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Sanremo 2021, il Festival che, nonostante i nomi in gara, non vuole rinnovarsi

(ansa)
Mai come quest'anno i cantanti in gara sono 'outsider'. Ma le classifiche provvisorie sembrano premiare la vecchia scuola
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Partiamo dalla classifica: ultimi Aiello e Ghemon, una follia, Madame ventesima, Coma Cose diciottesimi, Max Gazzè sedicesimo e Maneskin quindicesimi, la Rappresentante di Lista quattordicesimi. Che dire? Che il tutto è compensato da Peyote, Lo Stato Sociale e Fasma nella top ten? A parte Ermal Meta, che merita il suo attuale successo, la giuria demoscopica sembra aver punito il “rinnovamento” musicale di Sanremo. Cosa che, però sembra ragionevole, visto come è andata la seconda serata del Festival. Perché abbiamo visto uno spettacolo tradizionalissimo, un super varietà del sabato sera, amplificato, dilatato, ben costruito, tirato a lucido, uno show televisivo che ha poche, pochissime sbavature, ma che ha anche poche, pochissime sorprese, poca, pochissima bellezza, poco, pochissimo interesse, e che, ogni tanto, propone una canzone in gara.

Il tentativo della seconda serata, ci sembra, è stato quello di “anestetizzare” le proposte musicali fin troppo “moderne” di quest’anno con ospiti e canzoni che potrebbero aver dato soddisfazione al pubblico più adulto, ma hanno spento ogni anelito di novità al Festival. Sarà curioso vedere cosa segnalerà l’Auditel, vista la conclamata e celebrata conquista del pubblico più giovane che di Sanremo negli anni scorsi non si è mai interessato. Una ricerca di equilibrio? Se vogliamo essere ottimisti….

La seconda serata è quindi anche più regolare della prima, di “strano” non c’è nulla, la singolarità dell’assenza del pubblico è già diventata la nuova “normalità”. L’unica novità rispetto alla prima sera sono i palloncini al posto delle poltrone vuote. Giustamente dopo un po’ Fiorello si rende conto che ogni volta che inquadrano i direttori d’orchestra lo sfondo con i palloncini non è granché e ammette che è stata una “cazzata”, e ribalta un errore trasformandolo in una gag.

Lui fa il mattatore, canta, balla, ride, prende in giro Amadeus, che ogni tanto sfugge al suo ruolo di spalla e canta e balla anche lui, giocando, bene, la carta della simpatia: i due, più di ieri, mettono su un gran varietà con qualcosa per tutti i gusti e tutte le età. Compresa Elodie, che fino alle 23,20 compare in tutto per una quarantina di secondi, poi prende la scena e fa un medley da diva internazionale, come se fosse un’ospite, prima di scomparire di nuovo e ricomparire qui e la, senza un vero perché.

E poi il cast, costruito tutto per compensare la tendenza “Concertone del primo maggio”, con Laura Pausini giustamente celebrata per il Golden Globe e pronta a fare spettacolo alla grande, il maestro Morricone Jr, con i tre ragazzi de il Volo a celebrare la grandissima, leggendaria musica di Ennio Morricone, Gigliola Cinquetti, Fausto Leali, Marcella Bella per la quota “I migliori anni”, fino ad Alex Schwarzer con la sua storia, la goleador della nazionale di calcio femminile, Cristiana Girelli, e a Gigi D’Alessio e i suoi “guaglioni” che fanno rap per le masse, mentre Achille Lauro viene spostato ben oltre la mezzanotte, forse anche perché di sorprendente non ha nulla nemmeno lui.

Lo ripetiamo: è tutto “normalizzato”, anestetizzato, disinnescato, non c’è nulla di sorprendente, di particolare, non c’è neanche qualcosa di veramente bello, al di là delle canzoni in gara. Ma anche le canzoni sono diluite, separate l’una dall’altra da infiniti “intervalli”, quasi come se non ci fosse il coraggio di farle sentire una dopo l’altra, quasi come se la Rai, gli autori, forse lo stesso Amadeus, si vergognassero delle scelte fatte e cercassero di affogarle, nascondere, nella melassa dello show televisivo tradizionale, che più tradizionale non si può, compreso Trottolino amoroso cantata da Fiore e Elodie. L’unico momento di vera emozione arriva troppo, davvero troppo tardi, con Elodie che si racconta, si commuove e poi canta Mina. Evidentemente non hanno creduto abbastanza in lei, le hanno preferito Marcella Bella, Gigliola Cinquetti e Fausto Leali. Un peccato.

Eppure la musica è davvero più che buona, la media è molto elevata, forse anche migliore della prima serata, La Rappresentate di Lista praticamente incendia la scena, Lo Stato Sociale porta la magia sul palco e diverte grandi e piccini con ingegno e impegno, Bugo stona con sentimento, Gaia prova a inventare il tormentone invernale con una certa classe. E perché trattare male Orietta Berti, che a 77 anni canta ancora con straordinaria precisione, impegno e intensità, anche se la canzone è in ritardo di quarant’anni? E poi c’è Malika Ayane che vola leggera sulle onde del pop elegante che l’ha sempre contraddistinta.

È davvero il Festival della canzone italiana, è tornato ad esserlo ormai da diversi anni, ma questo anno ancora di più, perché la percentuale di artisti “veri”, che calcano i palcoscenici, che suonano nei club e nei festival, è molto alta, artisti che la tv non propone mai e le radio trasmettono poco, ma che il pubblico della musica (non gli ascoltatori casuali del fine settimana) conosce e ama. È così la bella canzone di Ermal Meta, mentre è assurda e straniante la presenza degli Extraliscio con Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Poi c’è Random che si fa sopraffare dall’emozione e prende sicurezza via via che canta fa tenerezza, seguito da un’eccellente Willie Peyote, che porta la realtà, l’ironia, la rabbia, la vita e il ritmo sul palco. Quindi il finale, con lo stralunato Gio Evan e il registrato, ma bravo, Irama.

Un'ultima nota sulla gara dei “giovani”: Wrongonyou è stato bravo e appassionato e Davide Shorty ha meritato il successo, ma ci dispiace per Greta Zuccoli che ha personalità e stile, e avrebbe meritato di più. Tre bravi su quattro, visto che i Dellai sono stati del tutto marginali, è una media molto alta per una selezione di Sanremo Giovani.