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Francesco Bianconi, a sorpresa un album di cover alla vigilia di Sanremo: "Volevo fare un disco leggero"

Si intitola 'Accade' il nuovo strano, affascinante lavoro, composto da interpetazioni di brani scritti da altri, della voce dei Baustelle: non solo Baby K ma anche Claudio Lolli, Luigi Tenco e 'Bruci la città', scritta per Irene Grandi
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Accade: Francesco Bianconi ha fatto un nuovo disco che si intitola, ineluttabilmente, così. Così ineluttabilmente che esce senza annunci, pubblicato senza alcuna promozione, spinto da un’urgenza espressiva nata dalla condizione incerta in cui ci troviamo a vivere e che, forse, viene rispecchiata in questo senso anche nella musica. "Musica leggera", dice lui. Naturalmente non è esattamente così. È un disco strano in apparenza, in cui attraverso alcune sue canzon meno note e brani di artisti che ha amato rivisitati, Bianconi riporta, come avrebbe detto Bob Dylan, "tutto a casa". Lo fa riducendo le cose all’osso, lavorando per sottrazione e procedendo al contrario: gli ospiti sono solo due, e dei più inaspettati, l’album viene pubblicato nel periodo da ogni esperto ritenuto il meno adatto: sotto Sanremo. Eppure è giusto così, perché questo disco è in qualche modo l’antisanrem…

Accade: Francesco Bianconi ha fatto un nuovo disco che si intitola, ineluttabilmente, così. Così ineluttabilmente che esce senza annunci, pubblicato senza alcuna promozione, spinto da un’urgenza espressiva nata dalla condizione incerta in cui ci troviamo a vivere e che, forse, viene rispecchiata in questo senso anche nella musica. "Musica leggera", dice lui. Naturalmente non è esattamente così. È un disco strano in apparenza, in cui attraverso alcune sue canzon meno note e brani di artisti che ha amato rivisitati, Bianconi riporta, come avrebbe detto Bob Dylan, "tutto a casa". Lo fa riducendo le cose all’osso, lavorando per sottrazione e procedendo al contrario: gli ospiti sono solo due, e dei più inaspettati, l’album viene pubblicato nel periodo da ogni esperto ritenuto il meno adatto: sotto Sanremo. Eppure è giusto così, perché questo disco è in qualche modo l’antisanremo, non tanto per le canzoni contenute, quanto per lo stile con il quale è realizzato: niente lustrini, qui si va all’essenza, si scardina la macchina. Forse oggi ci vorrebbe davvero un Sanremo così, dopo che quello dello scorso anno ci aveva fatto sperare, mentre adesso l’odore sembra più quello della restaurazione. In realtà un Bianconi a Sanremo lo si vedrebbe proprio bene per dare consistenza al festival, ma in fondo ne è già stato vincitore morale con la sua Bruci la città, interpretata da Irene Grandi che al palco dell'Ariston non venne ammessa, ma che cantando quel bellissimo pezzo ottenne subito il successo più grande del dopo-Sanremo. C’è un sapore speciale in questo disco di Bianconi. Si capisce tutto meglio, forse, con questa introduzione. Leggetela mentre l’ascoltate. Quello che deve accadere Accade, come dicevano i saggi.

La copertina del disco 'Accade' 

Come va?
"Bene ma un po’ scocciato dal perdurare di questa situazione di incertezza, mi sento frustrato da questa sensazione in cui tutto appare sospeso come in una sorta di nebbia, anche se è meno pericoloso, siamo vaccinati e così via… Però ormai sono due anni che ci troviamo in questa situazione e comincia davvero un po’ a pesare psicologicamente".

Almeno tu sei riuscito a fare un sacco di cose in questo periodo: il primo disco solista, qualche concerto e ora un album di cover.
"Sono riuscito a farlo proprio perché stando in casa, che ormai in parte coincide con lo studio che sta al piano di sotto, per passare il tempo mi sono messo a suonare. L’ho fatto con molto piacere e quello che è venuto fuori per me non è un disco di serie B, non lo è affatto, però è sicuramente figlio di questo tempo bloccato. Dopo aver fatto il mio disco Forever e alcuni concerti mi sono reso conto che, non volendo fare canzoni dei Baustelle per rispetto, dovevo aggiungere qualcosa. All’inizio del primo lockdown mi ero inventato un format che si chiamava Storie inventate per suonare canzoni qui dallo studio di casa dal vivo piano e voce".

Piano e voce, dunque: mi sembra molto adatto ai tempi.
"Lo spirito è quello: cantare in maniera un po’ spoglia canzoni di altri e da lì mi sono un pochino appassionato a questa pratica, che spesso viene considerata minore, del reinterpretare le canzoni degli altri. Per alcuni è una cosa che si fa quando non hanno idee ma in realtà ci sono esempi illustri che dimostrano il contrario: anche una cosiddetta cover la puoi fare in una maniera creativa e per me è un gioco stimolante e creativo rileggere gli altri in un certo senso e darne una propria visione".

