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Sanremo 2022, i Meduza faranno ballare l'Ariston: "Finalmente riconosciuti anche in Italia"

Sono Luca De Gregorio, Simone Giani e Mattia Vitale il trio di produttori italiani che, partendo da Londra, ha letteralmente conquistato i cinque continenti
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Certe volte i numeri dicono più di tante parole: otto miliardi, come le volte in cui nel mondo sono stati ascoltati in rete i brani dance dei Meduza, il trio di produttori italiani che partendo da Londra ha letteralmente conquistato i cinque continenti. La sera di apertura del Festival di Sanremo il trio sarà ospite sul palco dell’Ariston per far ballare la platea con la sua dance house che grazie alle sue marcate linee melodiche si è imposta ovunque come la versione anni Duemila della Italo Disco.

"Finalmente con Sanremo è arrivato il pieno riconoscimento anche del nostro paese" osserva Luca De Gregorio, il mago dei bottoni, parlando via Zoom dallo studio di registrazione di Londra, seduto accanto a Simone Giani, …

Certe volte i numeri dicono più di tante parole: otto miliardi, come le volte in cui nel mondo sono stati ascoltati in rete i brani dance dei Meduza, il trio di produttori italiani che partendo da Londra ha letteralmente conquistato i cinque continenti. La sera di apertura del Festival di Sanremo il trio sarà ospite sul palco dell’Ariston per far ballare la platea con la sua dance house che grazie alle sue marcate linee melodiche si è imposta ovunque come la versione anni Duemila della Italo Disco.

"Finalmente con Sanremo è arrivato il pieno riconoscimento anche del nostro paese" osserva Luca De Gregorio, il mago dei bottoni, parlando via Zoom dallo studio di registrazione di Londra, seduto accanto a Simone Giani, che del gruppo è invece l’anima musicale. Mattia Vitale, il dj del trio, li ascolta e interviene collegato da Las Vegas, dov’è impegnato al Wynn, uno dei locali più esclusivi della città. Anche se divisi per competenze, i tre dividono sempre i proventi di tutto ciò che realizzano e infatti Mattia dice "abbiamo una residenza al Wynn di Las Vegas", intendendo sempre i Meduza: "Il progetto nell’aspetto live si divide tra dj, dove ci sono io, e il live che stiamo costruendo in cui siamo tutti e tre, come faremo a Sanremo. Se non fossimo in tre non potremmo tenere questi ritmi".

"Il successo ottenuto all’estero non è paragonabile all'emozione di poter suonare all’Ariston" continua Luca, "certo i palchi e le platee gremite in America o a Wembley, dove nel 2019 abbiamo suonato camminando nello stesso backstage in cui si sono mossi Freddie Mercury e i Queen, di cui siamo tutti e tre grandi fan, sono per noi indimenticabili ma Sanremo ci completa". "Sì, il tassello che ci mancava" dice Simone, "in Italia qualcuno ci rende finalmente il merito per la nostra musica". Per Mattia "un americano aspira ai Grammy o al Coachella, per noi è Sanremo dove abbiamo la possibilità di portare quello che facciamo, e cioè cantato in inglese, nell’evento principe della musica italiana".

Luca De Gregorio, Simone Giani e Mattia Vitale 

Insomma, nessuno è profeta in patria: "L'apprezzamento delle radio c’è stato", osserva Mattia, "ma ci è mancata l’eco televisiva, ci è mancato l’aiuto che altri hanno avuto per arrivare a certi livelli nel pop. Una possibilità che invece abbiamo avuto all’estero". Innanzitutto l’Inghilterra, dove nel 2018 hanno incontrato i Schoolboys con i quali hanno realizzato il loro primo successo. Perché Londra sì e Milano no? "Penso che sia soprattutto per una questione stilistica", dice Simone, "lavoravamo da 15 anni nei locali e producevamo le nostre prime cose ma ci piaceva la dance, l’house, la musica elettronica e quella va cantata in inglese. E poi facciamo un genere che in Inghilterra e America è da anni un grosso fenomeno mentre in Italia è ancora di nicchia, eravamo cresciuti ma non abbastanza".

A Londra li ha messi sotto la loro ala un manager inglese: "Avevamo capito che un manager italiano non sarebbe riuscito a farci fare quel tipo di musica con chi volevamo noi", dice Simone. Guarda caso anche un altro gruppo italiano, di grande successo in America, ha un manager americano. Mattia parla di mondi musicali molto diversi: "Il mondo della musica cambia tanto da nazione a nazione, un manager di quel mondo conosce delle dinamiche che per un manager che arriva dall’estero sono lontane, per capirle ci vuole tempo. Se vuoi il mercato inglese, come nel nostro caso, o americano come per i Maneskin, devi avere qualcuno che sa come funziona davvero quel mercato. E che anche le radio e le tv funzionano in modo molto diverso rispetto all’Italia".

Con Hozier 

Il loro primo successo, Piece of your heart, è nato in 20 minuti: "La session con i Schoolboy è stata del tutto naturale, Josh prima di cominciare a cantare ha detto una frase What? sorry, just quickly. What if it’s, è diventata virale, ha agganciato tutti, la gente ha cominciato a chiamare le radio per farla programmare, la canzone è entrata nelle varie classifiche", ricorda Mattia, "di rimbalzo è entrata in classifica in America, poi Australia". "Non passava giorno senza una telefonata per un nuovo disco d’oro ovunque. Incredibile", dice Luca, "è stato da impazzire, siamo arrivati a chiederci se fosse tutto vero". Wembley, la nomination ai Grammy, altri due brani di successo. "E ora, finalmente, il Festival di Sanremo".