Sanremo 2021, il 'soldato' Orietta Berti. Una professionista della canzone che supera il concetto di vintage

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Dopo dodici Festival e a 29 anni dall'ultima partecipazione, l'Usignolo di Cavriago torna sul palco dell'Ariston. Perché la Storia è Lei
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Orietta Berti è un bravo soldato. Poteva pure starsene a casa, invece ha aperto senza paura la seconda serata di Sanremo. Indomita, è la voce inconfondibile e vivente che arriva dal nostro passato. Solo i cattivi possono pensare e voler confinarla nella categoria vintage, o – peggio – nelle vecchie glorie. Piuttosto, bisogna metterla nella pattuglia dei veterani di questa guerra che si chiama Sanremo (e di Canzonissima, e di Un disco per l’estate). Usignolo di Cavriago, che è il suo paese, Capinera dell’Emilia, secondo le definizioni di un tempo, poi c’erano anche l’Aquila di Ligonchio e la Tigre di Cremona.

Dunque, si è presentata sul palco in blu di tradizionali paillettes, due grandi conchiglie stilizzate sul seno, e se le cose non sono cambiate il vestito di gala gliel’ha preparato la sarta prediletta del suo paese, così ha sempre fatto in 60 anni di carriera, da Io, tu e le rose, a Finché la barca va, per la quale è stata molto presa in giro, eppure quello è diventato un vero successo.

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Per la prova finale dell’abito di scena è arrivata l’altra sera all’Hotel Globo, proprio dietro all’Ariston, ma mentre veniva accompagnata all’appuntamento la signora Berti è stata fermata e quasi arrestata dalla polizia (così ha poi raccontato in un collegamento con La vita in diretta). “Dove va lei?”. “A provare i vestiti”. “A quest’ora?” (erano le 22 passate, orario di coprifuoco). “E certo. Se non mi vanno bene me li devono aggiustare”. E non l’hanno riconosciuta? No, per via della mascherina. Però, lei avrebbe potuto ben dire “lei non sa chi sono io”, e quindi smascherarsi. Beh, sembra che non l’abbia proprio fatto.

“Intere generazioni di italiani…”, ha cominciato a dire ieri sera Amadeus nella presentazione, “e dopo 19 anni torna in gara…”, ma lei subito lo ha corretto: “Dopo 29 anni”. Da tanto mancava, era il 1992, partecipava con Rumba di tango, canzone di Giorgio Faletti, e non sono neanche arrivati in finale.

Nel frattempo, non ha smesso di lavorare e cantare, tra serate e televisione, soprattutto quella della mattina e del pomeriggio. Nel frattempo è diventata mamma, e nonna, in una famiglia dove tutti hanno nomi che cominciano con la O (il marito Osvaldo, i figli Omar e Otis, la nipote Olivia). Vive a Montecchio Emilia, quando Fabio Volo è passato a trovarla, era il 2017, lei lo ha accolto con lo gnocco fritto, il parmigiano reggiano, il prosciutto crudo, perché gli ospiti bisogna trattarli sempre bene.

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Lo scorso anno ha annunciato di avere il Covid, così come il marito, pure lui contagiato ma più grave. Ha raccontato di sentirsi sempre stanca, di quella spossatezza tipica di chi contrae la malattia, poi per fortuna ne è uscita. Ed essendo nata nell’anno 1943, è una donna come tante donne italiane, che attraversano la pandemia a una certa età, correndo più rischi di altri, e se ne escono, ricominciano la loro vita tranquilla di mogli, nonne, casalinghe. Eppure, ieri sera ha attaccato Quando ti sei innamorato, dedicata all’amato marito – sempre lo stesso, dal 1967 – che tra le tante cose dice “pericoloso sei/ma quello che vorrei”, e “un’onda senza il mare/un cielo senza stelle”, “dicesti: non vado lontano/io resto con te”. Finita l’esibizione, ha fatto l’inchino, ringraziato dei fiori, ringraziato tutti, a cominciare dal maestro direttore d’orchestra, così come ha sempre fatto nella sua vita di professionista cantante, e poi se ne è tornata a casa.