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Quorum matto / 1: Amadeus il democristiano

Sanremo come fossero le presidenziali: tra grandi elettori (sala stampa) ed elettori semplici (televoto), chi sale e chi scende secondo il nostro esperto
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Attenzione al democristiano Amadeus che potrebbe avere organizzato la legge elettorale di Sanremo al solo fine di dimostrare che non c’è frattura tra grandi elettori (sala stampa) ed elettori semplici (televoto). In testa ci sono infatti già i favoritissimi Mahmood e Blanco (quota personale 1,75), con i loro brividi fluidi che acchiappano di qua e di là, di sopra e di sotto (letta su twitter: “Blanco, potrei essere tua madre, ma non lo sono”). Ma subito dopo ecco La rappresentante di lista (quota 4,50), a naso il tormentone post festival, anche grazie a quella declinazione fisica di “ciao ciao” che Di Maio ha già dedicato a Conte. Punito invece, penso dai giornalini, Achille Lauro (quota 11), con la sua domenica molto vascorossiana (“Se fosse sempre domenica, tu fossi sempre libera…”), che può risalire ma va giocato solo per affetto. Dargen D’Amico (quota 9,50) con le sue relazioni Deliveroo …

Attenzione al democristiano Amadeus che potrebbe avere organizzato la legge elettorale di Sanremo al solo fine di dimostrare che non c’è frattura tra grandi elettori (sala stampa) ed elettori semplici (televoto). In testa ci sono infatti già i favoritissimi Mahmood e Blanco (quota personale 1,75), con i loro brividi fluidi che acchiappano di qua e di là, di sopra e di sotto (letta su twitter: “Blanco, potrei essere tua madre, ma non lo sono”). Ma subito dopo ecco La rappresentante di lista (quota 4,50), a naso il tormentone post festival, anche grazie a quella declinazione fisica di “ciao ciao” che Di Maio ha già dedicato a Conte. Punito invece, penso dai giornalini, Achille Lauro (quota 11), con la sua domenica molto vascorossiana (“Se fosse sempre domenica, tu fossi sempre libera…”), che può risalire ma va giocato solo per affetto. Dargen D’Amico (quota 9,50) con le sue relazioni Deliveroo  (“E sto anche vedendo una/sono già tre sere/per ora mangiamo assieme/ma promette bene”) è il più serio candidato nella categoria, ogni anno ben rappresentata, “quello che fino a ieri sera nessuno conosceva tranne Assante e che ora può essere la sorpresa del festival”. Il che, peraltro, esclude possa essere Yuman (quota 70).  


Michele Bravi (quota 15) con il suo nuovo look ha ricordato a tutti Edward Mani di forbice e forse per questo non ricordiamo la canzone. A me piace sempre molto Giusy Ferreri (quota 33), stavolta con l’effetto megafono mezzo Majakovskij mezzo Esselunga, ma bisogna essere realisti: i giornalisti fanno gli snob e ai pischelli probabilmente appare già troppo vintage. Tengono in classifica i vecchi big Gianni Morandi (quota 19) e Massimo Ranieri (quota 40, la stessa di Marcello Pera al Quirinale, e Massimo non lo meriterebbe), che stanno per forza nel toto vincitori però non possono vincere.

(ansa)

Da non sottovalutare Noemi (quota 13), con i suoi pezzi Benjamin Button: nascono che sono già jingle di uno spot di telefonia e poi nel tempo, forse, diventano canzoni. Non saprei cosa dirvi di Rkomi (quota 29), il cantante che piace alla settimana enigmistica, o forse ispirato da Zalone che rifà Jovanotti (“A te che sei il mio paparino e il rinopapa”) oppure, ultima ipotesi, un aspirante Dalla, ma aspettate a bestemmiare, nel senso del giovane Dalla attore che nei Sovversivi dei fratelli Taviani legge tutte le parole al contrario. Comunque il giochino delle inversioni onomastiche è piaciuto alla sala stampa che l’ha subito applicato alla lettera alla povera e ultima Ana Mena (quota 100).