Un pianoforte di legno chiaro verticale per Giovanni Truppi in canottiera rossa e sul petto un cruore rosso-nero simbolo anarchico, cappello e fiocco rosso al collo per Vinicio Capossela alla chitarra, e sul finale Mauro Pagani, fazzoletto rosso nel taschino della giacca, all’armonica a bocca. Per la serata delle cover, sul palco dell’Ariston è di scena l’omaggio a Fabrizio De André con Nella mia ora di libertà dall’album Storia di un impiegato, un album decisamente politico, la canzone della presa di coscienza che il potere è sempre cattivo, ed è subito Premio Tenco. “Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va, perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà”, cantano Truppi e Capossela, cambiando l’ultima frase: “Per quanto noi ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti”: “Ora sappiamo che è un delitto, il non rubare quando si ha fame”. Terminata l'esibizione Truppi ha scritto su Facebook: "Ho scelto questa canzone perché credo nelle parole del suo testo e me ne sento rappresentato. Credo fortemente che siamo tutti coinvolti per questo mi sono permesso di aggiungerlo al testo originale". E ancora: "Considerato questo coinvolgimento mi sembra chiaro che siamo tutti responsabili quando uno di noi ha fame e il fatto che cerchi di sopravvivere, anche rubando se non ha alternative, mi sembra la cosa più normale del mondo. Sono convinto che non esistano poteri buoni e che l'unica strada per vivere bene sia abbandonare, oltre al capitalismo, l'organizzazione attuale della società per sperimentare nuove forme di governo e di rappresentanza".
Giovanni Truppi con Vinicio Capossela, De André va all'Ariston
Con Mauro Pagani si sono esibiti in 'Nella mia ora di libertà', dall’album 'Storia di un impiegato' di Fabrizio De André
dal nostro inviato Carlo Moretti