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I cinque dischi della settimana: le pagelle di Ernesto Assante

Musica e artisti da conoscere o riscoprire, ascoltare o riascoltare
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Rusty - The Resurrection on Rust

Molti, tantissimi anni fa, stiamo parlando della prima metà degli anni Settanta, il giovanissimo Declan Patric MacManus si faceva le ossa nei club del Merseyside suonando e cantando in duo con Allan Mayes, nei Rusty. Tra il 1972 e il 1973 i due suonarono parecchio, cover di altri artisti e poco repertorio proprio, e quando il sodalizio ebbe fine, Patrick andò a Londra, indossò un paio di occhiali diverso, diventò Elvis Costello e per lui iniziò una gloriosa carriera. Mayes continuò a suonare, in giro per l’Inghilterra ma anche per il mondo, anche come musicista sulle navi da crociera. Recentemente i due si sono ritrovati, hanno pensato fosse divertente celebrare il cinquantennale della loro collaborazione e Costello, con la collaborazione degli Imposters, si è deciso di produrre il primo, inedito, album dei Rusty. Album è paro…

Rusty - The Resurrection on Rust

Molti, tantissimi anni fa, stiamo parlando della prima metà degli anni Settanta, il giovanissimo Declan Patric MacManus si faceva le ossa nei club del Merseyside suonando e cantando in duo con Allan Mayes, nei Rusty. Tra il 1972 e il 1973 i due suonarono parecchio, cover di altri artisti e poco repertorio proprio, e quando il sodalizio ebbe fine, Patrick andò a Londra, indossò un paio di occhiali diverso, diventò Elvis Costello e per lui iniziò una gloriosa carriera. Mayes continuò a suonare, in giro per l’Inghilterra ma anche per il mondo, anche come musicista sulle navi da crociera. Recentemente i due si sono ritrovati, hanno pensato fosse divertente celebrare il cinquantennale della loro collaborazione e Costello, con la collaborazione degli Imposters, si è deciso di produrre il primo, inedito, album dei Rusty. Album è parola grossa, sono solo sei brani per 23 minuti di musica, ma il risultato è decisamente divertente e piacevole, sia nella parte più curiosa, ovvero quella del per noi ignoto Allan Mayes, che canta con voce potente e si muove con sicurezza nel mondo degli amori musicali del duo, Nick Lowe e Neil Young tanto per dire, ma anche in quella dell’unico inedito firmato dai due, recuperato dal cassetto dei ricordi. E’ un lungo EP di sicuro interesse per chi ama Costello, per chi ascolta con passione il miglior pop britannico e pensa che la musica che gira intorno non abbia anima. Questa ce ne ha in abbondanza.
Voto 8

Jamie T - The Theory of Whatever

Si può essere moderni senza volerlo? E’ quello che appare, quello che sembra, ascoltando Jamie T, cantautore dei nostri tempi, con il cuore ancora ben ancorato in quella poetica di strada molto cara a Joe Strummer, ma anche a quella critica sociale densa di poesia propria di artisti come Aqualung o Joe Jackson, La migliore canzone tra pop e rock inglese, che alla fine non è pop e non è rock, ma ci piace molto proprio per questo. Jamie T non ambisce ad alcuna forma di modernità, eppure le sue sono tra le canzoni più contemporanee che ci sia capitato di ascoltare, non in termini sonori ma di sentimento, di tensione, di calore emotivo, canzoni capaci di catturare l’attenzione, di stimolare la curiosità, di essere calde e sentimentali con energia. “The Theory of Whatever” dimostra che si possono scrivere canzoni contemporanee senza cedere alle mode o al suono che gira intorno, che c’è spazio per la canzone, per il pensiero, per la melodia, per i ritornelli, per le idee, per i sentimenti. Sono belle canzoni, solo belle canzoni, ed è moltissimo di questi tempi.
Voto 7

