Sanremo, Madame: "La mia canzone liberatoria e libera. Canto quello che voglio"

(ansa)
In gara con 'Voce' a 19 anni è la più giovane e raccoglie il plauso del Cardinal Ravasi che twitta una frase della sua canzone. Sul festival dice: "Sanremo l’ho sempre seguito, è un programma di intrattenimento musicale, come X Factor, Amici, i talent li ho sempre seguiti, Sanremo anche, non ho mai avuto questo limite mentale"
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Non c'è nulla di strano nell'essere a Sanremo per una ragazza come Madame, che arriva a Sanremo 2021 con la sua Voce: "Per me è un cosa normale, è la mia vita, da quattro anni scrivo canzoni, da tre pubblico musica…", dice lei. Eppure, diciamoci la verità, non è esattamente da tutti arrivare sul palco del festival a diciannove anni nella categoria di campioni per una ragazza, che in realtà si chiama Francesca Calearo e arriva da Creazzo, una cittadina di undicimila abitanti in provincia di Vicenza. Ma è esattamente il senso della nuova scena, della nuova realtà e quindi forse ha ragione lei, il mondo oggi è così.

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"Ma guarda che nonostante tutto questo sembri arrivato estremamente in fretta io l’ho vissuto per gradi", ci tiene a sottolineare lei, “una crescita che è partita da zero ed è arrivata a cento, magari arriverà a mille. Finora ho fatto cento, e ho fatto tutto come volevo io. Sono molto protagonista del mio lavoro, non c’è mai nessuno che mi dica cosa devo fare, a meno che non sia io a delegare quando riconosco un mio limite”.


Quindi anche la scelta di andare al Festival è sua?
"Sì, la scelta di andare a Sanremo è stata mia: a settembre sono andata in studio con Dardust, è nata la canzone e l’idea di andare al Festival. L’ho presentata io a Amadeus, il testo addirittura era ancora un canovaccio, e lui e lo staff ci hanno presi. Anche in quel caso, in realtà, l’essere stata presa al Festival mi ha molto gratificato ma non meravigliato. Sono abbastanza conscia del ruolo e dell’importanza che posso avere".


Anche del suo ruolo di donna?
"Non ci sono molte donne, e molte di quelle che ci sono non scrivono, e se scrivono lo fanno per un pubblico limitato, molto simile a loro. Io invece provo a scrivere per tutti. Poi è chiaro che alla fine parlo alla mia generazione, ma ci provo a farlo per tutti".


Com’è provare Sanremo per la prima volta?
"Sono arrivata molto carica, anche preoccupata ovviamente. Ma tutto questo è superato da tanta voglia di divertirmi, perché sono anche una buffona e so che ci sarà da divertisti. Alle prove ero con i miei migliori amici sul palco, l’altro giorno ho fatto aspettare l’autista 50 minuti, e giuro che non succederà più, per correre in giro per Sanremo, saltare, cantare. Ho questo mood qui, spero di vivere tutto nel modo meno conscio possibile, me la vivrò in bolla, per non essere consapevole di essere in mondovisione ma fare come se fossi in camera mia".


In teoria lei arriva da un universo musicale che era all’opposto di Sanremo, anzi per il quale partecipare era “tradimento”…
"Ma io in realtà non ho giocato mai né con la squadra di chi era contro e quella di chi era a favore. C’è chi è contro perché ha un determinato pubblico e una determinata conduzione, altri erano a favore per altri motivi, ho sentito tante volte dire che era una merda e altrettante che era la salvezza della musica italiana. Non ho mia preso posizione perché non voglio nessun tipo di limite, vivermi la vita con belle esperienze, più intensamente possibile. Se quelli del mio mondo dicono che Sanremo fa schifo gli farò cambiare idea. C’è chi dice che qui si fanno canzoni leggere, io porto una roba pesante. Faccio tutto in modo genuino, senza pensarci, senza dare ragione a una parte o un'altra, Poi io Sanremo l’ho sempre seguito, è un programma di intrattenimento musicale, come X Factor, Amici, i talent li ho sempre seguiti, Sanremo anche, non ho mai avuto questo limite mentale”.


Quando dice che vuole fare musica per tutti, comunque, pensa di cambiare qualcosa nel suo stile o che è cambiato il pubblico?
"Mi permetto di correggerla, non ho detto che voglio fare la musica per tutti, ma scrivere per tutti che è diverso. È chiaro che la mia musica arriverà principalmente ai miei simili, ma intendo simili, non coetanei, non è un fatto generazionale. Posso avere dei simili di settant’anni e di dodici, non ambisco a catturare l’attenzione di tutta la popolazione, ma semplicemente quella di chi mi vuole ascoltare, possibilmente di tutte le età".


