Monica Vitti, il ricordo di Diego Abatantuono: "Mi ha lanciato. Abitavamo in due case vicine, poi di colpo non ho più saputo niente di lei"
di Arianna Finos , di Arianna FinosUno dei treni che sono passati nella carriera di Diego Abatantuono si chiama Monica Vitti, che a vent’anni lo ha voluto co-protagonista al cinema di Il tango della gelosia. "Sono cresciuto al Derby, da giovanissimo andavo molto al cinema e Monica Vitti era tra gli attori che sentivo più vicini, con Gassman, Tognazzi, Sordi, Volonté, Mastroianni. Una schiera di mattatori capaci di traghettare le masse al cinema con il loro nome: se il regista non era Fellini, si andavano a vedere i film perché c’erano loro".
Cosa le rendeva unica?
"Era capace di spaziare in ogni registro. Ed era moderna, a cominciare dall’aspetto, era bella ma diversa dai canoni tradizionali. Era ironica, cosa che allora, con l'ottusità che c’era nei confronti delle donne, non era prevista. Tante l’avevano, poche riuscivano ad esprimerlo al cinema. Quindi bella, originale, moderna, simpatica, autonoma… era un personaggio a mio avviso s…
Uno dei treni che sono passati nella carriera di Diego Abatantuono si chiama Monica Vitti, che a vent’anni lo ha voluto co-protagonista al cinema di Il tango della gelosia. "Sono cresciuto al Derby, da giovanissimo andavo molto al cinema e Monica Vitti era tra gli attori che sentivo più vicini, con Gassman, Tognazzi, Sordi, Volonté, Mastroianni. Una schiera di mattatori capaci di traghettare le masse al cinema con il loro nome: se il regista non era Fellini, si andavano a vedere i film perché c’erano loro".
Cosa le rendeva unica?
"Era capace di spaziare in ogni registro. Ed era moderna, a cominciare dall’aspetto, era bella ma diversa dai canoni tradizionali. Era ironica, cosa che allora, con l'ottusità che c’era nei confronti delle donne, non era prevista. Tante l’avevano, poche riuscivano ad esprimerlo al cinema. Quindi bella, originale, moderna, simpatica, autonoma… era un personaggio a mio avviso straordinario che ha dato la possibilità a tante attrici di ispirarsi a lei, ha determinato un cambiamento. Ha fatto da sola con poche sue colleghe quello che in tanti anni ha fatto il cinema maschile".
Nella sua carriera personale ha avuto un ruolo importante.
"Quando ti guardi indietro e vedi il destino come si è mosso, pensi alle sliding doors. Ho avuto fortuna nella mia vita, essere nel posto giusto al momento giusto e poter fare una cosa che sapevo fare. Il mondo del cabaret da giovanissimo, ascoltando e frequentando Cochi e Renato, Iannacci, Fo e Villaggio. I treni passavano e li ho presi tutti. Un giorno ho preso un teatrino a Roma, Piazza Navona, per una settimana, affittandolo a spese mio per lo spettacolo che facevo al Derby. Avevo 21 anni. Invitai tutti, vennero i Vanzina, Pozzetto, Villaggio, Benigni, e anche Steno con Monica Vitti. Che fu molto carina e affettuosa con me, si divertiva molto con il mio personaggio che parlava pugliese. Ci siamo trovati e mi ha chiamato per Il tango della gelosia dove ho fatto il primo ruolo da coprotagonista con lei, prima avevo fatto solo qualche partecipazione".
Che ricorda del set?
"Una donna allegra e divertente, mi aveva proposto il film perché voleva fare un film divertente. Era a un punto in cui aveva fatto un po’ tutto, non aveva bisogno di gratificazioni, ma lei sceglieva i film che la divertivano. Aveva talento, visione, padronanza del mestiere. E quel film fu un grande incasso, mi ha lanciato, quel personaggio ha funzionato, anche se poi l’ho esaurito in pochi anni e troppi film.
A scuola escono tutti con i capelli rasati e la banana, a modalità d’uso specifiche, poi vedi qualcuno che senza sottolineare, con eleganza, ispira e impone una moda, e ha la capacità di diventare leader, farsi seguire. Monica era così, quello che faceva diventava unico".
È andata incontro a un destino drammatico.
"È stata una donna sfortunata, con tutte le qualità e le doti che aveva… una persona che si ammala di una malattia così difficile e lunga è una grande sfortuna. Tutte le volte che pensavo a lei provavo un dispiacere forte e più vivo per le persone che sono venute a mancare. Abitavamo in due case vicine, poi di colpo non ho più saputo niente di lei. Dopo un po' ho capito. È stata colpita da un destino brutto e sbagliato, che non si meritava. Una cosa che fa incazzare, tanto. È mancata a tutti. Il cinema ci permette di pensare a Villaggio e Vanzina e Tognazzi, di vederli nei film con serenità ma perché sai che hanno condotto la loro esistenza e se ne sono andati. Io ho passato vent’anni a vedere i suoi film con Monica che non c’era, ma era ancora viva e questo mi faceva soffrire ancora di più. È stata una grande ingiustizia".