Cosmopolitismo e senso di vertigine di fronte al cosmo si uniscono in questo brano di Seneca: la terra, vista dall’alto, risulta un misero punto su cui gli uomini si affaticano e lottano per difendere dei confini ridicoli, simili a formiche in lotta nella loro aiuola; «l’aiuola che ci fa tanto feroci», dirà poi il nostro Dante.
da Seneca, Ricerche sulla natura
L’anima non può disprezzare portici e soffitti a cassettoni splendenti d’avorio, boschetti potati e corsi d’acqua deviati nelle case, prima di aver percorso l’intero universo e prima di aver detto a se stessa – guardando dall’alto la terra, angusta e in gran parte coperta dal mare, e, anche nelle parti emerse, ampiamente incolta e bruciata dal sole, o ricoperta dai ghiacci: “È tutto qui quel punto che vien diviso fra tanti popoli col ferro e col fuoco? Oh, quanto sono ridicoli i confini posti dagli uomini!”.
Se qualcuno desse alle formiche pensieri umani, non dividerebbero anch’esse una sola aia in molte province? Ma quando ti sarai innalzato a quelle realtà veramente grandi, ogni volta che vedrai eserciti marciare a insegne spiegate, e la cavalleria ora circondare le retrovie, ora esplorare in avanscoperta, ora dispiegarsi dai lati dello schieramento, come se compisse un’impresa grande, ti compiacerai di dire: “va la schiera nera per i campi”.
Questo è il movimento frenetico delle formiche che si affannano in uno spazio angusto. Che differenza c’è fra voi e loro, se non le dimensioni del loro minuscolo corpicino? È solo un punto quello in cui navigate, in cui combattete, in cui stabilite i vostri regni, minuscoli, anche quando l’oceano li lambisce da due parti. In alto ci sono spazi immensi, al cui possesso l’anima è ammessa.
Quando raggiunge quelle altezze, se ne alimenta, cresce e, come liberata dalle catene, ritorna alla sua origine, […] e allora disprezza le angustie della sua precedente dimora.
Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Francesco Citti
Per la lettura di Anna Bonaiuto
da Seneca, Ricerche sulla natura
L’anima non può disprezzare portici e soffitti a cassettoni splendenti d’avorio, boschetti potati e corsi d’acqua deviati nelle case, prima di aver percorso l’intero universo e prima di aver detto a se stessa – guardando dall’alto la terra, angusta e in gran parte coperta dal mare, e, anche nelle parti emerse, ampiamente incolta e bruciata dal sole, o ricoperta dai ghiacci: “È tutto qui quel punto che vien diviso fra tanti popoli col ferro e col fuoco? Oh, quanto sono ridicoli i confini posti dagli uomini!”.
Se qualcuno desse alle formiche pensieri umani, non dividerebbero anch’esse una sola aia in molte province? Ma quando ti sarai innalzato a quelle realtà veramente grandi, ogni volta che vedrai eserciti marciare a insegne spiegate, e la cavalleria ora circondare le retrovie, ora esplorare in avanscoperta, ora dispiegarsi dai lati dello schieramento, come se compisse un’impresa grande, ti compiacerai di dire: “va la schiera nera per i campi”.
Questo è il movimento frenetico delle formiche che si affannano in uno spazio angusto. Che differenza c’è fra voi e loro, se non le dimensioni del loro minuscolo corpicino? È solo un punto quello in cui navigate, in cui combattete, in cui stabilite i vostri regni, minuscoli, anche quando l’oceano li lambisce da due parti. In alto ci sono spazi immensi, al cui possesso l’anima è ammessa.
Quando raggiunge quelle altezze, se ne alimenta, cresce e, come liberata dalle catene, ritorna alla sua origine, […] e allora disprezza le angustie della sua precedente dimora.
Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Francesco Citti
Per la lettura di Anna Bonaiuto