Quorum matto / 4: Irama e Grignani come Pd e 5S

Sanremo come fossero le presidenziali: tra grandi elettori (sala stampa) ed elettori semplici (televoto), chi sale e chi scende secondo il nostro esperto
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Il gioco si fa serio. Ultima occasione per sbancare il festival e scoppiare i favoriti Mahmood e Blanco (quota 1,30), che per non sbagliare nulla si sono presentati alla serata cover con Il cielo in una stanza, pure furbi oltre che bravi. Morandi (quota 3,50) ha già avuto il suo con il premio di ieri sera, puntateci solo per romanticismo. Potrebbe essere più sensata la giocata su Irama (quota 4), che ieri si è perso in platea a inseguire il partner Grignani che seguiva tutto un altro spartito. Più che Bugo-Morgan, a molti ha ricordato il dramma del Pd con il M5S. Se può finire con una vittoria al televoto, decidetelo voi. Guai a sottovalutare le chance di Elisa (quota 2,50), ma ricordate Nenni: piazze social piene, urne vuote. O comunque mai piene come quelle di Mahmood e Blanco. Senza grandi chance La rappresentante di lista (quota 17), che però fa il pieno della sinistra radicale e non solo per il pugno chiuso finale. Siamo felici di considerare quasi fuori dai giochi anche Fabrizio Moro (quota 23), che con la cover di Uomini soli dei Pooh ha trovato il pezzo giusto per chiudere la sua fase di endorsement grillino.
(ansa)
Per chi non si rassegna alla dei legge dei numeri, c'è il grande Ranieri (quota 29), che resta comunque il più quirinabile di Sanremo 2022. So che tra di voi ci sono molti fan di Truppi (quota 100), ma se insistete dopo la cover di De André non so come impedirvi di andare a sbattere. A qualcuno piace Emma (quota 9), però è chiaro che questo sarà un festival con poca gloria per il Salento, ha già preso tutto Oronzo Carrisi. Infine, la puntata sull'ultimo in classifica, posizione saldamente e meritatamente in mano a Tananai (quota ultimo 1,10), il cantante che Amadeus ha messo in gara affinché non fosse un festival senza quel po' di polemica. L'intero panorama della musica italiana può infatti reclamare: perché lui in gara e io no? Quello che hanno pensato tutti gli iscritti di Rousseau quando Toninelli divenne ministro coi loro clic.