Sanremo 2020, Carlo Massarini: "L'anno di Whitney Houston e Paul Simon, Duran Duran e Spandau, Smiths e Pet Shop Boys"
di ERNESTO ASSANTEEra il 1987 e quell'anno fu costruito un cast assolutamente irripetibile
Carlo Massarini è stato lo storico presentatore di quando Sanremo era anche Rock, quando al festival arrivavano un ex Beatle come George Harrison o Paul Simon con Graceland: "Era il 1987. Ero in onda con Non Necessariamente, un varietà tecnologico surreale", ricorda Massarini, "Mi chiamano Bixio, Ravera figlio e Baudo. Sanremo vive anni di crisi, a volte trasmesso solo la serata finale, si cerca un rilancio anche internazionale, e per farlo hanno costruito un cast assolutamente irripetibile: solo per citare i più conosciuti Whitney Houston e Paul Simon con i Ladysmith Black Mambazo, Simply Red, Duran Duran e Spandau, Smiths e Pet Shop Boys, Bob Geldof e Patsy Kensit (la caduta della spallina con capezzolino in vista un trend topic antelitteram). Serve un presentatore che ne sappia: mi guardano, mi squadrano, mi approvano. Il luogo è un Palarock sulle colline, in mezzo alle serre, una cosa inedita per la unicità intoccabile dell’A…
Carlo Massarini è stato lo storico presentatore di quando Sanremo era anche Rock, quando al festival arrivavano un ex Beatle come George Harrison o Paul Simon con Graceland: "Era il 1987. Ero in onda con Non Necessariamente, un varietà tecnologico surreale", ricorda Massarini, "Mi chiamano Bixio, Ravera figlio e Baudo. Sanremo vive anni di crisi, a volte trasmesso solo la serata finale, si cerca un rilancio anche internazionale, e per farlo hanno costruito un cast assolutamente irripetibile: solo per citare i più conosciuti Whitney Houston e Paul Simon con i Ladysmith Black Mambazo, Simply Red, Duran Duran e Spandau, Smiths e Pet Shop Boys, Bob Geldof e Patsy Kensit (la caduta della spallina con capezzolino in vista un trend topic antelitteram). Serve un presentatore che ne sappia: mi guardano, mi squadrano, mi approvano. Il luogo è un Palarock sulle colline, in mezzo alle serre, una cosa inedita per la unicità intoccabile dell’Ariston. La prima sera, pochi curiosi in platea e i collegamenti con l'Ariston cercando di mediare fra lo stile Mr Fantasy e Rai Uno, competenza e accessibilità insieme, due fugaci apparizioni sul palco-madre con i Duran (in quel momento superdivi beatlesiani) e Whitney (a cui Baudo chiede eccezionalmente il bis). Il ricordo più bello la notte dopo la serata finale, in onda fino alle tre con uno dei programmi musicali più straordinari di sempre, al centro di una tenda strapiena, la gente sulle spalle. Si era sparsa la voce..."
L’anno dopo un vero trionfo…
"Sì. Di pubblico, intanto, una folla da concerto fin dalla prima sera. Forse è stata la settimana più felice della mia vita, di quelle a 20 cm da terra: nessuna grande responsabilità, quelle erano di Bosè e Carlucci all'Ariston- totale libertà di scaletta e testi, Massimo Cotto e Stefano Mannucci come autori, mica male, di nuovo artisti fra i miei preferiti, un clima in sala e nel backstage fantastico, tutti felici, quelli in gara all’Ariston che venivano a sentire l’eccitazione; monologo sullo ‘sbiancante’ Michael Jackson di Beppe Grillo e la vittoria di Tomba alle Olimpiadi in Canada, e di nuovo un palco da super festival rock: Brian Ferry e Robbie Robertson, Terence Trent D’Arby e i Manhattan Transfer, Joe Cocker e Bon Jovi, Guesch Patti e la Belinda Carlisle".
Il ricordo migliore?
"L'intervista a George Harrison su post-Beatles e spiritualità indiana".
Nostalgia?
"Verrebbe da dire ‘non li fanno più così i Festival’, perché altri superospiti sono andati e venuti, da Bruce a Madonna, da Bowie a Peter Gabriel, ma mai così, tutti insieme in un’aria di festa".
L’anno dopo un vero trionfo…
"Sì. Di pubblico, intanto, una folla da concerto fin dalla prima sera. Forse è stata la settimana più felice della mia vita, di quelle a 20 cm da terra: nessuna grande responsabilità, quelle erano di Bosè e Carlucci all'Ariston- totale libertà di scaletta e testi, Massimo Cotto e Stefano Mannucci come autori, mica male, di nuovo artisti fra i miei preferiti, un clima in sala e nel backstage fantastico, tutti felici, quelli in gara all’Ariston che venivano a sentire l’eccitazione; monologo sullo ‘sbiancante’ Michael Jackson di Beppe Grillo e la vittoria di Tomba alle Olimpiadi in Canada, e di nuovo un palco da super festival rock: Brian Ferry e Robbie Robertson, Terence Trent D’Arby e i Manhattan Transfer, Joe Cocker e Bon Jovi, Guesch Patti e la Belinda Carlisle".
Il ricordo migliore?
"L'intervista a George Harrison su post-Beatles e spiritualità indiana".
Nostalgia?
"Verrebbe da dire ‘non li fanno più così i Festival’, perché altri superospiti sono andati e venuti, da Bruce a Madonna, da Bowie a Peter Gabriel, ma mai così, tutti insieme in un’aria di festa".