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Monica Vitti, quel muro di silenzio con cui il marito ha protetto il suo amore fragile

(ansa)
Riservatezza assoluta e isolamento dal resto del mondo: così Roberto Russo ha tutelato per decenni l'attrice malata
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Quando Monica Vitti ha capito che la memoria avrebbe cancellato i ricordi e la coscienza di sé, si è fatta promettere dall’uomo che amava, sposato un anno prima dopo tanto tempo vissuto insieme, che avrebbe protetto dal mondo quello che lei sarebbe diventata. Lo avremmo fatto tutti noi, a maggior ragione per un’attrice come lei, che aveva curato, controllato la sua immagine per tutta la carriera, che nelle interviste degli ultimi anni spesso si nascondeva dietro gli occhiali sfumati, la folta chioma, il sorriso bellissimo.

Ma insieme alla cattiva sorte della malattia, l’attrice ha ricevuto un regalo d’amore e dedizione, un muro di silenzio alto vent’anni che Roberto Russo è riuscito a costruirle i…

Quando Monica Vitti ha capito che la memoria avrebbe cancellato i ricordi e la coscienza di sé, si è fatta promettere dall’uomo che amava, sposato un anno prima dopo tanto tempo vissuto insieme, che avrebbe protetto dal mondo quello che lei sarebbe diventata. Lo avremmo fatto tutti noi, a maggior ragione per un’attrice come lei, che aveva curato, controllato la sua immagine per tutta la carriera, che nelle interviste degli ultimi anni spesso si nascondeva dietro gli occhiali sfumati, la folta chioma, il sorriso bellissimo.

Ma insieme alla cattiva sorte della malattia, l’attrice ha ricevuto un regalo d’amore e dedizione, un muro di silenzio alto vent’anni che Roberto Russo è riuscito a costruirle intorno e in cui nessuno ha fatto breccia, mai, fino alla fine. È riuscito a convincere e fatto allontanare, consenzienti, amici e parenti. «Nessuno entrava in quella casa, lui aveva chiuso le saracinesche — racconta Fabrizio Corallo, autore del documentario Vitti d’arte Vitti d’amore, presentato alla Festa di Roma — anche io per i materiali per il doc non l’ho mai visto di persona, neanche in un ufficio: solo sentito al telefono».

E nessuno ha mai forzato, violato questa scelta, neanche la stampa. “Nessuno ha mai pubblicato una foto, eppure usciamo” si era stupito Russo, qualche anno fa. Tante giornate trascorse insieme nella casa a un passo da Piazza del Popolo, tante nella casa al mare. “Non è vero che lei vive in un’altra realtà, le sono sempre accanto, ci parliamo con gli occhi”, aveva svelato lui, spiegando che la sua presenza era necessaria, al fianco della badante, per il legame forte che c’era ancora tra loro.

Quando si sono conosciuti lui era un fotografo, barbuto e magrissimo, lo sguardo serio dietro agli occhiali. Lei era l’attrice più importante del cinema italiano, un corpo attraente, la massa di capelli biondi, la voce roca irresistibile. Lui aveva 36 anni, lei 51. La differenza d’età non era passata inosservata sui media ma la naturale sintonia della coppia aveva spento i pettegolezzi.

(afp)

Con quel film, Flirt, in cui interpretava un moglie costretta a lottare con l’amante immaginaria del marito, lei aveva vinto l’Orso d’argento alla Berlinale, lui il David da emergente. Non si dimentica la scena in cui l’attrice supplica la rivale invisibile di lasciarle il marito, “mi piace tutto di lui, mi piacciono anche i piedi”. Era l’83 e Morandini descriveva Russo come un “esordiente che ama le immagini chiare e distinte, ha occhio per il paesaggio e cura i particolari”.

Il loro era un sodalizio artistico e sentimentale. “A 14 anni avevo deciso che non avrei avuto figli. Una famiglia normale — aveva spiegato a Enzo Tortora — mi spaventava. Non volevo un uomo da incontrare solo la sera a cena, ma un compagno di lavoro per condividere tutto”. Così è stato con i tre uomini di set e vita, Michelangelo Antonioni, Carlo Di Palma, Roberto Russo. Insieme hanno fatto film, teatro, tv, lui le era accanto nel debutto da regista e ultimo film, Scandalo segreto, 1990. Insieme hanno diretto anche questi ultimi vent’anni di una vita consumata insieme, senza scandali e segreti.