In questi brani spazi, è il caso di dirlo, da Francesco Guccini a Baby K.
"Volevo fare un disco ‘leggero’ in senso bello: non sono i pezzi della mia vita, sono canzoni che mi piacciano molto ma soprattutto c’è l’idea di celebrare la forma canzone a tutte le latitudini, non solo quella dei grandi maestri. Criteri affettivi più che tecnici o concettuali. Mancano moltissime cose che amo, una su tutte Battiato che è forse l’artista che amo di più. C’è invece un pezzo come Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni che, in realtà, è a sua volta una cover di The wonders you perform di Tammy Wynette che in origine era un pezzo country molto religioso rivolto al Signore. In Italia Giorgio Calabrese l’ha trasformato in uno stupendo pezzo di quella che si chiamava ‘musica leggera’. Lo stesso Accade è un disco leggero perché non si regge su grandi concetti ma sulla sincerità".

Come mai hai deciso di farlo da un giorno all’altro, senza nessun tipo di promozione?
Perché è nato in una maniera così spontanea che non volevo che ci fossero grandi strategie promozionali: è nato come una sorta di fuori programma e così resta fedele alla sua origine".

Lo trovo fantastico, anche perché questo avviene alla vigilia di Sanremo.
"In realtà mi sarebbe piaciuto che uscisse a Natale ma poi una serie di questioni tecniche hanno inceppato il meccanismo. La settimana prima di Sanremo è ok: non è in competizione (ride, ndr)".

A proposito, quest’anno non firmi nessun brano di quelli in gara al festival?
"Avevo una canzone ma purtroppo non è passata. Peccato, mi sembrava molto bella".

Non ti è venuto in mente di andarci tu?
"No, con i Baustelle non ci è mai sembrato nelle nostre corde".

E come Francesco Bianconi?
"Ho sempre detto che non era indispensabile anche se devo dire che l’ultima edizione in particolare è stata interessante. Non sono mai stato molto a mio agio nel contesto televisivo ma vediamo nel tempo ci si trasforma: si trasforma Sanremo e ci trasformiamo anche noi, chissà…".

In realtà di Sanremo sei tra i vincitori morali con Bruci la città, interpretata da Irene Grandi, che non venne ammessa ma si ascoltava ovunque. In questo disco la 'riporti a casa'.
"Mi ricordo sempre quando il mitico discografico della Warner che adorava i Baustelle mi fece vedere la mail che lui aveva scritto a Pippo Baudo per dirgli che aveva sbagliato di grosso a escludere quel pezzo perché era sicuro che sarebbe stato un grande successo. E in effetti lo fu. Aveva ragione".

Infatti l’anno dopo Irene a Sanremo ci andò con La cometa di Halley, un altro pezzo tuo che infatti riprendi in questo disco.
"Esatto. A quel punto eravamo praticamente sicuri che ci avrebbero preso. Purtroppo non andò così bene. Io la trovo comunque una bella canzone, forse un po’ meno immediata, con una forza meno dirompente, arriva in maniera più sottile. Però amo entrambe le canzoni infatti le ho volute incidere alla mia manier. Sono due canzoni a cui sono molto legato".

Mi incuriosisce molto anche I capolavori di Beethoven. E, a proposito di quello che dicevi prima riguardo il tuo apprezzamento per Battiato, sei andato anche a casa sua a fargliela ascoltare.
"Sì andammo a casa sua perché quel brano faceva parte di un disco che abbiamo scritto in tre io, Mario Venuti e Pippo Kaballà e quello sì che era un concept, si intitolava Il tramonto dell'Occidente! Doveva essere una cosa un po’ folle, situazionista come appunto il Battiato de La voce del padrone, Patriots o L'era del cinghiale bianco. Era il periodo di Fantasma e una volta che suonavamo in Sicilia Mario disse: ‘Visto che sei qua andiamo da Franco a fargli sentire i provini de Il tramonto dell'Occidente e sentiamo che cosa ci dice. Mi ricordo questo pomeriggio meraviglioso: io non lo avevo mai incontrato e avevo una sorta di timore assoluto come si ha naturalmente nei confronti di questi personaggi che hai amato e ami alla follia. Era veramente in forma e con me c’era anche mia figlia piccola di un anno che mi portavo allegramente in tour. Mi vergognavo come un cane perché con i miei arrangiamenti scimmiottavo spudoratamente quello de La voce del padrone".

Lui cosa disse?
"Non fece una piega anzi disse che lo apprezzava, ci offrì il tè e ci diede dei consigli, poi grandi chiacchiere finché guardò mia figlia e mi chiese di che segno fosse. Quando risposi 'Ariete' si mise a scuotere il capo dicendo 'ahi! Ahi! Ahi!': anche lui era dell’Ariete! Evidentemente ne conosceva i difetti quali la testardaggine. Insomma I capolavori di Beethoven ebbe la sua benedizione tanto che fece persino una piccola ospitata. Così insomma, apre delle connessioni con dei ricordi molto molto cari a me molto cari".

