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Sanremo 2022, la rinascita di Fabrizio Moro: "Lontano dalla musica, il cinema mi ha salvato"

In gara al Festival con 'Sei tu', e in attesa dell'uscita del nuovo album, esordisce come regista con 'Ghiaccio', in sala il 7, l'8 e il 9 febbraio
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Fabrizio Moro ha quarantasette anni e da ventidue è sulle scene. Ha attraversato il mondo della musica nella sua fase più rivoluzionaria, è passato dai cd allo streaming, dall’analogico al digitale, tra i talent e gli mp3, tra la trap e il rap, l’indie e il mainstream, tra la fine della canzone pop e la sua rinascita. Ha vinto Sanremo, venduto milioni di copie, raccolto centinaia di migliaia di persone davanti agli infiniti palchi sui quali si è esibito. Eppure, in questo 2022, nonostante tutto, si sente in qualche modo un’esordiente. Lo è, in parte, perché esordisce alla regia con Ghiaccio, nelle sale proprio alla fine della settimana sanremese: al Festival è in gara con Sei tu, poi ci sarà il nuovo album, La mia voce, che esce in due parti, una adesso e una seconda a ottobre. Ma esordiente lo è soprattutto "psicologicamente", “perché tutto questo progetto, il film, Sanremo, i…

Fabrizio Moro ha quarantasette anni e da ventidue è sulle scene. Ha attraversato il mondo della musica nella sua fase più rivoluzionaria, è passato dai cd allo streaming, dall’analogico al digitale, tra i talent e gli mp3, tra la trap e il rap, l’indie e il mainstream, tra la fine della canzone pop e la sua rinascita. Ha vinto Sanremo, venduto milioni di copie, raccolto centinaia di migliaia di persone davanti agli infiniti palchi sui quali si è esibito. Eppure, in questo 2022, nonostante tutto, si sente in qualche modo un’esordiente. Lo è, in parte, perché esordisce alla regia con Ghiaccio, nelle sale proprio alla fine della settimana sanremese: al Festival è in gara con Sei tu, poi ci sarà il nuovo album, La mia voce, che esce in due parti, una adesso e una seconda a ottobre. Ma esordiente lo è soprattutto "psicologicamente", “perché tutto questo progetto, il film, Sanremo, il nuovo album - ci dice -  sono per me una rinascita”. Ghiaccio sarà in sala il 7, l'8 e il 9 febbraio con Vision, poi su Sky, ed è scritto e diretto da Moro con Alessio De Leonardis. Una storia di coraggio e riscatto sociale nella periferia romana fine anni Novanta, protagonista Giorgio (Giacomo Ferrara), un ragazzo che ce la mette tutta per cambiare il proprio destino, attraverso il pugilato e con l'aiuto del suo allenatore (Vinicio Marchioni).

'Ghiaccio', una storia di riscatto

Perché per lei Sanremo, 'Ghiaccio' e il nuovo album rappresentano una rinascita?

“Perché la pandemia mi aveva bloccato, spento. Io faccio 50, 60 concerti l’anno, ho un rapporto con la musica che è intenso, vivo. Stare lontano dal palco, dagli abbracci, da tutto, per un periodo così lungo, è stato davvero brutto. Se non ci fosse stato il film sarei finito in depressione. Ero chiuso tra quattro mura e mi sono messo a scrivere. Amo scrivere, ci sono romanzi, racconti, canzoni, che non ho ancora tirato fuori ma scrivo tanto e mi piace. E in questa fase è uscita la storia del film e in pochi mesi ero sul set. Ghiaccio mi ha completamente sbloccato, ho iniziato a scrivere, mentre giravamo, le musiche per il film stesso ma anche tante nuove canzoni, quelle che ci sono nel nuovo album. E alla fine ho pensato che portare questa canzone a Sanremo sarebbe stato bello, per segnare un momento di rinascita collettiva e per dare luce a quello che sto facendo”.

