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Sanremo 2022, Irama: "Che paradosso tornare a Sanremo a cantare l’assenza"

Nel 2021 partecipò al Festival a distanza, in quarantena preventiva, ora torna con il brano 'Ovunque sarai', che lancerà anche il nuovo disco in uscita il 25 febbraio, 'l giorno in cui ho smesso di pensare'
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La rivincita, come la vendetta, è un piatto da servire freddo. Dodici mesi dopo la quarantena preventiva che nel 2021 l’ha tenuto lontano dall’Ariston per tutta la settimana, Irama si prende la sua rivincita e torna al Festival. Il brano del rapper di Carrara vincitore ad Amici nel 2018, si intitola Ovunque sarai, l’ha prodotto Giulio Nenna in collaborazione con Shablo & Faraone. Sarà una delle tracce del nuovo album di Irama, Il giorno in cui ho smesso di pensare, in uscita il 25 febbraio. Per il giorno dei duetti e delle cover, Irama ha invitato sul palco Gianluca Grignani per cantare La mia storia tra le dita.


Come si è sentito a dover guardare il Festival in tv e a …

La rivincita, come la vendetta, è un piatto da servire freddo. Dodici mesi dopo la quarantena preventiva che nel 2021 l’ha tenuto lontano dall’Ariston per tutta la settimana, Irama si prende la sua rivincita e torna al Festival. Il brano del rapper di Carrara vincitore ad Amici nel 2018, si intitola Ovunque sarai, l’ha prodotto Giulio Nenna in collaborazione con Shablo & Faraone. Sarà una delle tracce del nuovo album di Irama, Il giorno in cui ho smesso di pensare, in uscita il 25 febbraio. Per il giorno dei duetti e delle cover, Irama ha invitato sul palco Gianluca Grignani per cantare La mia storia tra le dita.


Come si è sentito a dover guardare il Festival in tv e a vedere ogni sera passare il video della sua prova generale?
“È stato come essere rappresentato da un avatar. L’immagine delle prove poi non era il massimo ed è spiacevole che resti solo quella a rappresentarti, visto tutto il lavoro che c’è dietro. Sono comunque contento che La genesi del tuo colore abbia avuto successo, non me l’aspettavo. Quest’anno ho inviato il brano sperando di colmare quella mancanza”.

La sua canzone arrivò quinta quinta, forse il live l’avrebbe aiutata.
“Sono fatalista, evidentemente le cose dovevano andare così. Non ho la sfera di cristallo per poter dire se potendola cantare ogni sera avrebbe ottenuto di più, certo però che è stata svantaggiata. La classifica reale, quella delle vendite, è andata molto bene”.

Ovunque sarai parla della mancanza di una figura reale o idealizzata?
“In questi giorni ho letto molte analisi sulla mia canzone, alcune anche belle ma di altre mi è dispiaciuto che l’abbiano definita una canzone d’amore. Non l’hanno capita. C’è differenza tra il sentire e l’ascoltare, se senti ad esempio Papaoutai di Stromae, un artista che amo molto, senti una canzone dance, ma se l’ascolti allora il testo ti parla della mancanza del padre. Ovunque sarai l’ho scritta per una persona che non c’è più. L’ho composta in Salento in un periodo molto complicato per me, spero che alle persone arrivi nel modo puro in cui l’ho scritta”.

Un pezzo orchestrale, etereo, suona in modo molto diverso rispetto ai suoi ultimi successi orientati verso il reggaeton.
“Nei miei album ho sempre sperimentato tanto, ho cantato generi diversi e avuto in classifica brani molto distanti come suono, tra mondi latini, soul e pop. Non a caso mi piacciono gli artisti eclettici come Childish Gambino, o Freddie Mercury, l’arte non può avere un limite o un bacino di utenza, altrimenti sarebbe marketing. Stavolta ho voluto fare una canzone diversa, anche il disco che la conterrà sarà vario, il primo in cui collaboro con altri artisti”.

Lei ha sempre detto che il suo punto di riferimento più importante sono i cantautori.
“Scrivo le mie canzoni, da quel punto di vista mi sento anch’io un cantautore. Ma non sono legato a uno stile in particolare, i cantautori sono stati i maestri e ci hanno lasciato un’eredità. Oggi meritano il nostro rispetto, i miei preferiti sono sempre stati De André e Guccini, che ho avuto l’onore di avere in un intro recitato su Cyrano, un suo brano famosissimo, nella serata delle cover. Ho avuto la sua benedizione”.

Ha rivelato che per poterlo incontrare lei ha fatto la fila a un instore di Guccini.
“Sì, feci una fila molto lunga, credo di due ore. Ero già abbastanza famoso e avevo anche fatto i miei, di instore, quindi sapevo cosa volesse dire stare sia da una parte che dall’altra. Mi feci firmare il disco L’isola non trovata: fu buffo perché non riusciva a capire bene il mio nome per la dedica, Irama è un nome complicato”.

Ha lasciato la scuola per la musica, tornando indietro lo rifarebbe?
“Il primo contratto l’ho firmato appena compiuti i 18 anni, lasciai la scuola mentre stavo facendo il primo Sanremo, con i primi due singoli avevo già ottenuto il mio primo disco d’oro. Stare dietro al greco e al latino non era semplice, facevo l’ultimo anno al liceo classico, e tra live, eventi e instore l’obbligo di frequenza era un problema. Provai a iscrivermi a una serale ma era difficile, sarebbe stato meglio concludere da privatista. Però sono cresciuto in una famiglia che mi ha sempre trasmesso molta cultura, spingendomi a studiare. Diciamo che la gratificazione per il momento l’ho avuta nel campo che amo di più”.

Poi con Amici il successo si moltiplicò, agli instore c’erano file enormi.
“A Roma una volta la fila girava per tre volte intorno al palazzo. Il primo lo feci a Napoli e quasi non ci credevo: lì capisci che cosa pensano le persone di te, non sono soltanto i numeri dei follower o degli streaming”.

Una frase nel suo pezzo Stanotte scatenò una polemica sui social.
“Lo ricordo bene: la frase era 'fare a pugni con quel trans', raccontavo un episodio che mi era successo da ragazzino. Luxuria al congresso delle famiglie mi trattò come un omofobo ma c’è una differenza sostanziale tra dire 'menare i trans' e 'fare a pugni con quella persona trans'. Io penso che oggi ci sia un perbenismo esagerato. Trovo giustissima la difesa delle minoranze, aiutare chi è in difficoltà e cercare di integrare il più possibile le persone. La gente comunque capì e la polemica cadde nel vuoto”.