Panda Bear & Sonic Boom - Reset

Che Panda Bear, al secolo Noah Benjamin Lennox, sia un piccolo grande genio è materia sulla quale è superfluo discutere. La sua attività come Panda Bear o con gli eccellentissimi Animal Collective ha segnato in maniera sostanziale il meglio del suono degli anni Duemila e anche questo nuovo lavoro, in compagnia dell’altrettanto seminale Sonic Boom, al secolo Peter Kember (qualcuno ricorda gli originalissimi Spaceman 3?), non fa che confermarlo. Vi potremmo dire che è un perfetto “disco per l’estate”, visti gli innumerevoli riferimenti al mondo etereo e solare dei Beach Boys, ma faremmo un cattivo servizio a un album che ha ricchezza musicale e visionarietà sufficiente per farvi compagnia anche in autunno e in inverno, pur restando ancorato a un indiscutibile amore per Brian Wilson e il suo multiverso. Ma il multiverso di Panda Bear e Sonic Boom, anche se giocano volentieri con la nostalgia, è totalmente contemporaneo e affascinante, liberissimo, privo di ogni possibile forma di prevedibilità.
Voto 8

Phil Manzanera & Tim Finn - The Ghost of Santiago

Sì d’accordo, lo sappiamo, il mercato della musica è, per sua natura forse, totalmente nelle mani dei giovani. E’ così dagli anni Sessanta, i principali consumatori di musica sono i ragazzi, gli adolescenti, i giovani in generale, e crescendo di musica se ne consuma sempre di meno. E’ ancora vero, in gran parte, anzi è verissimo se pensiamo a come è cambiato il mercato e il modo di ascoltare musica attraverso le piattaforme di streaming. Ma è anche vero, e ci piace sottolinearlo, che per la prima volta nella storia della cultura musicale moderna, e della popular music in particolare, il pop e il rock hanno autori che hanno conquistato la maturità, se non addirittura la vecchiaia in alcuni gloriosi casi, e che una parte del pubblico abbia fatto lo stesso. Ed è vero anche che questa prima generazione di ‘vecchi del pop e del rock’ è ancora in circolazione con molta voglia di suonare e di ascoltare cose adatte all’età, alla maturità, all’esperienza raccolta in tanti anni. Ed è a questo pubblico, non di certo ai giovanissimi, che è diretto il bellissimo secondo lavoro di una coppia di vecchie glorie, Phil Manzanera, sopraffino chitarrista che sta per ritornare in tour in occasione dei 50 anni della sua casa madre, quella dei Roxy Music, e Tim Finn, responsabile prima degli Split Enz e poi con il fratello Neil dei Crowded House, oltre che di una brillante carriera solista. E dato che chi scrive fa parte del pubblico anziano che di questi album e di queste musiche gode con gioia, è chiaro che la recensione che state leggendo è positiva. Lo è perché la capacità, la versatilità, l’intelligenza musicale di Phil Manzanera è ancora intatta e il suono, meraviglioso della chitarra e le sue doti di produttore brillano anche in questo caso. E perché Tim Finn, eterno outsider della canzone internazionale (ma principe del pop nella sua Nuova Zelanda) scrive ancora delle canzoni che hanno sufficiente garbo, eleganza e intelligenza per essere al di sopra della media. Musica per anziani, insomma, ma decisamente buona.
Voto 7

Josh Rouse - Going Places

Uno dei migliori album usciti in questa estate è senza dubbio quello di Josh Rouse, cantautore statunitense da qualche tempo in bilico tra gli Usa e l’Europa. Le canzoni di “Going Places” sono nate infatti durante il lockdown in Spagna e sono state portate a termine nello studio casalingo di Rouse e vibrano magnificamente in questo piacevolissimo mix tra sonorità europee e americane, dove idealmente si incontrano Paul Simon e i Prefab Sprout, dove il sentimento dominante è quello della letizia, ogni melodia è cantabile, ogni canzone è luminosa, anche quando i toni si fanno più malinconici. Rouse è un gran cantautore, ha realizzato una dozzina di album il cui livello è sempre più che soddisfacente e in alcuni casi, come in questo, eccellente. “Going Places” è nato per essere suonato tra gli amici, e si sente, perché le canzoni spingono ad aprire il cuore e a far entrare la musica.
Voto 8