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Cannes, un festival tra guerra in Ucraina e politica francese. Frémaux: "Il conflitto sarà presente nelle coscienze"

(ansa)
Il delegato generale della rassegna presenta la nuova edizione in una conferenza stampa organizzata nel mezzo dell'elezione presidenziale. Bandite le delegazioni russe, invitati due registi ucraini
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PARIGI - “Sono due anni che parliamo di ritorno alla normalità, allora questa volta preferisco non dirlo” scherza Thierry Frémaux. Soddisfatto di vedere il festival di Cannes tornare nelle date canoniche di maggio (17-28), il delegato generale prepara un'edizione attraversata dalla guerra in Ucraina ma anche dalla politica francese. La conferenza stampa è stata organizzata nel mezzo dell'elezione presidenziale, con il mondo della cultura che s'interroga sulla necessità di fare diga contro Marine Le Pen nel ballottaggio del 24 aprile.

“Non prenderemo posizione e personalmente non lancerò appelli” precisa Frémaux, che non sembra cre…

PARIGI - “Sono due anni che parliamo di ritorno alla normalità, allora questa volta preferisco non dirlo” scherza Thierry Frémaux. Soddisfatto di vedere il festival di Cannes tornare nelle date canoniche di maggio (17-28), il delegato generale prepara un'edizione attraversata dalla guerra in Ucraina ma anche dalla politica francese. La conferenza stampa è stata organizzata nel mezzo dell'elezione presidenziale, con il mondo della cultura che s'interroga sulla necessità di fare diga contro Marine Le Pen nel ballottaggio del 24 aprile.

“Non prenderemo posizione e personalmente non lancerò appelli” precisa Frémaux, che non sembra credere all'ipotesi di una presidente di estrema destra. “I film che mostriamo raccontano la nostra vocazione universale e umanista” commenta il delegato generale secondo cui l'identità di Cannes è già un antidoto agli estremismi. “Il nostro festival - ricorda - è stato fondato due volte: nel 1939 in reazione alla Mostra fascista di Mussolini e nel 1946 sull'onda della speranza del dopoguerra”.

Di tutt'altro estremismo politico si parlerà con il film Esterno Notte di Marco Bellocchio. “Io stesso mi ricordo del sequestro di Aldo Moro - dice Frémaux - ma è interessante la maniera con cui Bellocchio ci porta a riflettere di nuovo sulla follia e sulle ragioni di quell’epoca”. Il film arriva in Francia nel momento in cui dieci ex brigatisti e militanti italiani, accolti quarant’anni fa nell'ambito della Dottrina Mitterrand, rischiano l'estradizione. Il delegato generale del festival non vuole parlare dello scontro aperto tra Francia e Italia sulla sorte dei fuoriusciti dal terrorismo rosso. “Non c'è nessun legame con il film” insiste, salvo poi aggiungere che è necessaria una “riflessione europea” su cosa hanno rappresentato gli anni di piombo.

Fabrizio Gifuni in 'Esterno Notte' di Marco Bellocchio 

Un'edizione sottotono con la guerra alle porte? “Il conflitto sarà presente nelle coscienze” risponde Frémaux. Due registi ucraini sono stati invitati: proiezione speciale per Sergei Loznitsa con The Natural History of Destruction sulle deportazioni di massa durante la seconda guerra mondiale e Butterfly Vision, in “Un certain regard”, esordio di Maksym Nakonechnyi incentrato proprio sul conflitto nel Donbass. “Sembra girato ieri” sottolinea Frémaux. Bandite le delegazioni ufficiali del governo russo, la selezione ospita il regista dissidente Kirill Serebrennikov riuscito ad andare via dopo tre anni di divieto e ora residente a Berlino: presenterà in gara per la Palma d'oro Tchaikovsky’s Wife.