✕

Kenneth Branagh, 'Belfast' verso gli Oscar. "La mia infanzia di strada, tra candore e Neorealismo"

Con il suo film più autobiografico, appena arrivato in sala, il regista è candidato a sette statuette. Racconta la sua infanzia e i tumulti che costrinsero la sua famiglia a trasferirsi in Inghilterra
3 minuti di lettura

Belfast di Kenneth Branagh è figlio della pandemia.. Nei primi mesi di lockdown avevamo incontrato il regista in collegamento via Zoom, consegnava alle piattaforme Artemis Fowls, il film meno riuscito di sempre. La cosa non sembrava preoccuparlo, completamente concentrato su quello che definiva "il più personale" e che sarebbe divenuto il più importante. Belfast, appunto. Il passaggio repentino dall'infanzia all'età adulta del giovane Branagh si consuma sulle strade della città che si trasformano, quando soffia il vento dei Troubles, da luogho di giochi a zone di barricate e scontri, mentre la famiglia sarà costretta a trasferirsi in Inghilterra. Arrivato in sala con Universal, Belfast ha sette candidature Oscar: film, regia e sceneggiatura a Kenneth Branagh, gli attori "nonni" Ciarán Hinds e Judi Dench,  sonoro e canzone, Down to Joy di Van Morrison.

 

'Belfast', Kenneth Branagh r…

Belfast di Kenneth Branagh è figlio della pandemia.. Nei primi mesi di lockdown avevamo incontrato il regista in collegamento via Zoom, consegnava alle piattaforme Artemis Fowls, il film meno riuscito di sempre. La cosa non sembrava preoccuparlo, completamente concentrato su quello che definiva "il più personale" e che sarebbe divenuto il più importante. Belfast, appunto. Il passaggio repentino dall'infanzia all'età adulta del giovane Branagh si consuma sulle strade della città che si trasformano, quando soffia il vento dei Troubles, da luogho di giochi a zone di barricate e scontri, mentre la famiglia sarà costretta a trasferirsi in Inghilterra. Arrivato in sala con Universal, Belfast ha sette candidature Oscar: film, regia e sceneggiatura a Kenneth Branagh, gli attori "nonni" Ciarán Hinds e Judi Dench,  sonoro e canzone, Down to Joy di Van Morrison.

 

'Belfast', Kenneth Branagh racconta se stesso in un film da Oscar - La clip in anteprima

Anche  con il migliore ottimismo, sette candidature erano difficili da immaginare.

"No. Sono eccitato ed emozionato per il film, anche perché nell'era del Covid si è rivelato un successo in sala, segnando un'inversione di tendenza. Tante candidature accendono un potente riflettore sul film che è in giro per il mondo. E parlare tanto dei film e di Oscar è un modo di reagire della nostra comunità cinematografia che lotta per uscire da una sorta di crisi esistenziale: sopravviverà il cinema?"

Lei è già stato candidato cinque volte, che ricordi ha della notte dell'Academy.

"Beh la prima volta è indimenticabile. Sono arrivato, sceso dall'auto mi sono subito imbattuto in Tom Hanks e Rita Wilson, tornavano da Londra, avevano visto un'opera teatrale di Cechov intitolata The Cherry Orchard  'con un regista interessante che si chiama Sam Mendes e un'attrice molto brava che qui conosciamo poco, che si chiama Judi Dench..' Poi sono andato in bagno:  mi giro e vedo da una parte Steve Martin e dall'altra Cuba Goding Jr. La serata continua così finché dietro le quinte mi si avvicina un tizio con gli occhiali scuri che mi dice: 'Ciao, sono Jack' (fa l'imitazione della voce ndr). Era Nicholson. Insomma una serie di sorprese esplosive che mi hanno lasciato stordito".

A proposito di salvataggi del cinema, anche Assassinio sul Nilo ha fatto la sua parte.

"Dopo tanti rinvii, una coincidenza fantastica. Prima di tutto il successo di pubblico non era scontato per entrambi i film. Assassinio sul Nilo è una gloriosa celebrazione del cinema attraverso lo schermo da 70 mm. Che può ancora ancora la magia di trasportarti, farti evadere non solo nella fantasia, nei sentimenti, ma anche in un luogo che personalmente oggi trovo catartico e pieno di significato".

Belfast è ambientato nei Troubles, momento politico di grande tensione, era preoccupato di qualche reazione?

"E' vero, ma se ci pensa quasi tutti i periodi nella storia del nord dell'Irlanda sono politicamente instabili. Volevo guardare la situazione attraverso gli occhi di un bambino di nove anni: che ne sa lui della politica? È ciò che vede per strada, una strada trasformata da parco giochi a fortezza. Amici della mattina che nel pomeriggio gli parlano più. E' questo il suo incontro con la politica. C'è chi cerca di intimidire e reclutare lui e i suoi amici alla lotta. Questa per lui è la politica, non quella di uomini di mezza età in giacca e cravatta che parlano in televisione come hanno alcune persone. Volevo raccontare come la politica incideva sulla vita quotidiana di un bambino, costretto a passare rapidamente dall'innocenza a una forzata maturità".

Il suo film, non solo per il bianco e nero, sembra avere ben presente la lezione del Neorealismo. A partire da Ladri di biciclette.

"Certo, moltissimo. E non solo per l'esempio più classico, Ladri di biciclette, ho guardato molti film di Rossellini e di quel periodo. Ho guardato a quella presentazione poetica in bianco e nero della vita della classe operaia, della vita urbana. Mi ha profondamente commosso la recitazione del bambino di Ladri di biciclette, esattamente quel che cercavo per il mio giovanissimo protagonista ".

E questo film parla anche di perdita, sentimento contemporaneo.

"Sì. Per molte ragioni. E' il riconoscimento di un'enorme perdita, di vite umane, di identità per questa famiglia,  della strada,  della casa, la del Paese e, ad un livello più profondo e semplice, la perdita dei propri cari. Questo terrificante momento in cui un giovane si rende conto che quei nonni semplicemente non ci saranno per sempre e che quella verità implacabile e inconfutabile ti cambia per sempre. E' la nostra essenziale lezione di vita ma è difficile da accettare quando sei un ragazzino".

Festa di Roma, 'Belfast': Kenneth Branagh e gli scontri degli anni Sessanta in Irlanda del Nord

Che reazione ha avuto la sua famiglia?

"Molto emotivo. Ma soprattutto mi hanno cercato una decina di persone che vivevano in quella strada, dicendomi che ero stato accurato, rievocavano quel giorno del '69. Un signore ricordava che i miei capelli erano sempre unti perché mia madre mi metteva il burro tra i capelli, vecchio rimedio popolare che non ricordavo. C'è una intera comunità a Belfast che si è riconosciuta, identificata con la verità emotiva del film".

Che momento è questo per lei?

"Ieri sera mia moglie mi diceva: incredibile pensare che questo pezzo della tua storia parli dell'amore per il cinema, dei fumetti, di Charles Dickens in un teatro o Agatha Christie nella libreria di tua madre. Ci sono tutte cose che neanche sapevi, allora, che ti stavano formando come artista. E sono finite in una storia che ti ha portato in un posto lontanissimo dal ragazzino seduto in quel cinema che guardava un film come fosse un miracolo di movimento e colori. Quel miracolo che mi ha portato qui oggi" .