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Blanco, lo strappo: “I manager sono il male della musica”. Ma il bravo artista come batte il male?

Blanco, nome d'arte di Riccardo Fabbriconi, 23 anni 

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Il rapper si “separa” da Stefano Clessi, e parte il dissing tra i due. Ma oggi il male assoluto nella musica è un altro
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Non si è limitato ad annunciare una separazione. Blanco l’ha sparata grossa, dritta e bollente, con un messaggio social che generalizza e sembra un segnale rivolto al suo mondo: “I manager sono il male della musica”. Più forte di così non si poteva. E ci ha aggiunto pure un sottofondo raffinato, Sfiorivano le viole, la più delicata sebbene ironica delle canzoni di Rino Gaetano: “Fiorivi, sfiorivano le viole, e il sole batteva su di me, e tu prendevi la mia mano, mentre io aspettavo”. Immediata la replica dell’accusato manager, ovvero Stefano Clessi, che mantenendo un certo stile di fronte a un j’accuse così assoluto e perentorio ha scritto un lungo post nel quale tra l’altro precisa: “Dopo 23 anni con il mio team ci siamo promessi di continuare a lavorare solo con chi abbia voglia di costruire, divertirsi e che sia rispettoso con chiunque", lasciando intendere che sia stato il suo team a decidere di interrompere il rapporto di lavoro con Blanco, e non viceversa.

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Non si è limitato ad annunciare una separazione. Blanco l’ha sparata grossa, dritta e bollente, con un messaggio social che generalizza e sembra un segnale rivolto al suo mondo: “I manager sono il male della musica”. Più forte di così non si poteva. E ci ha aggiunto pure un sottofondo raffinato, Sfiorivano le viole, la più delicata sebbene ironica delle canzoni di Rino Gaetano: “Fiorivi, sfiorivano le viole, e il sole batteva su di me, e tu prendevi la mia mano, mentre io aspettavo”. Immediata la replica dell’accusato manager, ovvero Stefano Clessi, che mantenendo un certo stile di fronte a un j’accuse così assoluto e perentorio ha scritto un lungo post nel quale tra l’altro precisa: “Dopo 23 anni con il mio team ci siamo promessi di continuare a lavorare solo con chi abbia voglia di costruire, divertirsi e che sia rispettoso con chiunque", lasciando intendere che sia stato il suo team a decidere di interrompere il rapporto di lavoro con Blanco, e non viceversa.

Un classico dissing, dunque. Un tempo gli improperi si lanciavano con versi di canzone, poi sono diventati un tema ricorrente, quasi un tratto stilistico del rap. Ora, va da sé, le cose ce le si dice attraverso i social, ma di sicuro la questione apre una vistosa finestra su un tema molto delicato e che in passato vanta una vasta letteratura di amicizie, dissidi, rotture improvvise, sospetti, tra artisti e manager. Clessi usa a sua volta una certa ironia e va a fondo: “Nell’iconografia del rock’n’roll, di solito, è il manager a essere lasciato” dice, “quando succede il contrario le decisioni di chi ti è stato accanto non sono facili da digerire". E infine con tocco finale, ribalta da cima a fondo la tesi di Blanco affermando: “I manager sono i santi della nostra industria".

Ora, tra demonio e santità ci sono possono essere infinite gradazioni e sfumature, e non è il caso di indugiare sui dettagli che hanno portato alla rottura tra Blanco e il suo team, ma sarebbe interessante portare il tema fuori della questione personale, ricordando che oggi i team che sono intorno agli artisti hanno grandi responsabilità, come e più di sempre, per il semplice motivo che gli artisti, soprattutto i giovanissimi, sono tendenzialmente più fragili di un tempo. Se c’è un male assoluto nel mondo della musica, oggi, è la fretta, l’accelerazione, l’esposizione violenta a successi spesso iperveloci e poco assimilati, è la pressione di una fama che è fatta di numeri, cuoricini, presenza costante sulle piattaforme social. Il bravo manager è quello che protegge il suo artista dalla malattia del sistema. Il bravo artista è quello che capisce che il male assoluto si combatte solo con la buona musica.

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