Difficile parlare male della musica del festival, se si pensa che il punto più basso era quello della coppia Federica Carta/Shade. Certo, non sono mancate le canzoni più tradizionalmente "sanremesi", ma nessuna lo era fino in fondo, ogni brano aveva, o cercava di avere, qualcosa di diverso, qualcosa in più. Qualcuno dice che io mi sia "ammorbidito" troppo, che mi abbia colpito la "sindrome di Mollica", potrebbe anche darsi, ma non ne sono sicuro.
Nel 2017 in gara c'era ancora Al Bano, cosa che oggi sarebbe inimmaginabile. Che oggi al Festival ci siano Mamhood, Zen Circus, Motta, Silvestri e Rancore, Ex-Otago, Bertè, Ultimo, Turci, tanto per citarne alcuni, è solo il segno della capacità del festival di offrire un quadro credibile della musica italiana di oggi, Tatangelo, Il Volo e Irama inclusi, sempre citando a caso. È stato un festival caleidoscopico, dunque, con la dichiarata volontà di offrire un'immagine di "armonia" (la "fratellanza dell'amore universale") che non aveva bisogno di spiegazioni, di giustificazioni, di motivazioni.
È la realtà che va in scena, ed è una realtà che è addirittura migliore dell'immagine del Paese che vediamo ogni giorno. Lo spettacolo, la musica, l'arte, funzionano così, ci raccontano l'anima profonda di un Paese, ci raccontano quello che sta per avvenire, quello che vorremmo avvenisse e che, anche attraverso le canzoni, cerchiamo di far accadere.
L'Italia di Sanremo non è per nulla brutta, non è astiosa e violenta, non è chiusa e retriva, non è isolazionista e respingente, l'Italia delle canzoni non è nemmeno fatta più soltanto di "sole, cuore, amore" ma di storie difficili come quelle raccontate da Mamhood, Motta, Zen Circus, Silvestri, ma anche, per quanto sia possibile accusarle di facile retorica, quelle di Irama o Cristicchi. E Achille Lauro, sia con Boss Doms che in trio con Morgan, ha dimostrato che si può salire su quel palco e provare a scuotere le mura soltanto con il rock'n'roll, che la musica italiana può essere fatta saltare in aria allegramente assieme alle "buone abitudini".
Sanremo, il fotoracconto della serata finale
Look tutto bianco per l'entrata in scena di Claudio Baglioni con 'E adesso la pubblicità', brano del 1985, sempre accompagnato dal suo ensemble di ballerini. Dopo alcune considerazioni "Ha vinto la musica", arrivano anche Claudio Bisio e Virginia Raffaele che danno il via alla gara. Primi ad esibirsi sono Daniele Silvestri e Rancore, seconda Anna Tatangelo che si commuove, per terzo arriva Ghemon seguito dai Negrita. Lunghissimo applauso del pubblico
dell'Ariston tributato a Ultimo, che l'anno scorso ha vinto tra le Nuove Proposte, e alla sua 'I tuoi particolari'. Dopo Nek e l'omaggio al Trio Lescano con 'Camminando sotto la pioggia' arrivano a sorpresa lo Stato sociale e Renato Pozzetto che cantano il suo brano più famoso "... basta avere l'umbrela". Poi arriva Eros Ramazzotti e fa alzare il pubblico in piedi in una standing ovation in duetto con Claudio Baglioni quando canta 'Adesso tu' e poi li trascina in un ballo scatenato con il Luis Fonsi di 'Despacito'. Standing ovation per Loredana Berté seguita poi dall'esecuzioni di Francesco Renga, Mahmood che ha avuto un problema tecnico ed è dovuto ripartire, Ex Otago e Il Volo. Virginia Raffaele dedica un medley di voci femminili imitando Ornella Vanoni, Patty Pravo, Giusy Ferreri e Malika Ayane molto apprezzato dal pubblico dell'Ariston. Poi la gara prosegue con Paola Turci, The Zen Circus, Patty Pravo con Briga. Elisa canta 'Anche fragile' dal suo ultimo album e poi con Baglioni realizza un omaggio a Tenco con la loro versione di 'Vedrai, vedrai'. Arisa canta con la febbre, poi arriva Irama seguito da Nino D'Angelo con Livio Cori. Poi arriva Achille Lauro, Federica Carta e Shade, Simone Cristicchi applauditissimo e Enrico Nigiotti. Ultimi in gara sono Boomdabash, Einar e Motta.
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Ma tutti, anche Arisa o Nek, sempre citando a caso, hanno proposto canzoni che li rappresentavano, più che canzoni proposte per vincere la gara. Già, la gara. Mai come quest'anno è stata solo un'appendice, un gioco, decisamente irrilevante, in modo da disinnescare il rischio di ogni possibile polemica: il festival è diventata, giustamente, una rassegna, un modo per "costringere" gli italiani a dare retta alla musica per cinque serate. Sanremo è un "oggetto" unico al mondo, non ci sono altri festival in cui, in una sola serata, alcuni degli artisti principali di un paese presentano solo canzoni nuove.
E secondo quale logica è possibile immaginare che, statisticamente parlando, ventiquattro canzoni siano tutte belle? Bisogna valutare la media, dunque, e in questo caso schifezze vere non ne abbiamo ascoltate. Magari brani meno interessanti, diciamo che almeno cinque o sei non erano proprio belle, ma si può dire anche che, al contrario, c'erano almeno sei o sette canzoni notevoli, forse anche qualcuna di più a voler essere onesti.
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Ci si può lamentare, dunque? Francamente, dal punto di vista della musica, no. Anche perché è un momento particolarmente bello per la canzone italiana, negli ultimi due o tre anni il rinnovamento ha trovato un nuovo pubblico, una generazione nuova di autori e di interpreti sta trovando un pubblico curioso, appassionato, interessato, che fino a tre anni fa letteralmente non c'era. E se sono veri i dati dell'Auditel persino Sanremo ha trovato un pubblico nuovo, quello più giovane, che fino a pochi anni fa non avrebbe seguito il festival nemmeno sotto la minaccia delle armi.
E i fischi? Sarebbero arrivati comunque, fanno parte della messinscena, che Ultimo arrivasse tra i primi tre era scritto da tempo, che il Volo abbia uno zoccolo duro di fan di RaiUno è ovvio anche per i muri. La sala ha amato la Bertè fin dall'inizio e lo ha dimostrato con una sequela di standing ovation con lei e di fischi per la sua "eliminazione" dal podio.
Silvestri, con Rancore, vince i primi della critica, e sarebbe stato strano il contrario, il premio Sergio Endrigo all'interpretazione lo vince Cristicchi, Premio Bardotti per il testo ancora a Silvestri, Premio Bigazzi per la musica a Cristicchi, Premio Tim Music al brano che è più ascoltato in streaming va a Ultimo. E il festival lo vince Mamhood, in barba a ogni possibile previsione. Tanto per dire che tutto cambia e che la "fratellanza dell'amore universale" potrebbe addirittura funzionare.