✕

Paul Newman e Joanne Woodward, la vita della coppia nella serie firmata da Ethan Hawke

Paul Newman con Joanne Woodward 
'The last movie stars' è la docuserie, prodotta da Martin Scorsese, che racconta la vita delle due star: in arrivo alla Festa del Cinema di Roma, sarà in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now da dicembre
3 minuti di lettura

Paul Newman a torso nudo che chiama Joanne Woordward nella scena più incendiaria di La lunga estate calda rappresenta il divo che incarna la sicurezza, la sensualità sfrontata. Solo anni dopo, leggendo una lunga intervista in cui l’attore bocciava quasi tutti i film di una formidabile carriera, ho capito quello che è l’assunto della serie – prodotta da Martin Scorsese, con Hbo – che Ethan Hawke dedica alla coppia d’oro della storia di Hollywood, un’immersione profonda nella vita, nell’amore e nella carriera che si vedrà alla Festa di Roma e poi a dicembre su Sky e Now. Newman, ovvero l’incapacità di credere nel proprio talento.

Newman e Woodward, le stelle gemelle

Di sicuro non avrà aiutato nuotare nel bacino in cui erano immersi Marlon Brando e James Dean: molte delle parti arrivata a Newman erano quelle scartate dagli altri due. Pure Newman, che si dipinge come fortunato, e la fortuna più grande è che nella sua vita sia entrata Woodward, in realtà la carriera e le occasioni se le è costruite pezzo a pezzo con la fatica e con il sudore.

Il discorso vale anche per Joanne. Se lui era figlio della classe media del quartiere Shaker Heights di Cleveland, Ohio, per un periodo gestì il negozio di articoli sportivi della famiglia, dopo che il padre era morto improvvisamene nel '50, Woodward era nata nella piccola cittadina di Thomasville, Georgia. Entrambi erano troppo talentuosi per lasciarsi scoraggiare, hanno cercato fortuna come attori molto presto. Woodward è arrivata al successo prima, ha dato l’impronta forte, 1956, Giovani senza domani, con Robert Wagner e proprio l'anno successivo ha ottenuto la sua prima nomination all'Oscar - l’unica vittoria – come protagonista di una donna affetta da un disturbo dissociativo dell’identità, La donna dai tre volti, guardando il quale la madre al cinema commentò: “Ma quella non è mia figlia!”.

Il loro era un talento diversissimo, Joanne tutta istinto e naturalezza, Paul sempre a pensare, pensare, pensare. Newman ha trovato il suo ruolo da protagonista in Lassù qualcuno mi ama, nel 1956, ruolo che ha avuto dopo la morte di James Dean. Anche così, era dietro per popolarità e carriera a Joanne quando si sono accoppiati sul grande schermo nell'adattamento di Martin Ritt dell'opera teatrale di Tennessee Williams La lunga estate calda, nel 1958 – una delle sedici volte in cui i due hanno lavorato insieme al cinema. Ma a Newman come un talento maturo si pensa guardando al periodo del triennio che va dal '61 al '63 con Lo spaccone, La dolce ala della giovinezza e Hud il selvaggio.

Per tutta la vita Newman ha creduto che non solo Joanne fosse un’attrice migliore di lui, ma che tra i due fosse di gran lunga la più interessante. E la serie di Hawke ci aiuta a capire perché: Woodward, scopriamo puntata dopo puntata, era incredibilmente esperta, sicura di sé e più a suo agio nella sua stessa pelle. E quando passa in secondo piano, lo fa per agevolare la carriera del marito e occuparsi della famiglia.

La genesi del progetto

La base del progetto si basa sulle interviste di Newman con lo scrittore Stewart Stern per quella che doveva essere una autobiografia. Newman bruciò tutti i nastri di registrazione delle interviste, ma Stern aveva fatto trascrivere tutte le registrazioni, cosa che ha permesso a Hawke di arruolare amici attori – a partire da George Clooney e Laura Linney per dare voce a Newman e Woodward – accompagnando li a Vincent D'Onofrio per John Huston, Oscar Isaac nei panni di Sydney Pollack e Zoe Kazan nei panni di Jackie McDonald (la donna con cui Newman era sposato e con cui aveva tre figli mentre portava avanti una lunga relazione con Woodward prima di divorziare da McDonald's e sposare Joanne).

Newman, mistero e impegno

Dietro gli occhi azzurri, c’è il mistero della personalità di Paul Newman. Quella sua forma di distacco, forse figlia del rapporto difficile con la madre prepotente e violenta, gli ha provocato dolori, l’incapacità di entrare in contatto con suo figlio Scott (morto per overdose all'età di 28 anni è stata la grande tragedia della vita. Sul fronte della vita pubblica, Newman ha abbracciato tutte le cause degne della propria epoca,  dal  movimento per i diritti civili, ai diritti degli omosessuali, l’impegno filantropico. L’impegno era una cosa importante per lui. Era anche un modo di restituire la grande fortuna che aveva ricevuto – e che aveva guadagnato. La più grande delle fortune era avere al fianco Joanne, che amava e rispettava. Se lei aveva messo da parte la carriera per la famiglia, lui per senso di colpa, ma anche per ammirazione sconfinata, ha usato il proprio potere da star per riaccendere le luci su Woodward: nel 1968 ecco La prima volta di Jennifer, storia di una donna che affronta una crisi di mezza età. Newman adora la sceneggiatura, la trova perfetta per Joanne e visto che non trova nessuno per dirigerla, si mette dietro la macchina da presa: seconda candidatura delle quattro complessive che Woodward ha avuto agli Oscar.

E Newman ha avuto la carriera più soddisfacente, Woodward quando sono mancati i ruoli da grande schermo si è dedicata a film televisivi di straordinario successo che le sono valse nove nomination agli Emmy e due vittorie. E come Newman ha fatto con Robert Redford, Wooward si batte perché Sally Field interpreti Sybil nel rivoluzionario film tv del 1976.

Animali da grande schermo

Nella serie ci sono momenti cinematografici stupendi. Sydney Lumet racconta Il verdetto, una delle più grandi interpretazioni di Newman e di Woodward ricorda quanto regga la gara di fascino e carisma con Marlon Brando nel film girato insieme, Pelle di serpente. A un certo punto della serie, si può sentire Newman dire: "I film sono diventati la mia chiesa". Un credo comune che ha sostenuto la coppia fino alla fine, in un rapporto in cui c’era molto altro a parte il cinema. In molti momenti si percepisce la tensione sessuale, l’armonia assoluta, la complicità. E se da ragazzini guardando La lunga estate calda, Newman bello come mai prima, impazzito per la “zitella” Woodward, non certo la fisicità di una Marilyn, guardando The last movie star si capisce perfettamente perché.