Trent'anni o giù di lì: le voci dell'Italia di domani

Chadia Rodriguez: "Vi dico chi sono le donne che odiano le altre donne"

La rapper italiana di origini marocchine, classe 1998, si racconta. Dal calcio, la prima passione, alle canzoni, "che sono come bambini: provi a proteggerle fino alla fine, ma poi devi lasciarle andare"
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Quando era più piccola, Chadia Rodriguez – rapper italiana di origini marocchine, classe 1998 – teneva un diario. “E prendevo costantemente nota di qualunque cosa”. Nelle parole, ha trovato sé stessa e la sua musica. Ha imparato a sceglierle, a usarle, a costruire un ponte con le altre persone e a farsi avanti. “Serve impegno, e la cosa più difficile è proprio riuscire a trasmettere agli altri quello che provi”. L’incontro con Jake La Furia è stato fondamentale. All’inizio della sua carriera, Chadia Rodriguez non si aspettava questo successo. “Anzi”, dice, “ero spaventata dalla reazione e dalla risposta del pubblico. Ma alla fine ho capito: quello che conta e che rimane è la musica”.

Fa paura esporsi così tanto?
“In un primo momento è stato un problema. Ma con il tempo ho imparato a convivere con le critiche, a contrastarle e a ritrovare le mie priorità”.

Con Erika Lei, canta delle donne che odiano le donne. Chi sono?
“Non c’è una categoria precisa. Le donne che odiano le donne sono quelle che attaccano le altre donne, che sono violente, che non riescono a immedesimarsi nell’altra”.

Perché lo fanno?
“Per invidia e per insicurezza, secondo me. Se non puoi avere qualcosa, finisci per criticarla. E se non sei sicura di te stessa, provi a demolire gli altri”.

“Per quelli della mia generazione”, ha detto, “non importano le origini. Siamo tutti uguali”.
“Le nuove generazioni sono decisamente più aperte. La paura e la rabbia restano. Anche l’odio. Ma spesso gli errori dei figli derivano dagli errori dei genitori. Perché sono proprio i genitori a insegnare certe cose. C’è un sentimento diffuso di ansia e di paura. Sui social ci sono picchi di cattiveria, è vero. Ma in questi anni abbiamo fatto passi enormi, da gigante”.

Avere un seguito come il suo sui social è, in qualche modo, una responsabilità?
“Sì, certo. È un po’ come avere dei figli, dei fratelli, dei nonni. Ogni giorno hai la responsabilità di quello che dici e che fai. Puoi dare l’esempio anche se non vuoi”.

Che rapporto ha con quello che canta, con le sue canzoni?
“Sono come dei bambini. Provi a proteggerle, a custodirle nel tuo telefono, nei messaggi vocali. Ma alla fine devi lasciarle andare, devi liberarle e vederle crescere”.

Perché il rap italiano, per lei, è stato così importante?
“Perché mi ha dato tanto, e soprattutto mi ha dato la possibilità di trovare le parole giuste”.

Ed è facile?
“Può essere anche facile, sì. Ma le parole che escono dal cuore sono estremamente difficili da tirare fuori”.

Chadia Rodriguez (foto di Mattia Guolo) 

Com’era da bambina?
“Sono sempre stata solare. Ero logorroica e - ecco – anche una discreta cacacazzi. Ho sempre preferito sbucciarmi le ginocchia giocando con gli altri”.

Il calcio è stata la sua prima passione.
“Ho giocato un anno in una squadra maschile e poi sette anni in una squadra femminile. Confrontarmi con i ragazzi, fin da piccola, mi ha aiutato molto”.

In che modo?
“Mi ha dato la forza necessaria per affrontare qualsiasi tipo di cosa. Qualsiasi tipo di problemi”.

Che ricordi ha dei suoi anni da calciatrice?
“Belli. Giocare a calcio mi ha insegnato a lavorare con gli altri, mi ha mostrato il vero valore dell’amicizia”.

Essere una musicista significa fare gioco di squadra?
“Sì. Per fare una canzone ci vogliono più persone. Non sei mai sola. Sei circondata da tecnici, da artisti. Devi parlare con gli altri”.

L’Italia è un paese vecchio?
“In alcune cose sì, ma ci sono tantissimi paesi molto più arretrati. Volerci vedere sempre sotto questa prospettiva negativa non ci aiuta. Dobbiamo imparare a guardare avanti, e soprattutto dobbiamo imparare ad essere una comunità”.

Qual è il problema, secondo lei?
“Tutti vogliono essere giudice, giuria e boia degli altri; ma nessuno, alla fine, è giudice, giuria e boia di sé stesso. Tutti vogliono essere unici, ovvio. Ma chi riesce ad esserlo?”.

Quando si capisce di essere unici?
“Quando capisci di non volere essere qualcun altro; quando non vuoi imitare nessuno. Quando riesci a farti bastare quello che hai e quello che sei”.

Lei è riuscita ad accettarsi?
“Non è stato facile, soprattutto all’inizio. Ma quando ho cominciato a concentrarmi su me stessa, ho capito: non avevo bisogno di essere qualcun altro”.

Come si fa ad avere successo?
“Quello che fa davvero la differenza non è voler diventare famosi a tutti i costi; è riuscire ad ascoltarsi e ad ascoltare gli altri”.

Le parole, diceva, hanno un peso preciso. Lei che cosa legge?
“Le poesie di Alda Merini, per me, sono importantissime. Spesso, con un’amica, sfogliamo i suoi libri e leggiamo alcuni versi. E ogni volta mi ritrovo in quello che dice”.