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Un alieno all'Ariston / 8. Gianni Morandi, il corpo del desiderio

Il Festival raccontato da un essere proveniente da un altro pianeta
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SANREMO – Creatura mitologica non databile, restituita al mondo dei mortali addirittura dalle fiamme di un fuoco purificatore, personaggio non fuori dal tempo ma oltre il tempo, Gianni Morandi è il corpo del desiderio: perché tutti vorremmo avere in prestito un agglomerato di organi e tessuti come i suoi, a 77 anni, arrivandoci. Lo ha scritto su Twitter, a nome di una probabile moltitudine di coetanei, tale Desiree A.: “Noi trentenni stasera siamo troppo impegnati a capire come invecchiare come Gianni Morandi”.

Inseguito per decenni da quella sorta di maledizione dell’eterno ragazzo, finalmente Gian Luigi Morandi da Monghidoro non è più un giovane mai invecchiato, ma un vecchio “giovanizzato”. E’ la prova che le stagioni si possono addomesticare con un …

SANREMO – Creatura mitologica non databile, restituita al mondo dei mortali addirittura dalle fiamme di un fuoco purificatore, personaggio non fuori dal tempo ma oltre il tempo, Gianni Morandi è il corpo del desiderio: perché tutti vorremmo avere in prestito un agglomerato di organi e tessuti come i suoi, a 77 anni, arrivandoci. Lo ha scritto su Twitter, a nome di una probabile moltitudine di coetanei, tale Desiree A.: “Noi trentenni stasera siamo troppo impegnati a capire come invecchiare come Gianni Morandi”.

Inseguito per decenni da quella sorta di maledizione dell’eterno ragazzo, finalmente Gian Luigi Morandi da Monghidoro non è più un giovane mai invecchiato, ma un vecchio “giovanizzato”. E’ la prova che le stagioni si possono addomesticare con un po’ di cromosomi giusti, un tot di sana attività sportiva, una corretta alimentazione, una dose sufficiente di buona sorte e una gioiosa curiosità di sé. Quando pareva musicalmente finito, Morandi come tutti sanno si mise a studiare il contrabasso, e da lì cominciò il viaggio dentro una serie variegata e variopinta di esistenze niente affatto esaurite, ce n’è sempre un’altra, una in più. E tra l’una e l’altra, se possibile eclissarsi.

Per questo fenomeno della natura, di tre anni appena più giovane del presidente Mattarella, il Festival ha rappresentato l’ennesimo cambio di passo. Accanto a Jovanotti (comunque, 55 anni) il tempo monolitico di Gianni, fermo sul limitare tra i trenta e i quaranta, vale a dire l’età perfetta, si è come eternizzato. Antico e moderno si rivelano, con lui, categorie vetuste, gabbie assurde con sbarre di marzapane che infatti Gianni divora allegramente.

Da un lato Morandi è social, fa le gaffe, pasticcia con la tastiera e nella virtualità digitale crea “engagement” con 5 milioni e mezzo di persone; dall’altro, il suo mitico corpo esiste davvero, scende in strada per la corsetta quotidiana, entra nei ristorantini di pesce, si ferma a cantare con i fan sul marciapiede, a squarciagola. Se da ragazzo andava ai cento all’ora per trovar la bimba sua, adesso quella velocità è centrifugata nel miracolo sublime della fissità, come quando i colori dell’iride vorticando generano il bianco (stesso colore del tuxedo nel duetto con Jova). Gianni Morandi immaginato e vero, sorpassato e ultramoderno, una sorta di vinile umano mai passato di moda in un tempo che dice “gloviamo” quando vuole ordinare il cibo da asporto. Lui, invece, mangia sempre nella stessa trattoria sui colli bolognesi, proprio quelli del Vespino di Cremonini.

E se è vero che soltanto uno su mille ce la fa, probabilmente pure meno, allora soltanto uno su un milione, soltanto uno su un miliardo, anzi soltanto uno su tutti è Gianni Morandi. Il pubblico non applaude il suo simulacro, e nemmeno un grottesco giovanilismo, ma proprio lui com’è adesso. Ovazioni non alla carriera, m.a a quella stupenda forma di futuro che chiamano presente.

La serata finale