Il grande classico. Lucrezio e la luce della ragione
Federico Condello , Ivano Dionigi , a cura di FEDERICO CONDELLO e IVANO DIONIGIPer questi giorni abbiamo scelto di proporre un brano di un autore “classico”, greco o latino, da leggere in questo tempo complesso. Da Platone a Seneca consigliamo testi e letture d’autore che affrontano temi sempre presenti, come il rapporto con lo Stato o quello con i nostri genitori. La scelta e letture sono del “Centro studi per la permanenza del classico”, firmate da Ivano Dionigi, ex rettore dell’ateneo di Bologna, e Federico Condello, filologo che insegna all’università di Bologna
La luce della ragione contro le tenebre delle passioni e ambizioni umane, in un brano di Lucrezio che denuncia l’inanità di molte nostre brame, tanto egoistiche quanto cieche, sollecitate dalla paura della fine e dall’ignoranza della verità. Quando l’uomo è nel pericolo «la maschera è tolta», ed «escono dal fondo le parole vere».
Da Lucrezio, Sulla natura
Giova osservare l’uomo nei dubbi e nei pericoli,
e nelle avversità conoscere chi è davvero;
allora finalmente parole vere escono fuori dal fondo
del cuore, la maschera è tolta, rimane la realtà.
L’avidità infine e la cieca brama di onori
spingono i miseri uomini a varcare i confini
del giusto e talvolta, compagni e artefici di delitti,
a tentare notte e giorno con tutte le forze
di salire sul gradino più alto del potere: queste sono le piaghe della vita,
alimentate in gran parte dalla paura de…
Da Lucrezio, Sulla natura
Giova osservare l’uomo nei dubbi e nei pericoli,
e nelle avversità conoscere chi è davvero;
allora finalmente parole vere escono fuori dal fondo
del cuore, la maschera è tolta, rimane la realtà.
L’avidità infine e la cieca brama di onori
spingono i miseri uomini a varcare i confini
del giusto e talvolta, compagni e artefici di delitti,
a tentare notte e giorno con tutte le forze
di salire sul gradino più alto del potere: queste sono le piaghe della vita,
alimentate in gran parte dalla paura de…
La luce della ragione contro le tenebre delle passioni e ambizioni umane, in un brano di Lucrezio che denuncia l’inanità di molte nostre brame, tanto egoistiche quanto cieche, sollecitate dalla paura della fine e dall’ignoranza della verità. Quando l’uomo è nel pericolo «la maschera è tolta», ed «escono dal fondo le parole vere».
Da Lucrezio, Sulla natura
Giova osservare l’uomo nei dubbi e nei pericoli,
e nelle avversità conoscere chi è davvero;
allora finalmente parole vere escono fuori dal fondo
del cuore, la maschera è tolta, rimane la realtà.
L’avidità infine e la cieca brama di onori
spingono i miseri uomini a varcare i confini
del giusto e talvolta, compagni e artefici di delitti,
a tentare notte e giorno con tutte le forze
di salire sul gradino più alto del potere: queste sono le piaghe della vita,
alimentate in gran parte dalla paura della fine.
Di solito il turpe disprezzo e la dura povertà
sembrano lontani da una vita piacevole e serena;
gli uomini, invece, spinti da un vano terrore
vorrebbero essere fuggiti via e trovarsi lontano;
con il sangue dei concittadini ammassano beni,
raddoppiano, avidi, le ricchezze e moltiplicano le stragi.
Crudeli gioiscono del triste funerale del fratello,
odiano e temono la mensa dei parenti.
Allo stesso modo e per la stessa paura
li macera l’invidia che un altro appaia a tutti potente,
un altro attiri gli sguardi mentre incede fra splendidi onori,
mentre loro si lamentano di aggirarsi nelle tenebre e voltolarsi nel fango.
C’è chi si strugge per il desiderio di statue e di fama.
La paura e l’amore di sé annientano la dignità, spezzano i legami di amicizia,
sradicano perfino il sentimento della pietà. […]
Infatti come nelle cieche tenebre i bambini trepidano
e tutto temono, così a volte noi in piena luce temiamo
cose che non sono affatto più paurose
di quelli che i bambini paventano nelle tenebre e immaginano imminenti.
Questo sgomento dell’animo, dunque, e queste tenebre li dissolvono
non i raggi del sole, non i luminosi dardi del giorno
ma la visione e la scienza della natura.
Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Ivano Dionigi
Per la lettura di Giulio Scarpati
Da Lucrezio, Sulla natura
Giova osservare l’uomo nei dubbi e nei pericoli,
e nelle avversità conoscere chi è davvero;
allora finalmente parole vere escono fuori dal fondo
del cuore, la maschera è tolta, rimane la realtà.
L’avidità infine e la cieca brama di onori
spingono i miseri uomini a varcare i confini
del giusto e talvolta, compagni e artefici di delitti,
a tentare notte e giorno con tutte le forze
di salire sul gradino più alto del potere: queste sono le piaghe della vita,
alimentate in gran parte dalla paura della fine.
Di solito il turpe disprezzo e la dura povertà
sembrano lontani da una vita piacevole e serena;
gli uomini, invece, spinti da un vano terrore
vorrebbero essere fuggiti via e trovarsi lontano;
con il sangue dei concittadini ammassano beni,
raddoppiano, avidi, le ricchezze e moltiplicano le stragi.
Crudeli gioiscono del triste funerale del fratello,
odiano e temono la mensa dei parenti.
Allo stesso modo e per la stessa paura
li macera l’invidia che un altro appaia a tutti potente,
un altro attiri gli sguardi mentre incede fra splendidi onori,
mentre loro si lamentano di aggirarsi nelle tenebre e voltolarsi nel fango.
C’è chi si strugge per il desiderio di statue e di fama.
La paura e l’amore di sé annientano la dignità, spezzano i legami di amicizia,
sradicano perfino il sentimento della pietà. […]
Infatti come nelle cieche tenebre i bambini trepidano
e tutto temono, così a volte noi in piena luce temiamo
cose che non sono affatto più paurose
di quelli che i bambini paventano nelle tenebre e immaginano imminenti.
Questo sgomento dell’animo, dunque, e queste tenebre li dissolvono
non i raggi del sole, non i luminosi dardi del giorno
ma la visione e la scienza della natura.
Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Ivano Dionigi
Per la lettura di Giulio Scarpati