Per ascoltare questo disco ho voluto compiere un rito antico. Perché qualche volta la musica merita che le dedichiamo un poco di tempo. E quindi mi sono preso del tempo, ho tolto il cellophane del doppio vinile intitolato Feminae, pubblicato in questi giorni da Tosca, l’ho messo sul piatto e mi sono messo ad ascoltare cos’è che aveva da raccontarmi.
Per prima cosa, appena arriva la sua voce ti ricordi che, volendo, la musica è — o dovrebbe essere — una carezza dell’anima, che è ritmo e sangue, voce da dentro, condivisione. Ascoltato così, con gli spazi e i silenzi che il vinile permette di respirare, il disco sembra una casa piena d’amore per la musica, un salotto d’altri tempi pieno di superbi musicisti (da Paolo Fresu a Rita Marcotulli e a tanti altri) dove di tanto in tanto entra un’altra donna a cantare con lei, che sia Maria Bethania o Carmen Consoli, e si viaggia, si spera, ci si commuove, ci si indigna, si balla,…
Per ascoltare questo disco ho voluto compiere un rito antico. Perché qualche volta la musica merita che le dedichiamo un poco di tempo. E quindi mi sono preso del tempo, ho tolto il cellophane del doppio vinile intitolato Feminae, pubblicato in questi giorni da Tosca, l’ho messo sul piatto e mi sono messo ad ascoltare cos’è che aveva da raccontarmi.
Per prima cosa, appena arriva la sua voce ti ricordi che, volendo, la musica è — o dovrebbe essere — una carezza dell’anima, che è ritmo e sangue, voce da dentro, condivisione. Ascoltato così, con gli spazi e i silenzi che il vinile permette di respirare, il disco sembra una casa piena d’amore per la musica, un salotto d’altri tempi pieno di superbi musicisti (da Paolo Fresu a Rita Marcotulli e a tanti altri) dove di tanto in tanto entra un’altra donna a cantare con lei, che sia Maria Bethania o Carmen Consoli, e si viaggia, si spera, ci si commuove, ci si indigna, si balla, tra pezzi e nuovi e riletture di brani antichi, in diverse lingue, compreso lo struggente rallentamento dei ritmi della vita cui ci costringe il bolero cubano.
Prodotto da Joe Barbieri, il disco riporta Tosca a pubblicare un nuovo lavoro a 7 anni dal precedente Morabeza. Per questo necessitava un rito antico. Per ben tre volte mi sono alzato e ho cambiato facciata chiedendomi ogni volta dove mi avrebbe portato il disco, con un senso di attesa che è esattamente quello che la musica dovrebbe generare.