Mostra di Venezia, Jasmine Trinca debutta alla regia. "Per fare pace con mia madre mi è servito un film"

L'attrice passa dietro alla macchina da presa e presenta al Lido 'BMM - Being my mom', dedicato alla mamma scomparsa qualche anno fa. Protagonista Alba Rohrwacher

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Venezia - Jasmine Trinca alla Mostra di Venezia debutta da regista con un corto, BMM (Being my mom), dedicato alla madre scomparsa qualche anno fa. In un giorno d'estate, nella Roma deserta, una madre e una figlia camminano trascinando una grande valigia. Si cercano, si sfuggono, si scambiano i ruoli. Finché, in un gesto, si disvela l'epifania inaspettata di quell'amore. A incarnare la mamma è Alba Rohrwacher, che telefona durante l'incontro con la regista, sulla spiaggia dell'Excelsior, la voce raffreddata e triste, "vorrei essere lì. Jasmine ci ha portate nella sua memoria, ci siamo sentite protette dal suo sguardo e libere di esplorare. Eravamo sorelle di battaglia, ora lo siamo ancor di più". Ride, Jasmine, "abbiamo ribaltato un cliché, dovremmo essere rivali e siamo complici. Il corto è una forma di elaborazione, che passa dal sorriso, di tutta la mia vita. Alba è capace di unire profonda disperazione e aspetto clownesco, da Buster Keaton, una giocoliera del corpo e degli stati d'animo".

Nel corto la madre e la figlia si scambiano i ruoli.
"La mia visione del materno vuole liberare la madre dal cliché del ruolo. Tra le protagoniste c'è una tensione, una rivalità e anche un infinito amore verso questa madre, un'ammirazione e uno sguardo in cui mi riconosco. E anche se sono stata una figlia che ha contestato questa madre, sono felice di essere riuscita, anche se un po' in ritardo, a fare pace".

Il rapporto con sua nonna e sua madre sono stati fondanti.
"Nonna, la madre di mio padre, e mamma erano diverse. Con nonna c'è grande attaccamento, è un colosso già per come si pone nello spazio. Mia mamma era una figura esile, fragile. Una persona in difficoltà che è riuscita a crescermi lasciandomi la migliore eredità: il senso di assoluta dignità che lei aveva, pur non avendo nulla".

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Cosa le contestava?
"Il fatto di essere più libera di me. Fraintendendomi, ho pensato di essere io la madre di mia madre salvo poi capire che avevo preso una grossa toppa e il piccolo film è un modo per riconoscerle quello che ha fatto".

Cosa ha imparato come madre?
"Una trasmissione d'affetto concreta. Ricordo sempre il suo sguardo distratto ma il suo corpo mi ha abbracciato, cresciuto, nutrito. Questa trasmissione di carne è il segno più forte per me e vale anche con mia figlia Elsa. So che anche se sono piena di proclami - ricordati di essere libera, scegli la tua strada - c'è qualcosa di più immediato che è il corpo. Elsa ha deciso di venire, essermi vicino. E le piace stare qui, ha incontrato Cate Blanchett per sbaglio in ascensore, era fuori di sé. Sono venuta tante volte, ma stavolta tiro fuori il cuore".

Ci sono otto registe in gara.
"È una delle battaglie che abbiamo fatto con "Dissenso comune"".

È stata l'unica donna in programma al Festival della bellezza.
"La troupe del mio film è femminile al 95 per cento, è una scelta politica e un valore artistico aggiunto. Sul programma iniziale di Verona c'erano altre ospiti che non sono più andate. Certo, non deve passare l'idea che non ci sia in questo paese non solo un'attrice ma una grande pensatrice degna di essere ascoltata. Quest'anomalia è il sintomo di una condizione generale. Quando si scelgono le persone che devono guidare il paese si pensa che possa non esserci una donna. Ci possiamo interrogare su questo?".