Bonsai. Piccole opere d'arte. Ferdinando Arnò parla scegliendo le parole con cura. Solo qualche ora fa, il 12 luglio, ha vinto il Premio Tenco per l’Album collettivo a progetto ottenuto con The Gathering (Quiet). Un riconoscimento di cui è fiero. Arnò è anche il più grande maestro di jingle italiano.
Sue tra le altre, le musiche per Barilla (Roger Federer e Chef Davide Oldani), Tim (All Together Now), Fernet Branca, Armani o Aperol, Vodafone e Nike, Nespresso, Coca-Cola e Tic Tac, Sky ("Toy" con Robin Williams).
"Seguo le emozioni", dice. E vibra. Arnò si muove insieme alla luce o alle foglie che lo circondano in Puglia dove vive. Da quelle con cui ha danzato, letteralmente, per produrre il suo ultimo album, a quelle minuscole che vede germogliare sulle pubblicità che firma. Riduttivo chiamarle così. Più bello come le chiama lui, réclame.
Nato a Manduria nel 1959, Arnò è sorprendente. Sue le colonne sonore di ciò che ricordiamo senza conoscerne l'origine.
"I jingle sono bonsai. Anche lo spot è un piccolo film d'autore. Tutto racchiuso in trenta secondi", continua. E i suoi trenta secondi sono stati in grado di cambiare vite. Come quella di Malika Ayane. Nel 2007 la sua voce per la campagna Saab 9-3 la lancia oltre il piccolo spazio pubblicità, fuori dalla palla di vetro.
"Sospesa l'abbiamo fatta in tre ore. Avevo in mente una piccola melodia, tre frasi in inglese ma poi non riuscivo a trovarci un testo. Le ho detto 'proviamo con un vocalizzo'. Forse lei mi 'odia' ora, ma il vocalizzo è proprio la sua cifra stilistica". E così nel 2010 ha prodotto anche il secondo album di Malika, Grovigli, a cui hanno partecipato Paolo Conte, Alexander Balanescu, Vince Mendoza, Cesare Cremonini. Foglie intrecciate.
Di Arnò il rap Ga el Suv (Skoda Yeti) o il tormentone Gran Soleil per Ferrero, che gli piace "perché lo canticchiano i bambini". E soprattutto il riadattamento di Here Comes the Sun di George Harrison per Allianz. "Quello è stato un colpo mondiale", sorride. Le foglie si spostano applaudendo. "Harrison non aveva mai concesso un brano. Quando cercammo di comprare i diritti del pezzo gli eredi dissero di no. Trovammo un escamotage allora, donare tutto in beneficenza".
Non c'è un confine etico, non c'è arte figlia di un dio minore. "Io sono specializzato in musica per immagini ed è quella la mia ispirazione. La colonna sonora è musica in funzione di qualcosa. Inscindibile dalle emozioni e racchiusa nel piccolo tempo di una réclame".
"Il premio maggiore è stato l'Ever forever. Insomma quello che si poteva vincere l'abbiamo vinto. Ma non è solo questo, è lavorare con grandi artisti. Per Barilla Noa ha rifatto per me la musica di Piovani per la Vita è bella", continua. Non c'è il diavolo nella pubblicità ("Se mi chiedono di fare uno spot per l'Ilva non lo faccio"). Arnò ha collaborato con Salvatores, Gondry, Singh, Spike Lee, Garrone, Crialese, Sorrentino. Ha vinto anche un Leone di Bronzo a Cannes per la musica dello spot Telecom Gandhi (2004) o il Mezzo Minuto d'Oro per Bmw e per la campagna Tim, nota grazie alle mosse irresistibili del ballerino tedesco Sven Otten.
Rifiuti mai. "Solo nel caso mi chiedessero di copiare qualcuno".
"La cosa più terribile è l'aver sentito le mie canzoni nelle segreterie telefoniche dei call center. Mi mettono in attesa e sono costretto ad ascoltarmi a ripetizione, è una vendetta che non merito...", ma Arnò sa di essere finito nel girone giusto. "Sono stato al festival bar con una cantante inglese con la quale avevo lavorato per Algida. Trenta secondi ed era entrata in classifica. Ci invitarono ma il gruppo non esisteva, così andammo con una fake band tra l'altro ottima".
"Non c'è niente di male in quello che faccio. Mi rompo le palle solo quando è troppo, sono normale anche io", dice. E aggiunge: "Io sono felice quando sento musica quasi triste. Il problema ora sono i big data, vieni analizzato e ti dicono che devi fare, ma in un mondo così Morricone non sarebbe mai esistito. La ribellione si trova anche lì, nel pensare che la musica non debba essere sempre un crescendo gioioso, ma magari romanticismo, la saudade". Andrebbe tutto molto meglio.
Vincere il Tenco gli ha riempito il cuore. "Come Forrest Gump ho detto, facciamo il Tenco, e l'ho fatto davvero", conclude seduto in un bar circondato da suoni, rumori che non lo disturbano. "Ho approfittato del Covid per andare a vivere al sud dove ho una casa in Puglia. Ho seguito tutte le emozioni che provavo partendo dalla natura e le ho convertite in musica passando attraverso la pelle. Ho suonato con le foglie del vino Primitivo, ho dialogato con la mia terra. Ho tradotto in musica tutto ciò che è vibrazione. Partendo dall'idea del Tenco ho cercato di realizzare qualcosa con il ritmo di Alfio Antico, percussionista siciliano, ex pastore, autore di Trema la terra. Ho cercato di abbinarlo come nella moda a influenze di tutti i tipi e provenienti da tre continenti diversi".
"Ho 63 anni, ho il parkinson, vivo in un paese con la più alta percentuale di tumori alla tiroide in Italia" dice ancora. Per migliorare un po' di mondo possono bastare trenta secondi. Come diceva Coco Chanel 'la mattina quando esci da casa guardati allo specchio. E togliti qualcosa'".
Perché oggi si cammina sui vetri. Arnò vorrebbe che la musica riuscisse ad essere una forma di attivismo. Vorrebbe che chiudessero l'Ilva e vietassero la caccia. Vorrebbe che i ragazzi posassero i cellulari per aver le mani libere di muoversi nell'aria davanti a un palco. Vorrebbe che vibrassero, come foglie.