(ansa)

Sanremo 2020, qualità e nuova musica: una fotografia nitida della canzone italiana

Da Fazio in poi, passando per Baglioni, arrivando a Amadeus, il livello medio delle canzoni del festival è cresciuto anno dopo anno. Arrivando questa edizione a un livello medio molto elevato

3 minuti di lettura
Nella quarta serata, a votare le 24 canzoni in gara siamo stati noi, i giornalisti accreditati al festival. Ora, per spiegare come è andata al sottoscritto, ma senza svelare i voti veri e propri, c'è bisogno di un preambolo. Spesso ci si dimentica che il festival propone 24 canzoni nuove, inedite, mai sentite prima. Ventiquattro, non cinque, o dieci, o quindici. Che noi tutti ascoltiamo per la prima volta tra martedi e mercoledì e che dobbiamo "metabolizzare", capire, apprezzare, se possibile in qualche caso amare, tra giovedì, venerdì e sabato.

Ventiquatro canzoni che escono tutte insieme in una settimana sono tante, un numero spropositato. Se siete appassionati di musica sapete che in una settimana 24 canzoni buone non escono, quindi la critica principale che viene fatta dagli assatanati che dicono "che brutta musica" è statisticamente accettabile, perché la normalità è che su 24 canzoni nuove di veramente interessanti ce ne siano due o tre, diciamo 5 se siamo fortunati, 10 se sta avvenendo un miracolo. Quindi perché dovremmo immaginare che sia normale che invece al Festival tutte le canzoni debbano essere interessanti? Potremmo essere estremamente contenti se sette o otto canzoni meritassero quantomeno la nostra attenzione, per tutti moltissimi anni era difficile trovarne due. Invece negli ultimi anni, da Fazio in poi, passando per Baglioni, arrivando a Amadeus, il livello medio delle canzoni del festival è cresciuto anno dopo anno. Arrivando questa edizione a un livello medio molto elevato.

La prendo larga per spiegare quello che è successo nella quarta puntata del festival, quella in cui i voti che hanno determinato la classifica sono stati, come dicevamo, quelli dei giornalisti accreditati. Il meccanismo di voto prevedeva di poter assegnare 24 voti divisi tra un minimo di dieci cantanti e un massimo di sedici. Io avrei, con grande franchezza, dato voti superiori alla sufficienza a un numero elevato di canzoni, a quelle di Achille Lauro, Anastasio, Diodato, Elodie, Tosca, Pinguini Tattici Nucleari, Junior Cally, Rancore, Piero Pelù, Francesco Gabbani, Irene Grandi, Levante, Le Vibrazioni, Marco Masini, Paolo Jannacci, Bugo e Morgan, Raphael Gualazzi e, si è vero, anche a Elettra Lamborghini e una sufficienza non l'avrei negata nemmeno a Michele Zarrillo. Diciannove su ventiquattro. Sarei stato di manica larga? Forse.

Va bene, allora proviamo a ridurre e a togliere Zarrillo, Bugo e Morgan, Masini e Jannacci, Gualazzi, ma con qualche sofferenza. Si arriva a quindici. Ancora troppi. Se devo spogliarmi dell'abito del critico musicale e pensare solo ai miei personalissimi gusti musicali potrei anche ridurre ancora, e togliere forse Le Vibrazioni e Elettra Lamborghini. Le altre canzoni, undici, sono tutte canzoni che io, domani, scaricherei nel mio smartphone per ascoltarle. Ne rimangono ancora molte e alcune di queste, diciamo quelle di Lauro, Anastasio, Rancore, Cally, Gabbani, Elodie, Pelù, già lo so che le ascolterò con discreta frequenza nei prossimi giorni, perché mi piacciono, da "fruitore" di musica pop. E' una media molto alta, e scegliere quelle ai quali dare i voti non è stato facile, perché, ripeto, a meritare più della sufficienza era la stragrande maggioranza delle canzoni in gara. 

Sanremo 2020 ha avuto questo grande pregio, quello di riuscire a "carpire" nella maniera nazionalpopolare che il festival in qualche modo impone, per arrivare a un pubblico estremamente ampio, quello che sta accadendo nella musica italiana di oggi. Ovvero, come ripetiamo da qualche tempo, una rivoluzione, un cambiamento radicale. Una nuova generazione si è affacciata sulla scena, assieme alla rivoluzione dello streaming e dell'ascolto con gli smartphone, assieme ai nuovi linguaggi musicali, come il rap e la trap, assieme a un nuovo modo di fare canzone, di scrivere testi, quella che un tempo era la scena "indie" è diventato il pop degli adolescenti, che con limpida precisione mettono in scena un "generation gap" che in musica non si vedeva da almeno venti anni (ma forse anche di più a voler essere onesti).

I "grandi" non capiscono la musica che ascoltano i figli e i nipoti, si scandalizzano dell'autotune e del linguaggio, non comprendono i codici e i vestiti, nei migliori dei casi non ascoltano quello che ascoltano gli adolescenti, in tutti gli altri casi la musica trap o rap gli fa apertamente schifo. Ma, dato che questa rivoluzione è in atto già da qualche anno, il mondo della canzone d'autore e del pop mainstream, la parte più attenta e pronta per essere precisi, si è messa in discussione, ha iniziato da tempo a confrontarsi con questa nuova, dirompente, colossale realtà (in termini di ascolti, stream, visualizzazioni, classifiche), e la nuova musica ha contaminato la vecchia in maniera ormai sostanziale. E questo rinnovamento ha portato a quello che Sanremo in questi giorni sta testimoniando, un cambiamento radicale in atto per il quale può esserci, in una sola settimana al Festival, una media di canzoni nuove interessanti, o almeno gradevoli e accettabili, più alta del normale.

Possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che siamo nel pieno di un rinascimento della musica italiana, passata attraverso un'esplosione, con tutti i difetti che hanno le esplosioni, con tutti i detriti che producono, con tutte le novità che mettono in campo, con tutto quello che rompono e tutte le macerie sulle quali ricostruire qualcosa di nuovo. Sanremo 2020 ha provato a colmare quel gap, così come all'inizio degli anni Sessanta accoglieva i beat e alla fine degli anni sessanta ospitava sul palco i "complessi" dei "capelloni", provando a tornare a essere davvero il festival della canzone italiana, tutta la canzone italiana. Anche con Ghali, con Coez, con personaggi che magari il grande pubblico televisivo non ha mai ascoltato o addirittura mai sentito nominare. Il Festival ha dato al grande pubblico televisivo una fotografia credibile di un momento particolare e molto interessante della musica italiana, una fotografia per nulla sfocata, un'istantanea molto ben riuscita. Votare dieci canzoni, e suddividere tra queste 24 voti, non è stato facile, perché Sanremo 2020 è davvero un bel Festival della canzone italiana.