I cinque dischi della settimana: le pagelle di Ernesto Assante
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteBob Dylan – Springtime in New York- The bootleg series vol.16, 1980-1985
Impossibile, ovviamente, racchiudere in poche righe la storia, le storie, di questi cinque anni di “sua Bobbità”. Il cofanetto lo fa in maniera egregia, stabilendo il filo conduttore che parte dagli anni della “conversione” fino a Empire burlesque, partendo dalle session dell’ultimo capitolo della "trilogia cristiana", ovvero Shot of love, fino alla metà degli anni Ottanta. Per i “dylanologi” accaniti come il sottoscritto è un cofanetto imperdibile, ricco di inediti in quantità industriale, prove, demo, outtake, live. Per i curiosi un oggetto notevole, 5 cd e un libro ben fatto. Per gli studiosi un’ottimo archivio sul quale esercitare le proprie ricerche. Per chi lo ascolta in streaming, due canzoni su tutte, Jokerman e Sweetheart like you in versioni diverse e bellissime.
Voto: 9
Bob Dylan – Springtime in New York- The bootleg series vol.16, 1980-1985
Impossibile, ovviamente, racchiudere in poche righe la storia, le storie, di questi cinque anni di “sua Bobbità”. Il cofanetto lo fa in maniera egregia, stabilendo il filo conduttore che parte dagli anni della “conversione” fino a Empire burlesque, partendo dalle session dell’ultimo capitolo della "trilogia cristiana", ovvero Shot of love, fino alla metà degli anni Ottanta. Per i “dylanologi” accaniti come il sottoscritto è un cofanetto imperdibile, ricco di inediti in quantità industriale, prove, demo, outtake, live. Per i curiosi un oggetto notevole, 5 cd e un libro ben fatto. Per gli studiosi un’ottimo archivio sul quale esercitare le proprie ricerche. Per chi lo ascolta in streaming, due canzoni su tutte, Jokerman e Sweetheart like you in versioni diverse e bellissime.
Voto: 9
Amyl and the sniffers – Comfort to me
Ammettiamolo: per un ascoltatore sulla sessantina, che ha vissuto in diretta l’esplosione del punk, Comfort to me appare come un esercizio di "bella calligrafia", un album proiettato indietro nel tempo, alla fine degli anni Settanta, quindi "già sentito", da ogni punto di vista lo si voglia ascoltare. Detto questo, però, la band australiana, per energia e forza, per riff e potenza, alla fine diverte, pur senza sorprendere.
Voto: 7
Sturgill Simpson – The ballad of Dood and Juanita
Un album concept country. Totalmente country e totalmente tradizionale. Sturgill Simpson ha deciso di raccontare in dieci canzoni la storia di un veterano della guerra civile che si mette in testa di vendicarsi del bandito che ha rapito la sua Juanita e lo ha lasciato a terra mezzo morto. Bluegrass, musica tradizionale, violino e banjo per venticinque minuti di avventura, con tanto di partecipazione di Willie Nelson. Un eccellente album solo per veri appassionati del genere.
Voto: 7
Anna Leone – I’ve felt all these things
Anna Leone è una bravissima cantautrice che arriva da Stoccolma, che ha prodotto un album con un titolo impegnativo, “Ho provato tutte queste cose”. E noi le crediamo volentieri, perché le emozioni e i sentimenti che trasmette con le canzoni sono notevoli, sostenuti da poche cose, qualche chitarra, una tastiera, uno spazio sonoro ampio e poco abitato, nel quale le melodie prendono corpo e la sua voce colpisce al cuore. Canzoni lontane dal rumore, dalla tensione, dalla paura.
Voto: 8
Spencer – Are u down?
Album di debutto per un ventiduenne stabile a New York ma con un feeling meravigliosamente internazionale, aperto, spesso sorprendente, in bilico tra nu soul, funk, hip hop, jazz, molto raffinato in termini di scrittura ma anche interessantissimo in termini vocali e strumentali. Un bel disco, insomma, di black music contemporanea, fuori dagli schemi e godibilissimo.
Voto: 9