Una comunità della quale s'è fatto portavoce Spike Lee quando è salito sul palco per ricevere la statuetta (la prima, dopo cinque nomination) per la migliore sceneggiatura non originale per il suo Blackkklansman, adattamento cinematografico del libro Black Klansman scritto dall’ex poliziotto Ron Stallworth. "Le elezioni presidenziali del 2020 sono dietro l'angolo - ha detto Lee - mobilitiamoci, mettiamoci dal lato giusto della storia. Facciamo una scelta morale tra l'amore e l'odio. Facciamo la cosa giusta". Lee ha anche ringraziato la nonna "che era stata una schiava: rendo omaggio a lei e ai nostri antenati, grazie al loro sacrificio siamo qui, grazie per aver costruito il Paese e sopportato il genocidio dei nativi".
Oscar 2019, Spike Lee e l'omaggio a Prince: tutto in viola con il ciondolo "Love Symbol"
"So che mio fratello Prince ci sta guardando, e canta 'It's gonna be a beautiful night'". Così, con un tweet, il regista Spike Lee rende omaggio a Prince e spiega il motivo del look che ha scelto per la notte degli Oscar, "all purple". Tutto in viola (anche la montatura degli occhiali), due vistosi anelli (più simili a un tirapugni) alle mani, con le scritte "love" e "hate", e, al collo, il ciondolo-simbolo di Prince, quel "Love Symbol" che diede il titolo al concept album del 1992.
Afroamericano anche uno degli attore più apprezzati del momento, Mahershala Ali, che porta a casa il premio come migliore attore non protagonista per Green Book. Altra storia di discriminazione: nel film è il musicista nero che attraversa il sud degli Stati Uniti, fra razzismo e intolleranza, con Viggo Mortensen come autista. Mahershala Ali registra un record personale, ha vinto due Oscar in tre anni: all’edizione degli Academy del 2017 aveva conquistato la statuetta come migliore attore non protagonista per Moonlight, vincitore di quell'edizione come miglior film.