Vincenzo Mollica appare al Tg1 in ologramma e un ologramma è il Festival intero, il più difficile di sempre. Con Amadeus e Fiorello l’impressione è che con un paio di tormentoni a sera si possa portare a casa il risultato, ma quelli dedicati alle poltrone vuote e al pubblico che non c’è sono già stati consumati e toccherà faticare fino in fondo — ma le gag sul Protocollo possono aiutare. Non aveva torto Amadeus a invocare finché è stato possibile una qualche parvenza di esseri umani là sotto: il pubblico all’Ariston, dileggiato sempre ma parte essenziale, quello che contestò Maurizio Crozza e che comunque orienta l’umore sul palco.
Negli stadi vuoti il calcio si gioca comunque, sul palco dell’Ariston si canta comunque ma Sanremo vive degli intervalli tra una canzone e l’altra (e sorvoliamo su quante melodie già sentite: a occhio e orecchio la musica popolare sta compiendo da capo il secondo giro della sua storia): gag e show che stavolta tocca rivolgere al vuoto o a quelli dell’Orchestra chiamati a fare anche da claque pur avendo altro a cui pensare. Come previsto, si tratta di far passare la nottata sanremese in qualche modo e mandare in porto la barca, risultato che sarà comunque corroborato dai grandi numeri obbligati, con le case strapiene di gente che non può uscire. Quindi quello è il meno.
Ci sarebbe anche l’ipotesi del famoso stato di crisi da trasformare in opportunità: tutti, in teoria, stanno lavorando a questo, la buona volontà è palpabile, è ancora lunghissima — una quantità di ore incalcolabile — e può succedere di tutto, o non succedere. Ma ormai c’è questo Festival dell’emergenza e ce lo teniamo, ce lo saremmo tenuti comunque e se da qui a sabato notte le gag evolveranno (bene le primissime in avvio, nel buio, tra Fiore e Ama), i personaggi e le situazioni inizieranno a brillare nel vuoto, allora meglio. Altrimenti pazienza, con tutto quello per cui bisogna pazientare, in giro.