Divi, autori, glamour: Cannes torna grande tra Hollywood e TikTok
di Arianna Finos , di Arianna FinosTikTok scandisce l’ora del cambiamento. Cannes 2022 è uno spartiacque tra un glorioso passato e la necessità di un futuro. Mettere insieme la celebrazione dei 75 anni di storia, con i suoi riti antichi, e il tentativo di aprirsi al pubblico giovane dei social (a questo serve l’alleanza con piattaforme come TikTok e Brut). In agenda la missione di riportare major e divi alla Croisette, rivendicando il ruolo di ponte con Hollywood e l’Academy che negli ultimi anni è stato assunto dalla Mostra di Venezia, celebrare le grandi serie d’autore in attesa che il prossimo anno, con la nuova presidente Iris Knobloch, si riaprano le porte del concorso a Netflix, precluse dalle finestre tra sala e piattaforme previste dal sistema francese.
TikTok scandisce l’ora del cambiamento. Cannes 2022 è uno spartiacque tra un glorioso passato e la necessità di un futuro. Mettere insieme la celebrazione dei 75 anni di storia, con i suoi riti antichi, e il tentativo di aprirsi al pubblico giovane dei social (a questo serve l’alleanza con piattaforme come TikTok e Brut). In agenda la missione di riportare major e divi alla Croisette, rivendicando il ruolo di ponte con Hollywood e l’Academy che negli ultimi anni è stato assunto dalla Mostra di Venezia, celebrare le grandi serie d’autore in attesa che il prossimo anno, con la nuova presidente Iris Knobloch, si riaprano le porte del concorso a Netflix, precluse dalle finestre tra sala e piattaforme previste dal sistema francese.
Batte bandiera francese Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi, che racconta gli anni della giovinezza spesi alla scuola di teatro di Patrice Chéreau nella Parigi anni Ottanta, per Fremaux «un film sul dolore di un artista, sul teatro, sul dramma dell’Aids». "Valerià" è una delle tre registe su diciotto titoli, percentuale lontana dal 50/50, obiettivo per ora accantonato dopo la Palma d’oro a Julia Ducournau dell’anno scorso. Agli italiani si potrebbe aggiungere nei prossimi giorni L’immensità di Emanuele Crialese (quasi finito), la cui presenza sarebbe incompatibile se in giuria fosse chiamata Penelope Cruz, protagonista di un racconto di famiglia nell’Italia anni Settanta. La questione della giuria non rivelata riguarda anche Asghar Farhadi, il primo candidato alla presidenza, coinvolto però in una causa per plagio sul film A hero, Gran Premio della giuria nel 2021.
È ancora un’Italia dei Settanta quella della serie Esterno Notte di Marco Bellocchio, sei episodi sul rapimento Moro, speculare rispetto a Buongiorno, notte. Per il delegato Fremaux, Bellocchio «più invecchia più è straordinario» e il regista di Bobbio, 82 anni, si dice «orgoglioso e tranquillo, fuori concorso. Alla proiezione ricominceranno i palpiti, un esame che affronterò senza prendere un calmante».
Nutrita la presenza di autori: George Miller, Ethan Coen, David Cronenberg, Hirokazu Kore’eda, i Dardenne, Park Chan-wook, James Gray, Arnaud Desplechin, Jerzy Skolimowski, Robert Östlund. Si spera molto comica l’apertura con gli zombie di Michel Hazanavicius, Final cut. Non c’è una carica di nuovi autori ed esordienti.
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E anche i divi sono più di primo piano che di primo pelo, dal Tom Cruise di Maverick al Tom Hanks di Elvis: Baz Luhrmann punta sullo sconosciuto Austin Butler per trasmettere la carica erotica del Presley dei ‘50 al pubblico dei tiktokers. Kristen Stewart e Viggo Mortensen, Tilda Swinton e Idris Elba, Léa Seydoux. Non sono questi i riferimenti che possono infiammare gli adolescenti, ma, in mancanza di una Zendaya sul tappeto rosso, resta la speranza Chris Evans, Capitan America ora doppiatore in Lightyear della Pixar, presenza non confermata.