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Lucio Anneo Seneca, busto in marmo dal Museo del Prado 

Il grande classico. Seneca e la vertigine di fronte al cosmo

Per questi giorni abbiamo scelto di proporre un brano di un autore “classico”, greco o latino, da leggere in questo tempo complesso. Da Platone a Seneca consigliamo testi e letture d’autore che affrontano temi sempre presenti, come il rapporto con lo Stato o quello con i nostri genitori. La scelta e letture sono del “Centro studi per la permanenza del classico”, firmate da Ivano Dionigi, ex rettore dell’ateneo di Bologna, e Federico Condello, filologo che insegna all’università di Bologna

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Cosmopolitismo e senso di vertigine di fronte al cosmo si uniscono in questo brano di Seneca: la terra, vista dall’alto, risulta un misero punto su cui gli uomini si affaticano e lottano per difendere dei confini ridicoli, simili a formiche in lotta nella loro aiuola; «l’aiuola che ci fa tanto feroci», dirà poi il nostro Dante.

da Seneca, Ricerche sulla natura
 

L’anima non può disprezzare portici e soffitti a cassettoni splendenti d’avorio, boschetti potati e corsi d’acqua deviati nelle case, prima di aver percorso l’intero universo e prima di aver detto a se stessa – guardando dall’alto la terra, angusta e in gran parte coperta dal mare, e, anche nelle parti emerse, ampiamente incolta e bruciata dal sole, o ricoperta dai ghiacci: “È tutto qui quel punto che vien diviso fra tanti popoli col ferro e col fuoco? Oh, quanto sono ridicoli i confini posti dagli uomini!”.

Se qualcuno desse alle formiche pensieri umani, non dividerebbero anch’esse una sola aia in molte province? Ma quando ti sarai innalzato a quelle realtà veramente grandi, ogni volta che vedrai eserciti marciare a insegne spiegate, e la cavalleria ora circondare le retrovie, ora esplorare in avanscoperta, ora dispiegarsi dai lati dello schieramento, come se compisse un’impresa grande, ti compiacerai di dire: “va la schiera nera  per i campi”.

Questo è il movimento frenetico delle formiche che si affannano in uno spazio angusto. Che differenza c’è fra voi e loro, se non le dimensioni del loro minuscolo corpicino? È solo un punto quello in cui navigate, in cui combattete, in cui stabilite i vostri regni, minuscoli, anche quando l’oceano li lambisce da due parti. In alto ci sono spazi immensi, al cui possesso l’anima è ammessa.

Quando raggiunge quelle altezze, se ne alimenta, cresce e, come liberata dalle catene, ritorna alla sua origine, […] e allora disprezza le angustie della sua precedente dimora.
 

Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Francesco Citti
Per la lettura di Anna Bonaiuto