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La provocazione di Drusilla Foer: una normalità spericolata

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Non ci sono più i trasgressori di una volta, ed è per questo che al Quirinale vogliamo Mattarella e a Sanremo la nobildonna toscana
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Una donna per il Quirinale alla fine non l’abbiamo trovata, ma una per Sanremo, per fortuna, sì. Una donna in gamba, direi. Una donna che, a quanti dovessero obiettare: “eh, ma si tratta di un uomo”, risponderebbe senz’altro, con un’alzata di spalle, “nessuno è perfetto!”.

Drusilla Foer è ancella della nobile tradizione dello spettacolo en travesti che annovera tra le sue fila Jack Lemmon e Tony Curtis in A qualcuno piace caldo, Dustin Hoffman in Tootsie, Michel Serrault nel Vizietto e, in Italia, il grandissimo Paolo Poli nelle sue caleidoscopiche interpretazioni in gonnelloni plissettati e parrucche cotonate. Eppure Drusilla dona al suo personaggio un elemento di “unicità”, per usare un termine a lei caro, che è quello di mettere in scena una “spericolata normalità”, cosa che al giorno d’oggi risulta essere forse il tratto più provocatorio.

Sanre…

Una donna per il Quirinale alla fine non l’abbiamo trovata, ma una per Sanremo, per fortuna, sì. Una donna in gamba, direi. Una donna che, a quanti dovessero obiettare: “eh, ma si tratta di un uomo”, risponderebbe senz’altro, con un’alzata di spalle, “nessuno è perfetto!”.

Drusilla Foer è ancella della nobile tradizione dello spettacolo en travesti che annovera tra le sue fila Jack Lemmon e Tony Curtis in A qualcuno piace caldo, Dustin Hoffman in Tootsie, Michel Serrault nel Vizietto e, in Italia, il grandissimo Paolo Poli nelle sue caleidoscopiche interpretazioni in gonnelloni plissettati e parrucche cotonate. Eppure Drusilla dona al suo personaggio un elemento di “unicità”, per usare un termine a lei caro, che è quello di mettere in scena una “spericolata normalità”, cosa che al giorno d’oggi risulta essere forse il tratto più provocatorio.

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Non ci sono più i trasgressori di una volta, insomma, come ci avverte con una pacca sulla spalla l’Osservatore romano ed è per questo che al Quirinale vogliamo Mattarella e a Sanremo Drusilla. Perché sono persone credibili nel loro ruolo. Drusilla è una signora di spettacolo raffinata, elegante, capace di calpestare con disinvoltura l’insidioso palco dell’Ariston, dove è facile scivolare (dentro e fuori metafora) anche per i più avvezzi. Nostra Signora della Normalità canta, recita, presenta, è di bell’aspetto, gentile come solo le nostre nonne sapevano essere, pratica l’arte del garbo e allena costantemente quella dell’educazione, dimostrandoci che non è necessariamente disgiunta da quella pungente dell’ironia. Insomma ha proprio tutto e anche qualcosa in più, come le ha fatto notare maliziosamente qualcuno.

E sì, è proprio quello: la cultura. Di fronte a questa evidenza ogni malizia cade e la battutina salace non fa ridere più, la strizzatina d’occhio si riduce a un “tic culturale” di chi di fronte a una persona (che sia di spettacolo o meno) è più interessato a conoscere le sue generalità che ciò che ha da dire. Nel Paese reale, di cui il Festival (che piaccia o meno) è sintesi, il DDL Zan è già stato approvato e anche da questo punto di vista il Parlamento arranca come se andasse in scena, nelle aule del potere, uno spettacolo vecchio, la replica a tarda sera di un varietà in bianco e nero. Poi si cambia canale e — una settimana dopo l’infruttuosa caccia alla donna quirinalizia — sul palco dell’Ariston di donne ne troviamo cinque, ciascuna dotata di un nome e un cognome, addirittura. Tutte più o meno interessanti, tutte con qualche cosa da dire. E una, in verità, unica.