Che canzone è, dal suo punto di vista?
"Penso che ci sia una canzone estremamente intrigante, intrigata e liberatoria, la posso paragonare a un orgasmo, arriva a un punto dove c’è una liberazione, un’esplosione e poi la tranquillità finale. Mi dà delle sensazioni da montagne russe, è piena, grossa, ha tante parole, mi diverto a cantarla e a sentire i violini, mi sembra di uscire dal mio corpo".


Perché secondo lei in Italia ci sono sempre state poche cantautrici donne?
“Faccio una premessa, la ripeto in tutte le interviste: penso che tutto parta dalla libertà, ma nel senso che intende Giorgio Gaber, che dice che si tratta di partecipazione. Penso sia una delle definizioni di libertà più belle. Per le donne è fondamentale sentirsi di partecipare all’autorato, ho scritto ‘coito’ e non mi hanno fatto critiche, nessuno mi ha detto nulla di male ed è andata bene così. Ci si sono ritrovati molti ragazzi anche se non parlavo di pene. Voglio dire che la libertà non è la libertà di espressione, non è essere liberi di dire, ma sentirsi liberi di farlo, poter dire clitoride invece che pene, parlare del mio passato senza vergogna, parlare di gioie e di traumi. Perché io no? Sono libera di partecipare, mi sento libera, e penso che forse è questo quello che manca alle altre ragazze. Questione di carattere, forse, io sono diversa, io ho un approccio alla scrittura analitico, psicologico, intellettuale, altre invece ce l’hanno da showgirl. Mi sento libera come un uomo di dire quello che voglio. E poi a dire il vero spero di riuscire a creare un nuovo contenitore in cui ognuno può essere libro di essere un po’ più maschile o femminile, scrivo senza orientamenti sessuali, a volte da uomo, altre volte da donna, dipende. Mi sento libera di farlo, vedo che nessuno mi mette al rogo e quindi perché non dovrei farlo. Mi diverto anche nel farlo".


In questi anni è cambiato il suo modo di scrivere, il successo, il pubblico, ora Sanremo, hanno modificato il suo approccio alla musica, ha trovato più difficoltà?
"Non mi ha bloccato nulla, non mi sono nemmeno chiesta se era cambiato il mio modo di scrivere per tutta questa roba, scrivo e basta. Ho diciannove ani, è stata una crescita veloce e sono cresciuta molto, ma non mi pongo problemi, cose del tipo ‘magari questo non lo dico’ o ‘faccio questo ritornello per questo motivo’, non mi tange, non mi interessa. Invece il blocco dello scrittore si, mi ha colpito, da sei mesi in qua. Ma va bene, raccolgo idee, studio, leggo, ascolto, parlo, mi collego a ClubHouse".


Allora, alla fine, tutto ruota attorno al piacere della parola. Alcune di quelle che usa sono particolari, antiche, diverse. Le parole, allora, sono uno mezzo o un fine?
"Sono una bellissima via di mezzo. Paragono spesso la scrittura e l’arte a una digestione, io ingerisco determinate nozioni e dopo le cago, è in realtà quello che fa la mente. Ci sono volte e periodi in cui mi piace divorarmi l’arte di De André, altre volte ho bisogno di cose diverse, perché le parole cambiano a seconda del tempo e dei giorni. Una delle mie parole preferite al mondo è ‘meco’, un’altra, ad esempio, è ‘plantageneto’….’meco’ è una parola che non si usa più ma è bellissima: ho scritto una bellissima canzone d’amore che si chiava “Meco”, oggi non mi rappresta più ma ha una sonorità e una semplicità divina. Sono intrippata con le parole, sono nata con De André, quando ero più piccola volevo fare l’insegnate di italiano e di grammatica, sono una intellettualoide del cazzo che prova a trovare il suo senso in quello che legge e quello che scrive. “Sciccherie”, ad esempio, è una parola che brilla. Quando una persona parla, in base alle sue parole il discorso è più fluido o comprensibile, o divertente, quindi deve essere così anche nelle canzoni. Chiasmi, figure retoriche, giochi di parole, poesia, ho una grande sensibilità riguardo alle parole e questo mi piace portare in scena".