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Amadeus e le scelte di Sanremo 2023: c'è del buono ma tira aria di restaurazione

Che torni a dominare la Televisione, con il suo pubblico di adulti e "vecchi", con i suoi personaggi che con la musica hanno si a che fare, perché sono cantanti o musicisti, ma che di quello che accade veramente nel mondo delle sette (o dodici) note non sembra interessare
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Mi viene in mente, quasi naturalmente, "E un altro giorno è andato" di Francesco Guccini, "E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà?". Non so perché, a dire il vero, forse per il senso di malinconia profonda di quel "la sua musica ha finito", che mi sembra si adatti bene all'immagine di se che da l'elenco dei partecipanti alla prossima edizione del festival di Sanremo. Oh, sia chiaro, c'è del buono nel lungo cast dei 'concorrenti': come non essere lieti del ritorno di Giorgia, come non essere curiosi di quello di Madame, come non esprimere soddisfazione per la presenza di giovani nomi come quelli di Ariete, Mara Sattei, Lda, Coma Cose, non è poco; se si aggiungono anche Lazza, Tananai, Mr.Rain, Rosa Chemical, Leo Gassman, la presenza giovanile è sostenuta bene, e quella 'alternativa', se ancora così può esser…

Mi viene in mente, quasi naturalmente, "E un altro giorno è andato" di Francesco Guccini, "E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà?". Non so perché, a dire il vero, forse per il senso di malinconia profonda di quel "la sua musica ha finito", che mi sembra si adatti bene all'immagine di se che da l'elenco dei partecipanti alla prossima edizione del festival di Sanremo. Oh, sia chiaro, c'è del buono nel lungo cast dei 'concorrenti': come non essere lieti del ritorno di Giorgia, come non essere curiosi di quello di Madame, come non esprimere soddisfazione per la presenza di giovani nomi come quelli di Ariete, Mara Sattei, Lda, Coma Cose, non è poco; se si aggiungono anche Lazza, Tananai, Mr.Rain, Rosa Chemical, Leo Gassman, la presenza giovanile è sostenuta bene, e quella 'alternativa', se ancora così può essere definita, vede anche il ritorno a Sanremo di Levante e del duo Colapesce e Dimartino.

Ma c'è poco da fare quando nello stesso cast ci sono I Cugini di Campagna, i Modà, Paola e Chiara, Anna Oxa e Gianluca Grignani (messo sperando probabilmente che faccia casino) e i rinati Articolo 31, è evidente che il bisogno di fare spettacolo sovrasta il desiderio di proporre buona musica, anche se i numeri sono tutti a favore della pattuglia giovanile. Elodie e Mengoni fanno campionato a se, con Giorgia, buoni di cuore al punto di dare man forte a Amadeus, ma del tutto disinteressati, ne siamo certi, alla gara o al risultato finale, sia perché sanno che in un modo o nell'altro finiranno tra i primi, sia perché considerano, immaginiamo, la presenza al festival principalmente come un buon modo per concentrare la promozione in un periodo breve ed esplosivo.

Al festival dello scorso anno le presenze 'storiché erano solo tre, Morandi, Ranieri e Zanicchi,  nell'edizione precedente, quella del 2021 c'era solo Orietta Berti, sempre che non si voglia considerare 'storicò Francesco Renga, mentre nel 2020 erano tre Masini, Zarrillo e Rita Pavone. Gli esordienti nel 2020 erano stati undici, nel 2021 ben quattordici, nel 2022 tredici, quest'anno a fatica si arriva a nove, mentre di 'storicì ce ne sono cinque o sei a seconda dei punti di vista. Ma, numeri a parte, è il senso complessivo dell'operazione che appare chiaro: 'restaurazione', ritorno alla 'normalità', fine degli esperimenti, basta con la musica che viene proposta per dare al pubblico un'idea di quello che accade tra le piattaforme di streaming, i concerti e le radio.

Che torni a dominare la Televisione, con il suo pubblico di adulti e 'vecchi', con i suoi personaggi che con la musica hanno si a che fare, perché sono cantanti o musicisti, ma che di quello che accade veramente nel mondo delle sette (o dodici) note non gli interessa poi molto. E non stiamo esagerando, non pensiamo che Sanremo debba diventare come un festival del cinema, ci vanno bene e ci bastano gli appuntamenti del Premio Tenco o di Musicultura per vedere riconosciuto il meglio della canzone italiana e internazionale. Ma nessun festival del cinema metterebbe in gara un film della serie di Pierino con un film di Fellini, sono cose che non comunicano tra di loro, tenerle nello stesso programma fa confusione, e probabilmente non fa salire Pierino a un gradino superiore ma scendere Fellini di qualche scalino, perché il pubblico, potrebbe pensare, giustamente, che si tratti della stessa cosa, cinema insomma. E così è ovvio che per il Festival, e per la stragrande maggioranza del pubblico, è canzone quella dei Cugini di Campagna e quella di Coma Cose, possono essere valutate alla stessa maniera, una è più bella, una è più brutta, tutto è nello stesso calderone, tutto è uguale, tutto va bene.

Si, saremo sempre i soliti trinariciuti rompiballe, ma francamente questo tipo di confusione ci amareggia, soprattutto dopo qualche anno in cui Sanremo, ma in generale la musica italiana, sembrava essersi svegliata da un terribile torpore, molto simile al coma. Il cast di quest'anno non ci dice che il festival, e la televisione, hanno imparato qualcosa dalle edizioni precedenti, dalla bellezza della canzone di Diodato, dal successo planetario dei Maneskin, dalla libertà appassionata di Mahmood e Blanco. No, quel che conta è mettere i Cugini di Campagna, Paola e Chiara, Anna Oxa e gli altri (e non me ne vogliano, non ho ancora ascoltato le loro canzoni e potrei trovarle belle e interessanti a dispetto della mia, manifesta, prevenzione), nello stesso minestrone, in modo che tutto si confonda, che il cambiamento sembri opaco. Avevo con gioia usato il termine "rivoluzione" per il Sanremo dei Maneskin. Mi rendo conto di aver esagerato, perché la rivoluzione era si in atto, ma non avevo calcolato l'effetto contrario, quello della 'restaurazione', oggi assolutamente in corso, nell'industria discografica tornata a macinare soldi, nel mercato, nelle radio, e anche in televisione, come si è visto anche dalle parti di X Factor. Una 'restaurazionè che ci riporta indietro facendo finta di andare avanti, come sembra dimostrare, sulla carta, il cast di Sanremo 2023. Speriamo, ovviamente e con tutto il cuore, di essere smentiti dalle canzoni, speriamo di essere davvero soltanto di vecchi, trinariciuti, rompiballe, e che il festival della Città dei Fiori, sia pieno di buona musica. Ne abbiamo disperatamente bisogno.