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Alessandro Siani: "Un doc sulla Whirlpool perché la fabbrica è il luogo dell’anima"

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L'attore è la voce narrante di 'Via Argine 310' il doc di Gianfranco Pannone che racconta la protesta dei lavoratori di Ponticelli. "So cosa significa, sono stato un ragazzino con un papà cassintegrato"
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Via Argine 310 è un luogo che Alessandro Siani ha abitato. Suo padre, operaio specializzato dell'Alfasud, ha vissuto sulla pelle la cassa integrazione e nelle storie, testimonianze, paure e dolori, nella mobilitazione dei lavoratori della Whirlpool l'attore e regista ha ritrovato la propria infanzia. Il titolo del doc di Gianfranco Pannone alla Festa di Roma (prodotto da Bartleby e Rai Cinema), è l'indirizzo dello stabilimento della multinazionale delle lavatrici a Ponticelli che per tre tre anni è stato la base della resistenza di 319 operai. Una lotta finita con il licenziamento. Siani è voce narrante del film - legge dei brani da La dismissione di Ermanno Rea - in cui Napoli città industriale è specchio della crisi della centralità operaia nell'immaginario della nostra società. Siani si racconta di prima mattina, mentre prepara la puntata di Striscia la notizia.

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Via Argine 310 è un luogo che Alessandro Siani ha abitato. Suo padre, operaio specializzato dell'Alfasud, ha vissuto sulla pelle la cassa integrazione e nelle storie, testimonianze, paure e dolori, nella mobilitazione dei lavoratori della Whirlpool l'attore e regista ha ritrovato la propria infanzia. Il titolo del doc di Gianfranco Pannone alla Festa di Roma (prodotto da Bartleby e Rai Cinema), è l'indirizzo dello stabilimento della multinazionale delle lavatrici a Ponticelli che per tre tre anni è stato la base della resistenza di 319 operai. Una lotta finita con il licenziamento. Siani è voce narrante del film - legge dei brani da La dismissione di Ermanno Rea - in cui Napoli città industriale è specchio della crisi della centralità operaia nell'immaginario della nostra società. Siani si racconta di prima mattina, mentre prepara la puntata di Striscia la notizia.

(fotogramma)

Pannone dice che lei ha voluto fortemente il doc.
"Sì. Della Whirlpool parlai proprio a Striscia l'anno scorso. Dicevo che dei tanti scandali politici edulcorati, camuffati: 'Visto che i panni sporchi li lavate in famiglia, fatelo con le lavatrici Whirlpool, almeno ha un senso: tenete aperta un'azienda e vi ripulite'. Era un segnale. Poi con gli operai è continuata la voglia di discutere,confrontarci: sono lo specchio del presente. Per ciò che accade rischiano 370mila operai entro gennaio, 120mila imprese chiuse. L'esperienza della Whirpool ora la stanno vivendo tante aziende italiane. Andava acceso un faro, noleggiato un megafono per far sentire la loro voce".

Lei sa bene che significa per una famiglia la cassa integrazione.
"Quando ero piccolo la fabbrica era un centro di condivisione delle famiglie operaie. Ricordo a Natale noi figli dei lavoratori andavamo in fabbrica per ritirare il regalo, la pista per le automobiline, la bambola. Cose semplici, ma c'era l'entusiasmo e la voglia di essere lì, insieme. I primi spettacoli teatrali che ho visto sono stati grazie al Cral, gli operai che si vestivano da attori e facevano le commedie di De Filippo. E sentivo le loro risate grasse. Dopo trent'anni di teatro riconosco le risate: c'era una voglia di stare bene, insieme".

Quanti anni aveva quando suo padre finì in cassa integrazione?
"Nove. Dalle parti mie si capisce presto. Licenziamenti, reintegri fino allo sfinimento. Gli sguardi con mia madre, la preoccupazione. Si fingeva una normalità che non c'era più. Le vacanze da settimane ridotte a giorni, la mancanza anche  delle piccole cose. Chi vive in difficoltà sa che significa dover scegliere un altro prodotto al sjpermercato, dal salumiere. L'ansia di rientrare nei conti, tirare avanti una famiglia. Una cosa che per me alcuni politici non conoscono, non riconoscono. Di quel periodo ricordo anche la voglia che aveva mio padre di lavorare. Al Sud spesso siamo accusatidi non volerci  impegnare. Non è assolutamente vero. Quel desiderio di mio padre l'ho rivisto negli opera della Whirlpool che si vogliono alzare alle 5 di mattina".

Invitava gli amici a studiare sul pianerottolo.
""Si sta più freschi", dicevo. Per evitare confronti con le case di amichetti che se la cavavano meglio di noi. Io ho vissuto l'epoca dei paninari, le Timberland, i giubbotti  Moncler,  tutte cose che non mi potevo permettere. Il problema nostro non era vestire da paninari, il problema nostro era il pane. Ma grazie ai miei mia sorella si è laureata, io mi sono iscritto all'università".

La voglia di recitare è nata al Cral?
"Tutta l'energia, l'adrenalina sono  partite dalle risate di mio padre e i colleghi. Quando ho fatto il primo Festival di Sanremo, nel 2012, ho pensato subito a  papà. Prima di salire sul palco mi sono ricordato il teatrino che vedevo con lui, in quell'istante ho avuto la forza di entrare in scena. Mi piace pensare di essere un esempio, come lo sono con la loro resistenza gli operai della Whirlpool".

Papà è felice del suo successo?
"Per lui lo scatto emotivo c'è stato quando mi sono trovato sul palco e lui in platea, è come se si fosse chiuso un cerchio. Vedere un figlio che si realizza, sapendo tutte le problematiche che ci sono state, credo sia una soddisfazione immensa".

Come ha superato le difficoltà?
"il riuscire è fatto di tre livelli: all'inizio nessuno ti dà credito, poi inizi a far rumore e vedi pressioni, gente che ti mette i bastoni tra le ruote. Infine la sfida di poter restare, augurandoti di poter fare cose di qualità Per superare tutto questo devi avere una forza interiore e un entusiasmo superiori al talento. Ciò che capita intorno ad un ragazzino è tutta roba che viene comunque assorbita e metabolizzata. Se si tiene fuori qualcosa di buono, di dignitoso, è solo e grazie a tutto quello che hai vissuto".

La sua comicità cinica a teatro e in tv, più sognatrice al cinema.
"Quando ho iniziato non mi piaceva raccontare ciò che vivevo, cercavo le favole, dal Principe abusivo, a storie di bambini, film natalizi. Da ragazzino mettevamo un salsicciotto di stoffa vicino alla finestra, ma l'aria fredda  gelava i piedi lo stesso. Però restavo a guardare fuori, mi immaginavo una vita. Il vetro della finestra è diventato la macchina da presa. Ancora oggi mi metto lì e sogno".