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Mostra di Venezia, 'Nomadland' già veleggia verso gli Oscar

La recensione / Ultimi film in concorso. Quello diretto da Chloé Zhao, protagonista Frances McDormand con vari monologhi e pezzi di bravura. E 'In between dying' dall'Azerbaigian
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A coronare la serie di personaggi e interpreti femminili del festival arriva una delle più grandi attrici americane viventi, Frances McDormand, protagonista e produttrice di Nomadland, il film di Chloé Zhao. Già nei film precedenti narratrice di un’America marginale, la regista segue qui la vita di una donna del Nevada, che vive in un camper e lavora per Amazon, vagando col suo mezzo tra un contratto e l’altro.

Venezia 77, McDormand in 'Nomadland' commuove. Applausi



L’incontro fondamentale è con una comunità di vagabondi per scelta, che sostengono di incarnare lo spirito dei nuovi pionieri, e nel film si affaccia la retorica della frontiera, della scoperta di sé, che soverchia quella che poteva essere un’indagine precisa, concreta: insomma, a un ritratto dell’America di oggi si sostituisce l’epica e l’elegia, entrambe non nuove, del rapporto tra individ…
A coronare la serie di personaggi e interpreti femminili del festival arriva una delle più grandi attrici americane viventi, Frances McDormand, protagonista e produttrice di Nomadland, il film di Chloé Zhao. Già nei film precedenti narratrice di un’America marginale, la regista segue qui la vita di una donna del Nevada, che vive in un camper e lavora per Amazon, vagando col suo mezzo tra un contratto e l’altro.

Venezia 77, McDormand in 'Nomadland' commuove. Applausi



L’incontro fondamentale è con una comunità di vagabondi per scelta, che sostengono di incarnare lo spirito dei nuovi pionieri, e nel film si affaccia la retorica della frontiera, della scoperta di sé, che soverchia quella che poteva essere un’indagine precisa, concreta: insomma, a un ritratto dell’America di oggi si sostituisce l’epica e l’elegia, entrambe non nuove, del rapporto tra individuo, comunità e natura. Il tutto raccontato con abbondanza di momenti contemplativi, e allagato da musiche uggiose di Ludovico Einaudi, usate per riempire ogni vuoto. Ma il film è soprattutto un vehicle per McDormand, che si riserva vari monologhi e pezzi di bravura, e lavora con attori non professionisti secondo quella tecnica che, a proposito del neorealismo, un grande teorico definì amalgama. Ma l’effetto di realtà è limitato, perché il film è costruito astutamente, e probabilmente piacerà alla critica: c’è già chi lo vede veleggiare verso gli Oscar.

Peraltro, è curioso come anche l’altro film del concorso, In between dying, dell’Azerbaigian, sia un road movie, anzi un film di fuga, con un ragazzo inseguito dalla mafia locale dopo che lui ha ucciso un piccolo delinquente. Ma i ritmi non sono propriamente da noir americano, anzi ci si perde nelle nebbie e nei tempi morti, e il simbolismo si fa a volte pesante, anche se c’è una certa aria ruspante e un imprevisto senso dell’umorismo (sui generis, beninteso) fa capolino qua e là, come nel rapporto del protagonista con la madre.

VOTO
- Nomadland: 3 stelle su 5
- In between dying: 3 stelle su 5