di avere fiducia negli altri. Per me gli altri sono importanti, voglio credere, non mi voglio chiudere. Perciò scelgo di non stare all'interno di un vocabolario aggressivo e cinico".
Quanto è importante la diversità al cinema?
"Per me il termine gender non esiste, un attore ha delle fattezze ma non ha sesso. E nemmeno nazionalità. L'arte esiste solo per rompere le barriere".
Il suo inglese in questo film è perfetto.
"Non si tratta di un virtuosismo, appartiene all'identità del personaggio, che è fatta anche del suo suono. Alexander fa di tutto per dimenticarsi di essere italiano, per non riaprire una ferita. Così io ho dovuto fare di tutto per suonare più inglese degli inglesi".
Che cos'è per lei l'infanzia?
"La mia è stata un momento felice, prezioso e delicato. Definisce chi sarai. È una cosa a cui penso sempre, anche quando interpreto i criminali".
Il suo primo amore?
"All'asilo, avevo quattro anni. Non mi sono mai rivelato, fondamentalmente cercavo di menarla come facevano i maschi di quell'età e lei a sua volta faceva finta di fare la vittima. Per cui alla fine era un amore corrisposto, ma me ne sono accorto solo verso i 40. Anche da giovane ho sempre pensato alla famiglia, la proiezione era sempre amorosa, quasi mai solo sessuale".
Altri progetti internazionali?
"Al momento no, ma sono convinto che se dovesse avvenire sarà per un film nostro. Ho lavorato a Hollywood, oggi non mi vedo a fare il quinto ruolo dell'italiano. Qui vivo un momento felice, lavoro con registi pazzeschi in ruoli meravigliosi. Sono orgogliosamente italiano, europeo: in questo momento stiamo portando al cinema cose interessanti ed importanti. Viviamo un momento di grande caos in cui la realtà è poco leggibile e noi siamo più adatti, da vecchi abitanti del pianeta, a gestire le difficoltà e renderle creative".
A Cannes è nata un'intesa con Paolo Sorrentino. Progetti?
"Ho avuto la fortuna di vedere E' stata la mano di Dio, mi è piaciuto enormemente. Paolo è una di quelle voci che può raccontare il nostro cinema nella sua modernità e non solo perché assomiglia a quello di una volta. Spero di lavorarci: Paolo, se leggi l'intervista, sbrigati! Però mi ha visto in Dinner club e mi ha mandato un messaggio: "Quando vieni a cucinare a casa mia?".