Un alieno all'Ariston / 7. A trecento metri dai Campioni si canta per Dio
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiAnche nel piccolo Ariston del Signore ci si veste di scuro e in lungo, ma sono tonache, non abiti da sera. Nella giuria di qualità votano don Lino e fra’ Italo, e il super ospite è padre Luca che suona la chitarra e a Biella celebra una messa pop. Benvenuti al primo Festival della Canzone Cristiana, quell’altro Festival è a trecento metri da qui: trecento anni luce.
Auditorium dell’Opera Don Orione, soltanto 40 posti a sedere, chi sta fuori guarda gli schermi in giardino. Tre giorni di gara, 23 concorrenti (una ha il Covid e non è venuta), il trofeo del vincitore l’ha creato lo stesso orafo del Festival “vero”: il solito leone appoggiato alla palma, però qui c’è anche una croce. La frase introduttiva non l’ha scritta Amadeus ma il suo collega Sant’Agostino, e recita: “Chi canta bene, prega due volte”. Gli artisti Tony Nevoso, Loide, Karen Marra, Shoek e Fra’ Vinicius cant…
Anche nel piccolo Ariston del Signore ci si veste di scuro e in lungo, ma sono tonache, non abiti da sera. Nella giuria di qualità votano don Lino e fra’ Italo, e il super ospite è padre Luca che suona la chitarra e a Biella celebra una messa pop. Benvenuti al primo Festival della Canzone Cristiana, quell’altro Festival è a trecento metri da qui: trecento anni luce.
Auditorium dell’Opera Don Orione, soltanto 40 posti a sedere, chi sta fuori guarda gli schermi in giardino. Tre giorni di gara, 23 concorrenti (una ha il Covid e non è venuta), il trofeo del vincitore l’ha creato lo stesso orafo del Festival “vero”: il solito leone appoggiato alla palma, però qui c’è anche una croce. La frase introduttiva non l’ha scritta Amadeus ma il suo collega Sant’Agostino, e recita: “Chi canta bene, prega due volte”. Gli artisti Tony Nevoso, Loide, Karen Marra, Shoek e Fra’ Vinicius cantano dal vivo senza orchestra, e il karaoke di Dio viene trasmesso in diretta da Radio Vaticana, Tele Padre Pio e TV2000. Presenta Valentina Spampinato, senza Lorena o Drusilla. Ed è una cosa serissima e gentile, il pubblico è composto anche dagli anziani della residenza don Orione che hanno apprezzato canti destinati, forse, a diventare classici, come Gli angeli, Ecco la conversione e Vento, mentre risulta un po’ più ermetica Sopra le bretelle.
Un alieno all'Ariston 1 / Il mistero di Ornella Muti
Un alieno all'Ariston 2 / Perdersi nella mappa scritta adesso
Un alieno all'Ariston 3 / La lingua perduta dei Sanremiani
Un alieno all'Ariston 4 / Non si scherza con la messa cantata
Un alieno all'Ariston 5 / Orietta Berti, e la barca va
Un alieno all'Ariston 6 / Tra i fantasmi di Sanremo è inutile nascondersi
«Il Festival vero è il nostro, quell’altro all’Ariston è farlocco», spiega Isaura Nencini, cantante. La bella pensata di Achille Lauro è arrivata fin qui, dove il battesimo è una cosa seria, e ora il dibattito è aperto. «Dissacrare Dio è un peccato senza perdono» dice Antonio Labate, cantante, ma il suo collega Shoek, rapper, non è d’accordo: «Quel ragazzo cerca attenzione, ha bisogno d’amore, con certi gesti sta solo chiamando Dio, io sono un ex tossico e so cosa vuol dire. Dobbiamo amare, non giudicare».
Il palco è piccolo, illuminato di bianco e azzurro. Oggi arriva anche padre Cionfoli (lo ricordate al Festival nell’82 e '83?) che nel frattempo è diventato padre vero, di tre figli, e pure nonno, passando dal convento all’Isola dei Famosi. E ieri è comparso il capitano Ultimo, l’uomo che arrestò Totò Riina e che oggi si occupa dei poveri ma gira ancora con la scorta, mascherato: «All’Ariston difendono tutte le minoranze meno quella cristiana, non le suore che portiamo nel cuore e neppure i sacramenti, non è bello, dovevano evitarlo». Prima di cominciare con le canzoni, dal palco e dalla platea s’è levato un lungo applauso. Non a Mattarella, quasi. A Dio.