'L'uomo del labirinto', Donato Carrisi torna con un horror psicologico: "È molto kafkiano perché lo sono anche nella vita"

Uno degli autori di thriller più importanti d'Italia e tra i più venduti al mondo presenta la sua nuova fatica. Protagonisti Toni Servillo,Caterina Shulha, Dustin Hoffman e... conigli spaventosissimi

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Donato Carrisi al cinema ama i labirinti, in cui perdersi e in cui far perdere gli spettatori, che hanno bisogno, dopo i titoli di coda di far combaciare mentalmente i pezzi, e rivedere gli eventi alla luce di chiavi di lettura consegnate. L’uomo del labirinto, successo editoriale e seconda fatica da regista (in sala mercoledì 30, quattrocento copie per Medusa), alza l’asticella dell’ambizione, per narrazione e messa in scena. In una città in fiamme come un inferno dantesco, si muove Toni Servillo, cacciatore di debitori ingaggiato sedici anni prima dai genitori di una ragazza scomparsa – rapita da un uomo con la testa di coniglio e gli occhi lampeggianti a cuore.

'L'uomo del labirinto', Toni Servillo: "Il mio campo è la caccia" - clip


Scopriamo subito che ha un’infezione al cuore, che la morte sarà improvvisa e non lontana. L’unico rapporto umano vero è con una giovane prostituta, Caterina Shulha, che si preoccupa per lui. Se La ragazza nella nebbia si muoveva in una tensione da thriller, stavolta Carrisi vira in direzione horror psicologico. Gli uomini-coniglio sono figli del buio, ragazzi spariti e poi ritrovati in preda al terrore, incapaci di raccontare quanto subito, “contagiati” dal buio. D’altra parte la tredicenne scomparsa è ormai una donna (Valentina Bellé “la vera protagonista del film”, dice Carrisi) che, in ospedale, viene aiutata da uno specialista, Dustin Hoffman, a ritrovare nella memoria pezzi della terribile esperienza subita: ha vissuto in un labirinto, superando una serie di “prove” che le consentivano di sopravvivere. E senza specchi: “L’idea mi è stata data da un caso di cronaca avvenuto in Argentina. Anche allora il rapitore aveva tolto gli specchi dal luogo dove era segregata la sua vittima. Il tribunale lo ha considerato un'aggravante, una sorta di tortura. Riusciremmo a sopravvivere senza specchi".

L’uomo del labirinto è nato sul set di La ragazza nella nebbia. “Dopo una notte al gelo, alle quattro del mattino sono tornato in albergo e sotto la doccia è arrivata la folgorazione”. Tale l’entusiasmo che durante le riprese di quel film continuava ad annotare idee ai margini della sceneggiatura, racconta che Toni Servillo temeva stesse cambiando i dialoghi del film nel corso delle riprese…

Quanto all’arcicattivo con la testa di coniglio (avete presente Donnie Darko?), Carrisi dice di averlo immaginato pensando all’infanzia, “quando ci sono stati due conigli che mi hanno terrorizzato: uno è quello di Alice nel paese delle meraviglie della Disney, un horror che mi ha rovinato l'infanzia. Un altro è Harvey (un film del 1950 diretto da Henry Koster, ndr). Quando ho detto ai produttori che volevo fare un film in cui il cattivo fosse un uomo con la testa di coniglio sono rimasti perplessi. Non era facile da accettare. Alla fine della prima proiezione, poi, i produttori erano scioccati e lo ero anche io. Spero che lo sia anche il pubblico".

'L'uomo del labirinto', Toni Servillo e Dustin Hoffman nel film di Donato Carrisi - trailer in anteprima


Sul fronte delle citazioni spiega che "c'è tutto il cinema che mi piace in questo film. Come quando scrivo penso a libri che vorrei leggere, così con i film penso a qualcosa che vorrei vedere al cinema. Qui volevo rievocare i grandi thriller anni '90: Il silenzio degli innocenti, Seven, I soliti sospetti, The Game. Poi quei tipo di film hanno smesso di farli, e le mie creature cinematografiche si nutrono di quei riferimenti”. Spiega perché, come secondo film, ha voluto trasporre il suo ultimo romanzo “era ancora vivo in me perché avevo paura che certe immagini mi sfuggissero dalla mente".