Un altro personaggio straordinario di cui fai una cover è Claudio Lolli con Michel, insieme a Lucio Corsi. Che posto ha avuto nella tua vita?
"Quello è un pezzo il cui valore affettivo risale all’adolescenza. Quando ho sentito quel disco di Lolli per la prima volta facevo il liceo e qualcuno mi passò una cassetta di Aspettando Godot. Tutto l'album mi piace tanto ma quel pezzo è una sorta di film, una piccola sceneggiatura. Certe cose le capisci dopo quanto ti possano aver segnato sia musicalmente che come tematiche perché è un pezzo molto Baustelle, che parla di adolescenza, di amicizia, della malinconia, del distacco, del tempo che passa. Un pezzo molto ‘baustelliano’. Ho chiesto a Lucio se voleva fare il featuring e lui mi ha detto di sì. In questo disco ci sono due featuring: Lucio e Baby K! E sono molto orgoglioso della tutela della biodiversità: dimostra che cose apparentemente lontanissime possono coesistere senza problemi. Con Lucio siamo amici e questa è proprio una canzone sull'amicizia".

La complessità della canzone di Lolli è anche legata al fatto che non è chiaro se sia una canzone d’amore o d’amicizia e anche se i protagonisti siano due uomini o un uomo e una donna.
"Io l’ho sempre pensata come a una canzone d’amicizia tra due maschi".

Ho avuto la fortuna di intervistare Lolli e gliel’ho chiesto. Era riferita a un suo amico e diceva: "Non so se fosse una sorta di innamoramento o cosa. So solo che quando c’era lui ero contento. Poi ci siamo persi di vista". Era una persona intensissima, intrisa di poesia.
"Sì, si capisce, la canzone trasuda proprio queste sensazioni".

E poi ci sono i Diaframma di Federico Fiumani con L’odore delle rose.
"Quello è proprio un amore telefonato nel senso che è risaputo. Da tempo volevo incidere una canzone di Federico Fiumani prima o poi perché ci ero rimasto malissimo per un episodio in cui lui mi aveva chiesto se volevamo partecipare a un tributo ai Diaframma. Noi facemmo la nostra cover de Il disco dei Replacements ma la casa discografica nostra di allora non diede il permesso, non ho mai capito perché. Voglio rendere omaggio a Fiumani perché, l'ho detto tante volte, lo considero il motivo per cui ho forse incominciato a fare questo mestiere. Non suonavo ancora quando vidi questo concerto dei Diaframma a Castiglion della Pescaia in un posto dentro la pineta ed era il periodo di In perfetta solitudine. Erano in tre in un luogo anche un po’ squallido, brutto ma fui veramente rapito dalla forza, dall'energia, dalla poesia delle sue canzoni che erano allo stesso tempo rock e in italiano e non me ne vogliano tutti gli altri gruppi rock italiani dell'epoca, della new wave ma a me colpiva davvero molto quel suono urgente, grezzo, sputato in faccia. E poi, ancora, il suo modo di cantare, il fatto che fosse bellissimo, che avesse questa chitarra Fender Jaguar: insomma ho capito subito che lì dentro c'erano un sacco di cose dal punto di vista del suono e dell’estetica. Rimasi veramente rapito da Fiumani tanto che staccai il manifesto di quel concerto e lo attaccai alla nostra sala prove quando finalmente riuscimmo ad averne una. Era come mettere un crocifisso per averne la benedizione. Ecco quindi perché in questo disco c'è anche L'odore delle rose che è una canzone bellissima".

Quindi Fiumani è persino più importante di Guccini nella tua formazione?
"Ai fini della formazione di una band e quindi pratici, concreti è stato molto importante Fiumani. Da quello di formazione familiare Guccini è il cantautore che mi ha fatto ascoltare mio padre e di cui probabilmente ho visto più concerti nella mia vita. Mi è sempre piaciuto molto e Ti ricordi quei giorni è una canzone meravigliosa che ho sempre voluto segretamente cantare e quale migliore occasione di questa?".

Hai lasciato fuori altre cose ti piacciono?
"Tantissime, ovviamente. Ma guarda, devo dirti che ci ho preso gusto: mi è quasi venuta voglia di inaugurare un nuovo filone: magari ogni paio di anni faccio un Francesco Bianconi Accadde – Parte 2, 3, 4, ecc. Perché insomma ci sono tante canzoni di nicchia che adoro e vedo già dei commenti sui social che dicono: ‘Perché non hai messo quell’altra canzone che facevi dalla trasmissione da casa, Storie inventate, di Milva, Battiato e Giusto?’. E così via. Per esempio vorrei mettere Paolo Conte… Insomma, se l'operazione piace ne posso fare anche dieci quindici volumi di Accade (ride, ndr)".