Jody Cecchetto, figlio di Claudio "ma non di papà" con le idee chiare: "Non mi accontento mai"
di Gianmaria Tammaro , di Gianmaria TammaroPer Jody Cecchetto, classe ‘94, figlio di Claudio, speaker radiofonico e streamer, passare ore e ore in diretta, sul suo canale o su quello degli altri, non è una cosa faticosa. “Mi piace”, dice, “adoro spendere così il mio tempo”. Nelle sue parole, lavoro e passione si confondono. Li divide una sottilissima linea invisibile, che spesso – tra progetti, iniziative, collaborazioni e amicizie – finisce per essere superata e dimenticata.
Jody è cresciuto con suo padre e i colleghi di suo padre; il mondo dello spettacolo, per lui, è sempre stato come una seconda casa. Ha ascoltato dischi in anteprima, parlato a tu per tu con artisti come Jovanotti e ha imparato osservando. La lezione più importante? “Non accontentarsi mai”. Su Instagram, è seguito da più di 340mila persone. “Ma non credo di avere dei fan: non sono così convinto di averli, almeno”.
Modesto?
“Ma n…
Per Jody Cecchetto, classe ‘94, figlio di Claudio, speaker radiofonico e streamer, passare ore e ore in diretta, sul suo canale o su quello degli altri, non è una cosa faticosa. “Mi piace”, dice, “adoro spendere così il mio tempo”. Nelle sue parole, lavoro e passione si confondono. Li divide una sottilissima linea invisibile, che spesso – tra progetti, iniziative, collaborazioni e amicizie – finisce per essere superata e dimenticata.
Jody è cresciuto con suo padre e i colleghi di suo padre; il mondo dello spettacolo, per lui, è sempre stato come una seconda casa. Ha ascoltato dischi in anteprima, parlato a tu per tu con artisti come Jovanotti e ha imparato osservando. La lezione più importante? “Non accontentarsi mai”. Su Instagram, è seguito da più di 340mila persone. “Ma non credo di avere dei fan: non sono così convinto di averli, almeno”.
Modesto?
“Ma no, non voglio nemmeno dire questo. Però, ecco, secondo me si tratta semplicemente di persone che decidono di seguirmi perché riesco a essere di compagnia. È questo quello che mi piace fare tutti i giorni, ed è il mio lavoro”.
Tra Twitch e la radio che cosa sceglie?
“Non lo so. La radio è una cosa difficile, che c’è da moltissimo tempo, ed è un’ottima maestra. Twitch è chiaramente diverso, e quando dico agli altri speaker che passo ore e ore in live, senza mai smettere di parlare, restano stupiti”.
Secondo lei perché?
“Perché c’è una concezione diversa del mezzo, di quello che facciamo. Su Twitch, che conosco da anni, non si fanno semplicemente delle live. C’è un confronto continuo con il pubblico. Secondo me, è il futuro. La chat, e quindi gli spettatori, possono intervenire in ogni momento”.
E la radio?
“La radio, soprattutto adesso che sono a RTL 102.5, mi sta insegnando molto. Tutti mi stanno dando fiducia, a cominciare dal presidente, Lorenzo Suraci. Vedono qualcosa in me”.
Conta di più la fortuna o la costanza?
“Mio padre ha sempre ribadito l’importanza dell’impegno. Non bisogna accontentarsi mai. E anche se non riusciamo a raggiungere subito il nostro obiettivo, possiamo imparare qualcosa. Lo so, suona un po’ retorico: ma è così. Le soddisfazioni, piano piano, stanno arrivando”.
Ha detto: “Sono figlio d’arte, non di papà”. Il suo cognome attira invidie e cattiverie?
“Fino a un mese fa, no. Ho cominciato a lavorare su Internet, e Internet è un mondo abbastanza lontano da quello di mio padre. Ma la settimana prima di andare in onda su RTL in solitaria, soprattutto tra alcuni utenti di Twitch che non mi conoscono, sono cominciate a circolare diverse insinuazioni: raccomandato, figlio di, tutti devono impegnarsi e lui no”.
E come si è sentito?
“Non credo di dovermi giustificare o difendere. Ho la coscienza pulita, e ringrazio ogni giorno mio padre per non avermi mai viziato e per non avermi mai fatto trovare la pappa pronta. Con quella frase che ho detto – sono figlio d’arte, non figlio di papà – intendevo proprio questo. Non mi posso lamentare, intendiamoci. Sono sempre stato bene. Ma non ho mai avuto la strada spianata”.
Quindi cosa fa, ignora queste voci?
“È triste, non lo posso nascondere. È un problema che c’è, per carità. Ma non è quello che è successo a me: non sono un raccomandato”.
Da quanto tempo lavora in radio?
“Da più di tre anni. Ho cominciato su RDS Next, che è la social radio di RDS. Poi ho ricevuto una telefonata da Lorenzo Suraci, che ha voluto incontrarmi e mi ha portato a Radio Zeta. Oggi sono a RTL”.
La radio non è una cosa vecchia?
“Sì e no. Ha una storia importantissima, che bisogna conoscere e rispettare. Oggi, però, è diversa. Con le dirette sui social e in televisione, ha trovato una formula nuova, ibrida. Un po’ come Twitch, se vuole. La radio fa ancora tantissima compagnia alle persone, e ci sono ancora molti spettatori affezionati”.
Passare così tanto tempo online ha delle controindicazioni?
“Come tutte le cose. È importante riuscire a trovare un equilibrio, senza lasciarsi travolgere dai commenti e dalle critiche. Personalmente cerco sempre di tenermi fuori dalle varie rivalità tra creator. Preferisco ingoiare il rospo, come si dice, e passare oltre. C’è chi fa contenuti su questo e vive di questo tipo di interazioni: lo so. Io preferisco evitarle”.
Non c’è il rischio di rimanere soli, anche tra colleghi?
“In realtà no. È ancora possibile costruire dei rapporti genuini sul lavoro. Penso, per esempio, a Dario Moccia e alla sua community. È stata una delle scoperte più belle di Twitch. È sempre pronto ad aiutarmi e a sostenermi anche nella vita privata”.
Perché ha scelto proprio questo mestiere?
“Nel 2015, sono stato contattato per partecipare a una serie di Disney Channel. Da lì, sono arrivati altri lavori, soprattutto online. Poi ho aperto un mio canale, e ho iniziato a fare cose da solo. Ultimamente sto collaborando con altri creator, come GrenBaud, che è diventato uno dei miei migliori amici. Faccio questo mestiere per questo, perché mi piace, mi trovo bene davanti alla camera, a parlare con gli altri, con le persone, a intrattenere”.
Ma essere sempre così presente non diventa, a un certo punto, un peso?
“Assolutamente. Ma ci sono così tante cose positive in questo mestiere che cerco di non pensare agli aspetti negativi”.
Qual è la cosa più importante che ha imparato da suo padre?
“Grazie a lui, ho potuto vedere immediatamente il dietro le quinte di questo mondo, come effettivamente funzionano le cose. E questo è un grande aiuto, perché mi ha permesso di adattarmi più velocemente ai ritmi e alle necessità di questo lavoro”.
Di che cosa ha paura?
“Di non essere all’altezza. Mi impegno sempre al massimo, e studio e provo a fare tutto quello che mi viene chiesto. Ma ho sempre paura di non farcela, di non riuscirci”.