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Jessica Cioffi in arte Loputyn 

Jessica Cioffi, ovvero Loputyn: "Grazie ai fumetti mi interfaccio con la realtà"

Con il suo nome d'arte ha in un uscita un nuovo artbook, 'Aether': "Io non voglio parlare di quello che ho vissuto, ma di quello che l'esperienza mi ha lasciato"

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Ragazze che abbracciano lupi e lupi che si trasformano in uomini. E poi streghe, foreste verdissime, che sfumano nel folto. Nei disegni di Loputyn - nome d'arte di Jessica Cioffi, classe 1990, nata a Sarnico, in provincia di Bergamo - la magia incontra la realtà, e le figure si fanno delicate, morbide, arrossate sulle estremità.

Il prossimo 4 marzo, per Shockdom, uscirà il suo nuovo artbook, Aether. Su Instagram, è seguita da 275mila persone. "Ho iniziato a disegnare quando andavo ancora all'asilo", racconta Loputyn. Parla piano, quasi sussurrando. "È sempre stato un modo per esprimermi, per me. Facevo fatica a parlare con gli altri bambini, e i disegni mi permettevano di creare dei veri e propri ponti con il mondo esterno. Comunicare con i disegni è stata una costante nella mia vita".

Quando andava al liceo, ha scoperto le fumetterie come un nuovo mondo: piene di sorprese, di cose da leggere, di persone con i suoi stessi interessi. "Prima, venendo dalla provincia, non potevo andarci. Quando sono diventata una lettrice di fumetti, ho capito di poterlo fare come lavoro. Su Internet, ne ho compreso il vero potenziale. E per me, ora, non è più un modo per fuggire dalla realtà: è il modo con cui, alla fine, mi interfaccio con la realtà".

Quanto c'è di lei nelle sue storie?
"Molti fumettisti finiscono per parlare di sé stessi. Con le ragazze, i mostri, i boschi e i lupi delle mie storie, ho costruito un punto di contatto con i lettori. Io non voglio parlare di quello che ho vissuto, dell'esperienza in sé; io voglio parlare di quello che l'esperienza mi ha lasciato".

E cioè?
"In certe esperienze, soprattutto quelle negative, ci sentiamo soli. Poterle condividere, poterle mostrare in un fumetto, mi permette di affrontarle, mi aiuta. E aiuta, forse, anche gli altri".

Per chi disegna?
"A volte anche per me stessa. Ma le cose che condivido sono il frutto del mio lavoro, del mio impegno. Il pubblico, in un certo senso, deve venire dopo: quando c'è la storia, quando sai quello che vuoi dire. Non prima. Il pubblico è l'ultimo obiettivo".

I social, però, hanno portato una certa urgenza: si condivide tutto, si condivide subito.
"Se usi i social, devi avere un'idea ben precisa del tuo spazio personale. Io non ho vissuto i social nella mia adolescenza. Li ho scoperti dopo. E riesco a mantenere una certa distanza. Ma in alcuni momenti possono prendere il sopravvento, è vero. Quando leggo i commenti degli altri, per esempio".

I social sono un limite o un'occasione?
"Non sono né un bene, né un male. Chi è nato con i social li usa diversamente, li usa con una consapevolezza diversa. Come parte integrante della propria quotidianità. È importante capirlo, secondo me".

Nei suoi lavori, resiste una dimensione quasi favolistica. Perché?
"Perché nei miei disegni c'è una certa dualità. Ragazze e mostri, sesso e castità. Quello che voglio cercare di esprimere è proprio questo: le due cose convivono, sono facce della stessa medaglia, l'una non esclude l'altra, e l'una non è migliore - o peggiore - dell'altra".

Secondo lei, facciamo ancora fatica a parlare di sesso?
"Forse, quando se ne parla, se ne parla sempre nello stesso modo, mostrando sempre le stesse cose. Ma il sesso non è solo eccesso, non è solo erotismo. Il sesso è una cosa normale, così com'è normale un corpo nudo".

Uno degli elementi chiave delle sue storie è la magia.
"Mi piace l'idea della magia come rivelazione, come conoscenza. Mi piace la sorpresa che c'è nella magia. Non è solamente l'occulto. La magia può essere un sinonimo di altro, di diverso, di curiosità".

È difficile, oggi, ritagliarsi il proprio spazio nel mondo del fumetto?
"C'è resistenza. Non solo da parte degli altri autori, ma anche da parte dei lettori abituali, che hanno sempre letto cose particolari, con un loro stile preciso. Ma le cose stanno cambiando. Di questo sono sicura".

I fumetti possono influenzare il nostro modo di vedere il mondo?
"Uno dei manga che mi hanno colpito di più è stato Homunculus di Hideo Yamamoto. Non c'entra molto con il mio stile, ma quando l'ho letto mi ha fatto riconsiderare le mie certezze".

Qual è la cosa più importante per lei?
"Mi piace andare a fondo nelle cose. Nella vita, mi sembra sempre di essere circondata da rapporti e da situazioni superficiali, momentanee. In ogni contesto, indossiamo una maschera. E siamo più persone, nello stesso momento. Viene quasi difficile ricordarsi quello che pensiamo davvero. E per me il disegno è questo".

Che cosa?
"Essere sincera, essere me stessa. E vorrei provare ad accendere questa stessa sensazione nelle altre persone. L'arte, alla fine, serve proprio a questo: a mettere insieme chi è lontano, chi non si conosce; a trovare le parole giuste da dire".