Di certo, dopo averlo vinto due volte, tra i Giovani e tra i Big, di un altro Sanremo non aveva bisogno…

“L’ultima volta che ho partecipato ho vinto, quindi questa volta non vado per vincere…”.

Una scena del film 'Ghiaccio', scritto e diretto da Fabrizio Moro con Alessio De Leonardis 

Questo, in realtà, lo dicono tutti e quasi mai è vero.

“La scorsa volta, nel 2018, volevo vincere. Sentivo la responsabilità di aver coinvolto Ermal Meta, avevamo una canzone potente, volevo davvero vincere. Ma adesso so che se entrassi nella logica della competizione diventerei matto. Anzi, per tutta la settimana non alzerò il telefono, non leggerò i messaggi, vado lì a cantare la mia canzone e poi vediamo”.

Ma è una canzone importante per lei.

“Sì, perché dice una cosa semplice e importante: l’amore è l’unica cosa che ci salva alle cinque di mattina, quando l’angoscia viene a bussare. Se non ci fosse stato amore attorno a me non avrei fatto nulla, è una dedica d’amore come non ho mai fatto. Io ho sempre scritto canzoni con storie finite male, dolori, abbandoni. Questo, invece, è un amore che esiste e mi ha salvato dalla parte più brutta di me”.

Cantare su quel palco è ancora, per lei, un’esperienza particolare?

“Ieri avrei detto di no, talmente avevo paura della conferenza stampa di presentazione del film. Oggi, dopo le buone reazioni ricevute, sono passato alla paura successiva, quella del Festival”.

Fabrizio Moro con Errmal Meta a Sanremo 2018 

Eppure un cantante come lei, con oltre venti anni di esperienza.

“Ma io non sono un cantante purosangue, non prendo necessariamente tutte le note, sono emotivo. Se in quel momento si innescano energie positive, divento una spada, se mi prende qualcosa di storto canto male. Sono fatto così, non posso cambiare”.

Quindi ogni volta è una sfida. Ma questa, con film, Sanremo e un album nuovo tutto insieme è una sfida assai grossa.

“Le sfide mi motivano, mi danno motivo di esistere, senno mi deprimo. Io ogni volta continuo a cercare qualcosa, devo farlo, continuo a sfidare quella parte di me che mi sussurra che non ce la posso fare. E’ una cosa che accade da sempre e continuerà a perseguitarmi. Ma io ci provo, ogni volta, perché, come racconto nel film, non è importante cadere ma trovare il modo di rialzarsi. Io in questo caso ce l’ho messa tutta e ho dimostrato a me stesso che posso fare delle cose con dignità”.

Quindi la "rinascita" è un Fabrizio Moro che si racconta in una maniera diversa?

“E’ tutto insieme, la rinascita, la storia, le canzoni, il film. La verità è che io mentre scrivo non mi rendo conto, non so esattamente cosa voglio esprimere. Poi vai a rileggere, a riascoltare, a rivedere, e mi riconosco, mi ritrovo. E ultimamente mi è capitato di riconoscere la mia voce, ed è per questo che l’album si chiama così. Ho ascoltato e mi sono detto: questo è davvero Fabrizio Moro che canta. Prima assomigliavo a questo o a quest’altro, adesso riconosco la mia voce”.

E la cover, come l’ha scelta?

“Innanzitutto per la bellezza della canzone, Uomini soli è una delle più belle canzoni italiane. E poi perché mi riportava a un periodo adolescenziale, quando andavo a cantare ai matrimoni e mi chiedevano il bis con Uomini soli. L’ho metabolizzata bene in tutti questi anni e mi è piaciuta l’idea di proporla al Festival”.

Nessun duetto, però.

“No: io, la band e l’orchestra. I musicisti dell’orchestra si sono molto divertiti a suonare con noi, è una versione molto inedita, a un certo punto diventa dance…”.