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Paolo Sorrentino dopo gli Oscar: "Ora mi riposo. Progetti? Penso a fare un film che mi piace"

Il regista napoletano, candidato con 'È stata la mano di Dio', rientra in Italia senza statuetta ma con molte idee per il futuro. E cita Louis Stevenson: "Il nostro compito al mondo non è riuscire, ma fallire nelle migliori condizioni di spirito possibile"
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“Il politicamente corretto è un po’ un fardello per la creazione artistica, l’arte migliore nasce da un intento di scorrettezza”: così Paolo Sorrentino, il giorno dopo la notte degli Oscar, un’edizione in cui era in corsa con È stata la mano di Dio nella categoria per il film internazionale; il premio è andato al giapponese Drive my car, di cui il regista napoletano dice: “È un bel film e meritava di vincere”.

Sorrentino s’affaccia via zoom da Los Angeles, in partenza per l’Italia. È di ottimo umore, ritarda un po’ l’incontro: “Perdonatemi, ho dormito di più perché ho fatto molto tardi per accompagnare mio figlio a un…

“Il politicamente corretto è un po’ un fardello per la creazione artistica, l’arte migliore nasce da un intento di scorrettezza”: così Paolo Sorrentino, il giorno dopo la notte degli Oscar, un’edizione in cui era in corsa con È stata la mano di Dio nella categoria per il film internazionale; il premio è andato al giapponese Drive my car, di cui il regista napoletano dice: “È un bel film e meritava di vincere”.

Sorrentino s’affaccia via zoom da Los Angeles, in partenza per l’Italia. È di ottimo umore, ritarda un po’ l’incontro: “Perdonatemi, ho dormito di più perché ho fatto molto tardi per accompagnare mio figlio a una festa in cui c’erano musicisti famosi che lui voleva vedere. La festa privata di un produttore discografico. Mi sono divertito, sì”. Nessun segno di delusione: “Diceva lo scrittore Louis Stevenson: 'Il nostro compito al mondo non è riuscire, ma fallire nelle migliori condizioni di spirito possibile. E così faccio io”. Alla cerimonia portava sulla giacca il nastro azzurro di sostegno all’Ucraina. Racconta del clima di festa: “Uno sta nel gioco e gioca, ma non era il momento ideale per andare agli Oscar, la percezione della guerra è anche legata alle distanze e qui si sente meno... Io, da europeo, la sento di più imbarazzante. C’è una guerra e qui c’è una dimensione gioiosa ma la vita funziona anche così”.

Si guarda bene dall’intervenire sullo schiaffo che Will Smith ha dato a Chris Rock sul palco, dopo l’infelice battuta su Soldato Jane indirizzata alla moglie Jada Pinkett Smith, che soffre di alopecia. “Avevo trovato un angoletto per fumare e non ho visto nulla. Ho sentito parlarne dopo, ho fatto finta di capire ma non so nulla, non ho visto lo schiaffo. Mi faccio i fatti miei, ognuno dà gli schiaffi che vuole, non bisogna intervenire nelle cose altrui”. Si rifiuta di intervenire su questioni troppo politiche perché “a malapena riesco a parlare di cinema. Da cittadino sono contro la guerra come tutti. Una cosa da superare della storia, ed è paradossale che si stia facendo, ma non posso fare un’analisi politica, non mi voglio far tirare dentro a quelle cose che ti fanno dire poi in tv”.

Il ritorno a Los Angeles otto anni dopo l’Oscar a La grande bellezza ha significato trovare un Paese diverso, la pandemia ha segnato uno spartiacque: “Tutto mi sembra meno efficace, attrattivo, la pandemia ha inciso. Anche i film sono meno dirompenti, questo succede. Rispetto a otto anni fa mi sembra un'edizione sottotono, ma è fisiologico viste le difficoltà che il cinema ha subito, siamo ammaccati”. Quest’anno quindi nello sguardo c’è stata “meno meraviglia e più ironia”, anche se il divertimento non è mancato anche grazie alla presenza del suo giovane alter ego, Filippo Scotti: “Mi diverte molto la velocità in cui si muove in questo mondo”.

Il suo Oscar personale lo consegnerebbe a Licorice pizza di Paul Thomas Anderson: “Non ha preso nulla, ma era il mio film preferito, bellissimo”. Non si pronuncia invece su Coda, premiato come miglior film, e non fa progetti per il futuro. Per ora voglio tornare a casa e riposarmi dopo i sette mesi di promozione. Ha postato su Instagram una foto con la mamma. “È stato per chiudere il viaggio principale di questo film, che per me si è concluso ieri. Un piccolo film che ha fatto un viaggio più grande di quel che mi sarei aspettato. È stata già una vittoria essere nella cinquina, questa è la mentalità a Hollywood, e sono tantissimi i vantaggi per un film e per i finanziamenti futuri dell’essere canditati”.

Non sa se il prossimo progetto sarà americano, si parlava di Mob girl con Jennifer Lawrence, in italiano. “Ci sono sempre tanti progetti, dipende anche dai finanziamenti, per me è importante fare un film che mi interessa, nel mio paese come in America, anche se i finanziamenti dei miei titoli internazionali finora sono sempre arrivati dall’Europa”. Ringrazia Netflix per il sostegno e i tanti colleghi che si sono spesi per il film, da Guillermo del Toro a David. O. Russell fino a Julian Schnabel e Alfonso Cuarón. Conclude: "Ora lo scopo principale è riposare. Non ho tutta questa fretta di tornare a fare un film, perché inizio a essere più grandicello: è più intelligente fare i film con calma e diradare le presenze".